La vacanza in Grecia? Te la paghi con Instagram


Il candidato ideale è qualcuno “che conosca come scattare foto affascinanti su Instagram e non è spaventato di sperimentare nuovi contesti e attività”. Non proprio un identikit proibitivo, a prima vista. È quello che la società Unforgettable Greece ha disegnato per la sua ultima operazione: un ottimo utente (e viaggiatore) di Instagram, in grado di sfornare contenuti di un certo livello, che trascorra nove giorni in giro per la Grecia. Con un solo incarico: documentare il suo viaggio attraverso post e storie sulla piattaforma videofotografica controllata da Facebook.
 
Ma come funziona, nel dettaglio, la proposta? Il o la fortunata utente prenderanno il controllo dell’account Instagram di Unforgettable Greece e verrà pagato 550 euro per questo. Non solo, la compagnia di viaggio si accollerà anche le spese del soggiorno in alcuni dei migliori alberghi del Paese e fornirà un Samsung S10, uno degli ultimi top di gamma del brand sudcoreano, per scattare le foto e girare i video, dispositico che gli o le rimarrà alla fine dell’esperienza. A meno che, ovviamente, il o la selezionata non disponga già di uno smartphone di ultima generazione con un comparto fotografico adeguato. La sorpresa, però, è un’altra: il viaggio vale sostanzialmente per due persone, visto che è possibile portarsi un amico.
 


La vacanza in Grecia? Te la paghi con Instagram

Dai panorami di Santorini alla storia di Atene passando per la scatenata movida di Mykonos e le infinite sfumature delle isole del Paese, spunti su come occupare quei 9 giorni di singolare vacanza certo non ne mancano. D’altronde la Grecia macina record turistici anno su anno: nel 2018 i visitatori sono stati 33 milioni (solo nel 2015 erano 26 milioni) e gli arrivi con aumentano di circa il 7% all’anno da molto tempo. L’obiettivo è 35 milioni di presenze per il 2020. Per candidarsi al concorso occorre caricare le proprie migliori foto di viaggio o aggiungere a quelle già online il tag @UnforgettableGreece e l’hashtag omonimo. Le candidature, che saranno valutate da una giuria, sono aperte fino al 15 novembre per un fenomeno che, sempre di più, sta prendendo piede ai quattro angoli d’Europa. Guinness, per esempio, ha lanciato il mese scorso una simile call per recensori ed esperti di birre che siano disponibili a “testare” i migliori bar di Dublino. Hotels.com, invece, è andata in cerca dei più acuti cani (e dei loro compagni umani) per dare un’occhiata ai migliori alberghi pet-friendly del mondo. Il tour greco si svolgerà ovviamente nell’estate del 2020.
 
“Vogliamo che qualcuno, che ha la passione per i viaggi e la fotografia, si unisca a noi – si legge nell’annuncio del particolare impiego – se riesci a srotolare i migliori hashtag di viaggio, se sei sempre alla ricerca di modi originali per catturare uno scatto panoramico e se sei capace di far sì che le persone tocchino due volte i tuoi scatti Instagram, desideriamo entrare in contatto con te”. Nello specifico, le tappe della vacanza saranno la capitale Atene, Mikonos, Santorini e Creta e fra le esperienze del tour di 9 giorni si leggono, oltre agli alloggi di lusso, i trasferimenti privati, la visita guidata e privata dell’Acropoli, il giro delle migliori spiagge di Mykonos in Jeep, un giro in barca a vela durante al tramonto a Santorini e lezioni private di cucina a Creta

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Carlo Verdelli
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Guardia e la riviera di San Francesco. Il fascino della Calabria occitana


Se le spiagge della riviera dei Cedri fanno sognare gli amanti della vacanza al mare, quest’angolo della Calabria racchiude, nei suoi borghi tesori, meno conosciuti, ma capaci di regalare emozioni quanto la sua costa. Un paesaggio, in provincia di Cosenza, parallelo e segreto, dove il tempo e le auto vanno a ritmo lento, soprattutto in autunno. «Guardai dalla mia finestra un paesaggio che era già dentro di me e sentii un’emozione che era già nel paesaggio». Lo dice lo scrittore argentino Eise Osman ed è la sensazione che si prova varcando l’arco d’ingresso di Guardia Piemontese. Un piccolo centro storico raccolto sul ciglio di un colle che guarda al mare (sorge a poco più di 500 metri sull’acqua), come una sentinella. Un tempo il paese si chiamava solo La Guardia, per la torre risalente all’anno 1000 che serviva a controllare il passaggio delle navi saracene che in quel periodo infestavano il Mediterraneo. Prese il nome di Piemontese quando i Valdesi dal Piemonte raggiunsero la Calabria per sfuggire alle persecuzioni: era la fine del 1200. Nei secoli la comunità è sempre rimasta ben ancorata alla propria identità etnica, e ha cercato in ogni modo di preservarla attraverso antiche tradizioni e mantenendo la lingua occitana, la lingua doc del Sud della Francia che si studia ancora nelle scuole elementari a Guardia Marina e che qui parlano tutti. Non meravigliatevi se ad accogliervi sentirete un “benvengut”, un benvenuto che alle vostre orecchie risuonerà un po’ strano.

E vi sembrerà di essere all’estero e non in Italia guardando i nomi delle vie che sono anche in occitano. A spiegarvi la storia, con passione e amore per il territorio, è Sandra, una delle guide del “Centro Culturale Gian Luigi Pascale”, un museo che parte dalle origini dei primi sbarchi dei valdesi di lingua occitana nei porti di Paola e Cetraro (XIII secolo) costretti a fuggire dalle loro terre d’origine per l’intolleranza cattolica sempre più incalzante e violenta. «Favoriti dalla loro parlata, che li isolava e proteggeva, continuarono a professare la loro fede valdese, ma con estrema prudenza per non provocare la reazione dei cattolici locali», racconta la giovane. «Essi continuarono a tenere contatti con le loro valli d’origine tramite i “barba” – parola che significa “zio” e che ancora usiamo – predicatori itineranti che, spacciandosi per artigiani e mercanti, con la Bibbia nascosta sotto le vesti, continuavano a diffondere il loro credo religioso». Nonostante la discrezione e la prudenza di queste genti, la loro storia si concluse nel giugno del 1561 con un terribile massacro. In quell’anno, la Chiesa cattolica condannò a morte migliaia di innocenti nel paese, con l’accusa di eresia, donne e bambini inclusi. Oggi, in memoria di quell’antico eccidio è rimasta la porta d’ingresso, da allora chiamata “la porta del sangue”. Si dice che fu così tanto il sangue versato che i vicoli fino alla porta si tinsero di rosso. Seguendo le strade acciottolate, mentre i gatti sonnecchiano vicino alle porte antiche, caratterizzate da spioncini per il controllo, si respirano ancora le atmosfere del tempo. Le viuzze strette e silenziose tra scalette e ballatoi, le case addossate le une alle altre che sembrano essere state costruite per proteggersi, per comunicare facilmente, per far fronte comune contro qualsiasi pericolo esterno. Nel centro culturale si possono ammirare anche gli abiti che un tempo indossavano le donne: quello giornaliero, da festa e quello da sposa. Si differenziavano per i tessuti. Pizzi preziosi, trame e nastri d’oro per l’abito da nozze, velluto resistente per quello giornaliero. Particolare il copricapo chiamato “Penalh”, penaglio, e il grembiule detto “foddile”.

Al di sotto, vi è anche un piccolo laboratorio artigianale. Alcune donne del paese hanno ripreso la tradizione e li realizzano a telaio e a mano. Una ricchezza umana e culturale che si aggiunge, dunque, a quella già sconfinata della natura circostante. Di fronte, infatti, una piazzetta apre uno scorcio di ineguagliabile bellezza sul blu del cielo e del mare, un balcone da cui affacciarsi per riempire gli occhi di meraviglie e far vagare lo sguardo fino alle Eolie e Capo Palinuro e sul verde dei boschi che sfuma nell’oro e nei rossi ottobrini.


Guardia e la riviera di San Francesco. Il fascino della Calabria occitana

Terrazza. Fiumefreddo Bruzio

Quando si ritorna sulla strada principale si è accolti da un cartello con su scritto: Terme Luigiane, fonte di perenne giovinezza. E si deve tornare a molti anni indietro per capirne la ragione. Sono la più antica e conosciuta stazione di cura della Calabria (fu il medico napoletano Giovanni Pagano a dare il nome di Luigiane in segno di ringraziamento verso il Principe Luigi Carlo di Borbone che gli concedette il patrocinio per la sua ricerca sulle proprietà terapeutiche di queste acque), e si trovano tra il territorio di Acquappesa e Guardia Piemontese. La fama del potere curativo di queste acque (le più ricche di zolfo in Europa) è confermata persino da Plinio il Vecchio, mentre il primo documento che ne testimonia l’uso terapeutico è una lettera del 1446, firmata da San Francesco da Paola (a poca distanza c’è il santuario, meta di numerosi fedeli). Illustri medici come Gauthier, De Voto, Messini, Frugoni ne hanno attestato l’eccezionale efficacia terapeutica, riportata in numerosi trattati e testi universitari. Aperte stagionalmente fino a metà novembre, propongono anche trattamenti esclusivi come la Ionoforesi con le alghe bianche termali: lo zolfo contenuto nelle acque termali è introdotto nell’organismo attraverso la pelle usando una particolare corrente elettrica. I benefici? Aiutano a combattere le malattie reumatiche, perfetti per la stagione fredda. Da qui si può raggiungere, e merita la deviazione, lo scoglio della Regina, già noto come Petra Majura, dalla forte carica evocativa. Qui il mare lascia emergere dall’acqua un prezioso dono della natura che spicca in alto, quasi ad accarezzare il cielo, pronto a separare le spiagge dell’Intavolata e Acquappesa, a Nord, da quelle di Guardia Piemontese Marina a Sud. Diverse le leggende collegate. Si racconta che un Re, caduto sotto incantesimo, non fosse mai soddisfatto delle sue vittorie. Questa sua inquietudine lo portò a  partire per un’altra battaglia ma giurò alla moglie che sarebbe stata l’ultima.

Prima di partire le disse di guardare verso l’orizzonte perché il suo ritorno sarebbe stato anticipato da una luce rossa nel cielo. Un giorno la sovrana, si arrampicò sullo scoglio per vedere meglio, ma perse l’equilibrio e scomparve tra le onde. Si dice che al tramonto gli spiriti della coppia reale s’incontrino e le loro anime felici riescano a placare il mare più tumultuoso. La strada che porta verso Lamezia (e quindi l’aeroporto), non si misura in chilometri ma in emozioni, ed è costeggiando il mare cristallino (questa parte della riviera Tirrenica è detta di San Francesco) che si arriva a San Lucido, la cui posizione fa già metà della sua bellezza: “posato su un colle luminoso, tanto che guarda il sole che sorge e tramonta”. Si gira nel silenzio che avvolge, affascina e quasi stordisce. I contrasti dei colori, gli scorci che si aprono all’improvviso, il digradare dell’azzurro del mare in lontananza, sono un invito a godere di un angolo di mondo che sfugge a ogni mondanità. Alzate lo sguardo anche verso le mura, per notare le numerose maschere che le adornano (realizzate dall’artista locale Marilena Malito). Rappresentano i volti dei saraceni che hanno invaso e dominato la zona. E ai saraceni sono legate anche due vicoli: via Donna Poppa e via Donna Vienna. Si tratta di due giovani che al tempo dell’invasione di questi arabi preferirono togliersi la vita, piuttosto che donarsi a loro o sposarli senza amore. Tra le tante curiosità ci sono la scalinata e la statua dell’amore. Si dice che scattarsi un selfie con lo sfondo di queste due opere garantisce amore duraturo per la coppia. Anche se il set per eccellenza per immagini memorabili è quello con vicino la statua di Cilla, dello scultore Salvatore Plastina, che domina lo scenario costiero. Chi era Cilla? Una donna che amò molto e attese invano il suo Tuturo, un marinaio che dopo una battuta di pesca non fece più ritorno a casa.

La scoperta dei paesi porta, infine, a Fiumefreddo Bruzio (Jiumifriddu nel dialetto locale), inserito nell’elenco dei borghi più belli d’Italia, poco battuto dal turismo di massa, ma che non smette mai di riservare sorprese per chi cerca l’autenticità e la semplicità. Una tappa in questo lembo d’Italia è un’esperienza che non si dimentica. Nella chiesa Matrice, vicino l’altare maggiore, si può ammirare l’opera del Solimena, il Miracolo di San Nicola di Bari, il cui è rappresentato San Nicola nell’atto di resuscitare un fanciullo di nome Basilio. È questo uno dei dipinti più belli del Barocco italiano. Famose qui anche le opere di Salvatore Fiume che nel periodo in cui risiedette in paese (dal 1975 al 1996) ne ha realizzate diverse e le ha donate alla comunità. Se amate l’arte presepiale, fate una sosta in via Manzoni. Si trova una bottega che è una sorta di “Natale in Casa Cupiello”, solo che al posto dei Cupiello c’è la famiglia Spina (Enzo che prosegue la tradizione di suo padre Attilio). La rappresentazione della Natività è una vera opere d’arte che riflette il paese in scala con i particolari minuziosi, pastori in argilla, scale, case, curate in ogni dettaglio, come anche i personaggi alle prese con gli antichi mestieri.

La terrazza panoramica, Largo Torretta con la luce che cambia di minuto in minuto, non può non catturarvi. Aveva ragione Guido Piovene, quando nel suo Viaggio in Italia raccontava della Calabria come una regione di una bellezza prepotente.
 



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Testare i letti nelle suite, fare il tassista al Polo. I lavori più curiosi nell’industria del turismo


Domani, 27 settembre, si celebra il World Tourism Day, la giornata mondiale del turismo organizzata dalla World Tourism Organization che quest’anno sarà dedicata interamente al lavoro nel settore dell’hospitality. In questo mondo si assiste sempre di più alla nascita, accanto alle professioni “tradizionali”, di altre nuove e sempre più insolite: tra le più gettonate dagli italiani che avrebbero voglia di cambiare lavoro spicca il tester per il comfort dei letti nei luxury hotel (44%), seguito dal travel blogger (39%), e dal guardiano di un’isola deserta tropicale (35%).  A rivelarlo è Volagratis.com che, per celebrare la giornata, è andato alla ricerca dei più particolari lavori nel settore del turismo: dal personaggio Disney nei parchi divertimento al tassista in Antartide, passando per l’insegnante di surf per cani in California

Trasformarsi in un personaggio del mondo Disney


Testare i letti nelle suite, fare il tassista al Polo. I lavori più curiosi nell'industria del turismo

I sogni d’infanzia possono diventare realtà: trasformarsi almeno una volta nella vita in Ariel, Biancaneve, il Principe Azzurro o Peter Pan. A Disneyland Paris, nella capitale francese, e a Disney World, a Orlando, in Florida è possibile diventare animatori e attori e vestire i panni del proprio personaggio preferito. Gulp!

Bed Warmer


Testare i letti nelle suite, fare il tassista al Polo. I lavori più curiosi nell'industria del turismo

Capita a tutti di desiderare intensamente il momento in cui ci si tuffa sotto le coperte, ma in inverno non sempre la temperatura del proprio letto è quella desiderata. Per evitare di utilizzare coperte elettriche, alcune catene inglesi di hotel, in particolare nelle aree di Londra e Manchester, hanno deciso di assumere i “bed warmer”, degli scalda-letto umani a disposizione di ospiti più freddolosi.
 

Tassista… in Antartide


Testare i letti nelle suite, fare il tassista al Polo. I lavori più curiosi nell'industria del turismo

Nella terra del ghiaccio non ci sono le strade a cui siamo abituati ma i numerosi ricercatori che partecipano alle spedizioni scientifiche hanno ugualmente bisogno di un trasporto, per non parlare dei coraggiosi turisti che si avventurano all’estremo Sud del nostro pianeta: esistono i tassisti anche in Antartide, sicuramente meno stressati per il traffico.

Dog Surfing Coach


Testare i letti nelle suite, fare il tassista al Polo. I lavori più curiosi nell'industria del turismo

California: terra di onde, sabbia e sole, un paradiso per gli amanti del surf. A San Diego, è comparsa la figura del dog surfing coach: l’istruttore di surf per cani. L’insolita idea sembra aver preso piede e oggi non è troppo strano vedere cani di ogni dimensione provare a domare le onde.
 

Suonatore di cornamusa


Testare i letti nelle suite, fare il tassista al Polo. I lavori più curiosi nell'industria del turismo

Non vi è musica e danza scozzese che non sia accompagnata da una cornamusa. Pare, però, che sia uno degli strumenti più difficili da maneggiare ed è proprio per questo che i suonatori scarseggiano. Attraverso lezioni e corsi, però, si può imparare quest’arte  dedicandosi ad un’insolita esperienza lavorativa tra castelli, piazze e teatri. Per concedersi un anno sabbatico sui generis.

Hotel Falconer


Testare i letti nelle suite, fare il tassista al Polo. I lavori più curiosi nell'industria del turismo

La falconeria è un’arte antichissima: un tempo veniva praticata principalmente per la caccia, oggi viene messa in scena durante spettacoli come nel caso di Abu Dhabi, per regalare un’esperienza insolita agli ospiti dei migliori alberghi dell’Emirato. Una curiosa attività lavorativa da vivere con i piedi immersi nella sabbia del deserto.
 

Custode di un’isola deserta


Testare i letti nelle suite, fare il tassista al Polo. I lavori più curiosi nell'industria del turismo

In Australia, Scozia e Galles si cercano persone che non soffrano la solitudine ma abbiano, al contrario, il desiderio di prendersi cura di un’isola deserta. Le mansioni sono le più disparate: manutentore del faro, operatore turistico, addetto al controllo della fauna e della flora. Insomma, niente paura: non c’è da annoiarsi.

Tester per il comfort dei letti nei luxury hotel


Testare i letti nelle suite, fare il tassista al Polo. I lavori più curiosi nell'industria del turismo

La customer experience è la priorità per i luxury hotel. Per offrire un servizio impeccabile, alcune delle più importanti catene e aziende sono quindi costantemente alla ricerca di tester di letti, che, in tutto il mondo, si mettano a disposizione per provare e giudicare la miglior opzione di comfort. Sogni (anzi lavori) d’oro.
 

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Metropoli sicure. Asia regina, poi Amsterdam e la Scandinavia. Italia a centro classifica


Templi tra i grattacieli, pulizia, ordine, grandi parchi verdi e viali alla moda. Caotica, psichedelica, pop e al tempo stessa spirituale, Tokyo è una città dalle mille anime, una megalopoli piena di contrasti, dove gheisce e cyber-cafè convivono pacificamente, con quartieri futuristici pieni di led e insegne giganti, e antichi ryokan dove il tempo sembra essersi fermato.

Tra le tante qualità che la capitale giapponese offre a turisti e residenti, ora c’è un vantaggio in più: Tokyo è la città più sicura del mondo. Uno di quei posti perfetti sotto tanti punti di vista, dai servizi sanitari eccellenti ai trasporti pubblici, dai piani di emergenza dopo le catastrofi alla preparazione sulla sicurezza informatica. A incoronarla la città più sicura al mondo è il Safe Cities Index stilato dall’Economist Intelligence Unit (EIU), che ha messo la città giapponese al primo posto, davanti a Singapore e Osaka. L’indice, che per stilare la classifica valuta valori come le infrastrutture, il controllo per le strade, la qualità delle cure sanitarie, la quantità di pericoli e violenza di ogni paese, assegna all’Asia quindi il podio. Ma l’Europa non manca. Al quarto posto infatti sfila a sorpresa Amsterdam, grazie alla sua capacità di mantenere l’ordine cittadino, seguita da un’altra grande metropoli, Sydney, che, nonostante le dimensioni, si dimostra una meta tranquilla. Non sorprende invece il Canada, in lista al sesto posto con Toronto, più volte citato dagli esperti di rating come paese esemplare, migliore dell’americana Washington DC (settima) che a sua volta supera la tanto ammirata Copenaghen all’ottavo posto (nominata ogni anno come la città più felice al mondo).

Torniamo in Asia per Seoul, che si guadagna il nono posto grazie a ingegnose infrastrutture, come la strepitosa Seoullo 7017, innovativo parco progettato dallo studio olandese MVRDV, che strizza l’occhio all’High Line newyorkese trasformando un lungo tratto stradale dismesso in un’oasi verde dove si cammina tra fiori,  24.000 alberi e piante di 228 specie diverse. Quindi ancora l’Australia, con Melbourne, in decima.

“Nonostante l’Europa sia la migliore quanto a strutture sanitarie, è molto indietro nel campo della sicurezza digitale e innovazioni verdi”, motivano gli esperti dell’Economist Intelligence Unit. Non tutto è perduto però. E al Vecchio Continente restano comunque in classifica quattro città, tra la decima e la ventesima posizione. A partire da Stoccolma, che segue l’undicesima Chicago, sfilando alla frizzante San Francisco il dodicesimo posto.

Londra batte New York, e si classifica 14esima, subito prima della Grande Mela. Con telecamere a ogni angolo e controlli all’avanguardia, la capitale inglese ha fatto grandi passi avanti in termini di sicurezza. Ma non è solo questo a renderla tra le venti città più sicure al mondo. Londra ha investito anche in infrastrutture e sostenibilità: lo dimostra il suo ultimo progetto, il Tide, sulla Greenwich Peninsula, immenso parco sopraelevato progettato da Diller Scofidio + Renfro, che offre tranquilli sentieri a piedi o in bici.


Metropoli sicure. Asia regina, poi Amsterdam e la Scandinavia. Italia a centro classifica

Singapore. A sinistra l’ArtScience Museum

Le ultime cinque posizioni vedono classificarsi ancora l’Europa, con la tedesca Francoforte (numero 16). La megalopoli caotica per eccellenza, Los Angeles, risulta una meta più sicura della neozelandese Wellington (al 18esimo posto) e di Zurigo (al numero 19). La ventesima è Hong Kong, che, nonostante sia una metropoli all’avanguardia e cosmopolita, ha ancora molta strada da fare.

Tra le venti mete più sicure al mondo l’Italia non c’è. Per trovare una delle nostre città dobbiamo scendere fino al 29esimo posto, dove sfilano Milano e Roma (rispettivamente al 29esimo e 30esimo), precedute da due destinazioni mediorientali, Dubai e Abu Dhabi.

Le città meno sicure sono Caracas, Yangon, Karachi, Dhaka, in Bangladesh, e, sessantesima, Lagos, in Nigeria. “La ricchezza non è un indice di sicurezza”, spiegano il rapporto dell’Economist Intelligence Unit, “ma purtroppo sono le metropoli dei Paesi in via di sviluppo a risultare le più rischiose dove viaggiare o vivere”.



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Backpackers, ecco i Paesi migliori per viaggiare zaino in spalla


In vetta ci sono Finlandia, Danimarca e Canada. Che certo di paesaggi mozzafiato da gustare zaino in spalla, nel pieno di un lungo viaggio senza biglietto di ritorno, ne hanno da offrire a bizzeffe. Ma nella top ten c’è tanta vecchia Europa: si va dalla Repubblica Ceca alla quarta piazza alla Svezia che segue, dando così incredibile centralità alla selvaggia Scandinavia, fino al sesto posto dell’Olanda e al settimo dell’Austria. Chiudono questa particolare classifica, quella delle migliori mete per i backpacker duri e puri, Emirati Arabi, Australia e Singapore.
 
A stilarla è stata la piattaforma australiana Globehunters.com, fra i punti di riferimento per il settore di chi ama viaggiare in modo avventuroso ed economico, alla ricerca di esperienze uniche ma non senza la voglia di concedersi qualche lusso di tanto in tanto. Per farlo occorre trovare Paesi che agevolino questa modalità di viaggio, faticosa ma di grande soddisfazione e libertà. Che poi, spesso, coincide molto con il proprio stile di vita anche a casa. Il ranking mette insieme quasi 80 Paesi – gli ultimi in classifica sono Nigeria, Tanzania e Uganda – ma l’aspetto divertente, e più utile, è la tipologia di parametri presi in considerazione.
 
Ricalibrando la classifica secondo questi elementi, infatti, le posizioni possono mutare. E anche di molto. C’è per esempio l’“happiness score”, l’indice di felicità, che ad esempio fa fare un balzo nelle prime posizioni alla Svizzera (altrimenti 29esima) e al Costa Rica (21esimo). Oppure l’indice della sicurezza, molto importante per chi spesso viaggia in solitaria: nessun problema a Singapore, Svizzera e Giappone, massima attenzione invece in Venezuela, Colombia, Sudafrica, Nigeria e Ucraina. O ancora l’indicatore del costo della vita, parametro centrale per un viaggio spesso di medio-lungo periodo e il più possibile low-cost: i Paesi dove occorre il budget più basso sono Pakistan, Tunisia, India e Venezuela, i più cari (senza troppe sorprese), Svizzera, Giappone e Danimarca seguiti da Corea del Sud, Irlanda e Francia.
 

Ma la classifca di Globehunter.com prende in considerazione anche la diffusione di internet con connessioni casalinghe e mobili (ma di generazione 3G). Nel primo caso, la massima diffusione al 99,9% si trova in Corea del Sud, Kuwait (99,7%) ed Emirati Arabi (96,9%) seguiti da Giappone, Olanda e Qatar. Difficile collegarsi, invece, in Tanzania – dove la connettività casalinga tocca poco più dell’8% delle abitazioni – Uganda (8,9%) e Bangladesh (14,5%).
 
Va meglio con le reti 3G, comunque di vecchio standard, che vedono l’Italia sul podio al 100% con Colombia e Polonia e a dire il vero un nutrito gruppo di Paesi alla massima copertura, dal Belgio a Taiwan. Male, ma comunque su percentuali più confortanti rispetto alle connessioni fisse, in Namibia (53%), Nigeria (54%), Nepal (54,1%) e perfino in Russia col 77%. Le percentuali sono infine più elevate per le reti elettriche in città (sopra l’80% in quasi tutti i Paesi considerati tranne che in Uganda, 23,3%, Tanzania, Namibia, Myanmar e Nigeria) e in campagna. In questo caso i Paesi sotto la soglia di collegamenti sotto la soglia dell’80% sono un po’ di più e ci sono anche destinazioni molto apprezzate, dal Kenya alla Cambogia.
 


Backpackers, ecco i Paesi migliori per viaggiare zaino in spalla

I diversi parametri sono stati presi da fonti piuttosto rispettabili. L’indice di felicità, per esempio, è ricavato dal World Happiness Index. Quello di sicurezza, invece, dal Peace Index e in particolare dalla voce “Societal Safety”. E se le soglie dei collegamenti a internet sono attinte dall’Inclusive Internet Index il costo della vita è fornito dal Cost of living Index di Numbeo. Sono evidentemente cifre difformi fra loro, è naturale, ma che comunque contribuiscono a dare un quadro chiaro di come e dove mettersi in viaggio con lo zaino stracolmo.
 
E l’Italia come ne esce? In fondo, non troppo male. Anche se con delle ombre. Se infatti nella posizione assoluta occupa il 36esimo posto, dunque staziona anche se di poco nella parte alta del ranking, guadagna posizioni per quanto riguarda la felicità (31esima) e ne perde per la sicurezza (45esima, dietro a Paesi come Giordania e Uruguay) ma fa un salto di diverse caselle per il costo della vita contenuto (16esima piazza). Contrastante il dato sulla connettività che ci mette al 37esimo posto per i collegamenti casalinghi (qualcuno si ricorda il “digital divide” nelle zone a scarso interesse di mercato?) e appunto al vertice per la copertura mobile, tradizionalmente molto forte nel nostro Paese. Nessun problema, ovviamente, per l’elettricità né nelle città né nelle zone rurali.
 
 
 
 

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L’Atlantico come cura per ritrovarsi. Viaggio nelle sperdute Azzorre


C’è una scritta sulla fusoliera dell’aereo che ti porta in mezzo al blu: “L’Atlantico e tu”. E’ azzeccata in pieno. Ad ogni passo fra gli azzurri corridoi di ortensie di Faial, ogni nuotata all’ombra della montagna di Pico, ogni coda di capodoglio immerso al largo di Sao Jorge, si inspira forte il legame fra io e natura. E poi si espira l’oceano. 

La magia delle Azzorre, nove isole europee battenti bandiera portoghese piazzate a metà fra l’America e l’Europa, è racchiusa nei colori, i vulcani, le casette bianche delle piccole “faja” circondate dai pascoli,  paesaggi ancora selvaggi che gli azzorriani preservano con infinita cura. 

Negli ultimi cinque anni, anche nell’arcipelago più a ovest d’Europa spesso dimenticato da mappe e confini, il turismo sta crescendo a vista d’occhio. Ad eccezione di Sao Miguel, l’isola più grande che ospita il capoluogo Ponte Delgada, la maggior parte delle nove sorelle ancora non vive di turismo e nemmeno, confessano gli abitanti, lo vorrebbe. “Speriamo non arrivino troppi voli low cost, oppure rischiamo di rovinare questo patrimonio” è il mantra che ripetono gli anziani al bar.
Per ora, a preservare questo straordinario tesoro naturale, c’è la distanza: le Azzorre non sono semplicissime da raggiungere e nemmeno economiche da girare. 

COME E QUANDO – Dall’Italia serve uno scalo, a Lisbona o Porto, per poi arrivare in un paio d’ore su una delle isole principali. L’estate è il mese ideale per goderne il clima. Sono divise a gruppetti: ci sono quelle orientali, come Sao Miguel e Santa Maria, dove i viaggiatori europei accorrono in massa grazie a qualche volo diretto da Germania o Inghilterra. Le centrali, composte dal triangolo magico per l’avvistamento di balene, quello fra Faial, Pico e Sao Jorge a cui si uniscono un po’ più a nord  ovest Terceira e Graciosa, e infine le remote e selvagge Flores e Corvo (su quest’ultima vivono appena 400 persone). Ogni isola è un mondo a sé. 
Tutte offrono a chi le visita la sfrontatezza e la bellezza dell’Atlantico, delle sue correnti e il suo clima. Mentre da noi regna il solleone grazie all'”anticliclone delle Azzorre”, nelle isole anche d’estate il tempo può cambiare in un attimo, come se fosse una Islanda ma con una ventina di gradi sempre garantiti. Ma ci vuol poco:   costume da bagno, k-way e un paio di scarpe da trekking sempre dietro trasformano ogni giornata in avventura. 

COSA FARE – Perché le Azzorre sono questo: natura e sport, paesaggi lunari ed enormi crateri, mulini e corridoi infiniti di fiori e sullo sfondo un mare dove saltano delfini e capodogli, perfino orche se avete la fortuna di incontrarle.
Qui – a parte durante i grandi festival come la “Semana do Mar” – le notti scorrono tranquille coccolate dal vento e il canto degli uccelli. Di giorno i turisti passano ore ad esplorare il cratere di Sete Cidades oppure a farsi il bagno nell’acqua “caliente” delle  “furnas” (tutte attrazioni principali di Sao Miguel) o ancora a camminare fino a Praia Formosa (Santa Maria) o scoprire l’Algar do Carvão, tunnel lavico all’interno della Caldeira de Guillerme Muniz (a Terceira).

Che sia in bicicletta, a cavallo o camminando, a trekking finito la sera ci si ritrova in qualche “tasca”, ristorantini dove bersi una biretta a un euro, oppure un caffè a 0.60 cent, magari degustando formaggi sublimi e ben stagionati come quello di Sao Jorge con un bicchiere di vino “vulcanico” prodotto dalle viti di Pico. Se mangiare e bere è decisamente economico, non lo è spostarsi.
I mezzi pubblici sono pochi e i taxi cari: conviene affittare un auto o uno scooter, ma va fatto con largo anticipo. Anche muoversi fra le isole è un salasso: se non si prenota prima per tratte di appena 20 minuti con la Sata Airlines si pagano più di 80 euro. L’ideale, per chi ha poco tempo, è dunque scegliere una zona dove ci si possa muovere da un’isola all’altra in traghetto: il triangolo Pico-Faial-San Jorge è alla portata di tutte le tasche. 

TRIANGOLO MAGICO – Pico offre una montagna che da sola vale il viaggio: un vulcano scalabile in tre ore alto più di 2300 metri (è il monte più alto del Portogallo) dove a volte, la sera, la luna si “deposita” per una foto da cartolina. E’ l’isola dei vini e delle grotte, della tranquillità e le piscine naturali dove nuotare in sicurezza.
Alle sue spalle c’è Faial, l’isola azzurra. Qui puoi passeggiare fra le nuvole mentre percorri a piedi la Caldeira, dalla quale si può scendere in bici senza pedalare nemmeno una volta fino alla città. Oppure osservare un infinito tramonto da Capelhino, una montagna che a causa delle eurzioni vulcaniche sottomarine si è formata appena una sessantina di anni fa.
A Faial quando piove, nella città di Horta, la gente si raduna nel bar più famoso di tutto l’Atlantico, il Peter Cafè, in piedi dal 1918. E’ il bar dei marinai, lo è davvero. E’ davanti alla “marina” di Horta, nota in tutto il mondo: lì approdano i naviganti che attraversano l’Atlantico, avventurieri che dopo mesi di mare celebrano la traversata dipingendo con scritte e bandiere il lungomare del porto. Dentro al Peter, fra un “gin do mar” e la musica sempre accesa, si leggono i messaggi dei velisti giramondo. Roba tipo: “Cerco equipaggio per tornare ai Caraibi” oppure “Chi viene in Francia in barca mercoledì?”. E’ un luogo che non cambia, sospeso nel tempo, dove tutti parlano con tutti. E ognuno ha una storia da raccontare.


L'Atlantico come cura per ritrovarsi. Viaggio nelle sperdute Azzorre

Delfino al largo di Pico

I CAPODOGLI – Lì fuori ci sono le agenzie di whale watching, esperienza che richiama alle Azzorre migliaia di visitatori. Da Fail e da Pico barche e gommoni con a bordo esperti biologi marini per una sessantina di euro accompagnano per tre ore i turisti in mare appena ricevono il segnale dai “vigia de baleia”. Sulle colline o i monti come quello “Da Guia”, uomini armati di binocolo sorvegliano il mare: al primo spruzzo avvertono il porto e le navi da whale watching salpano. Così si avvistano facilmente meravigliosi capodogli, balene, delfini che danzano intorno alle navi, grampi, zifi e decine di altre specie. Nel frattempo, in alto mare, altri turisti si dedicano alla costosa pesca del marlin: specialità che richiama pescatori da tutto il globo. 

FUORI DAL TEMPO – Se Pico e Faial sono fra le più frequentate, Sao Jorge resta una isola lunga e alta che regala – come Flores e Corvo – emozioni selvagge. Una di queste è la visita alla Faja da Caldeira de Santo Cristo, minuscolo paesino di poche anime sospeso nel tempo. Ci si arriva soltanto a piedi dopo un’ ora di cammino, oppure pagando un trasporto su un quod. E’ magico: onde da surf si scagliano contro le rocce che proteggono una piccola laguna interna ideale per nuotare o fare sup. Tutt’attorno l’altissima costa brulica di verde e di uccelli, mentre fra le stradine circondate da ortensie e aloe e difficilmente incontrerete qualcuno, forse qualche gatto. 
 
C’è un solo bar-ristorante, una chiesetta, poche case e una surf house dove dormire e soprattutto niente elettricità la notte e niente segnale del telefono. E’ il posto ideale per staccare da tutto, sedersi su una veranda e fissare l’oceano: soltanto l’Atlantico e tu.



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In viaggio senza figli: ecco Tempted, la piattaforma “children free”


Una piattaforma specializzata nei viaggi senza bambini. Dedicata a chi, per esempio dopo una lunga vacanza con i propri figli, volesse concedersi un’esperienza per così dire più isolata e tranquilla, con la garanzia che anche gli altri ospiti o partecipanti non saranno accompagnati dai propri pargoli. Ma anche a chi apprezzi tout court proposte più tagliate su lusso, sport, relax, esperienze gastronomiche di livello, motori. Sempre in compagnia del o della propria partner ma rigorosamente “children free”, come si dice con una formula forse un po’ dura ma molto chiara. Questa la scommessa dell’imprenditrice francese Mariam Bulin-Diarra, già vicepresidente di TourMega e in forze a State Farms, Symantec, Vedior Group/Randstad, che ha appena lanciato a San Francisco una nuova creatura: si chiama Tempted ed è, appunto, riservata a un pubblico di soli adulti.
 
Tempted è la prima piattaforma di viaggi interamente dedicata all’ospitalità e alle attività senza bambini né adolescenti. “Si tratta di una startup hi-tech di viaggi che si focalizza nelle vacanze senza figli in alcuni dei migliori hotel, resort e ristoranti nelle più belle destinazioni del mondo” ha spiegato Bulin-Diarra al lancio della società, che ha sede a San Francisco. Le opzioni sono davvero molte, l’offerta è molto ampia e destinata ad arricchirsi anche in virtù degli accordi già sottoscritti con molte piattaforme partner come Booking.com, TripAdvisor, Get Your Guide, Klook e Orbitz. Tanto per rimanere alla prima, significa a vere a disposizione quasi 30 milioni di alloggi dove dormire, oppure 200mila esperienze e attività di viaggio da vivere con Get Your Guide e pacchetti pronti con Orbitz. Si va dai tour enogastronomici di Parigi a quelli a piedi di Frisco fino ai ritiri Mma in Thailandia, per imparare a lottare, o ai test drive con le Ferrari in Italia.
 


In viaggio senza figli: ecco Tempted, la piattaforma “children free”

“Siamo orgogliosi di presentare anche una speciale sezione, Pride, dedicata ai viaggiatori Lgbt” ha aggiunto la fondatrice, che ovviamente ha incluso nell’offerta della piattaforma anche qualcosa di più piccante, in un catalogo davvero molto ampio. A quanto pare arriveranno anche altre partnership: sia con altri operatori specializzati in tour e attività sempre più originali – le persone vogliono ormai esperienze, dalle vacanze – ma anche colossi come Airbnb e Uber. Il mondo dei viaggi è ormai un mosaico di nicchie, più o meno popolose, e l’offerta si ritaglia in base alle esigenze di una domanda sempre più personalizzata.
 
Ma perché una piattaforma per viaggiare senza i bambini? “Nel mercato del turismo attuale la maggior parte dei siti è progettata per le famiglie e spesso non dispongono di sezioni riservate o filtri adeguati a selezionare alloggi, esperienze e ristoranti solo per adulti” spiega Bulin-Diarra. Insomma, per quanto possa apparire una scelta bizzarra, e per alcuni impossibile perché non si separerebbero mai dai propri figli, si tratta di fatto del frutto di un attento studio del settore sotto l’aspetto digitale. “Ho avuto l’ispirazione quando ho ospitato due viaggiatori canadesi tramite Airbnb nella mia casa di San Francisco: non andavano in vacanza dal loro matrimonio, dieci anni prima, visto che avevano avuto tre figli. Molto bello ma tutto ciò che volevano in quel periodo era divertirsi per dieci giorni senza essere padre e madre” ha aggiunto. Fra l’altro, un po’ come Airbnb, anche Tempted – oltre alle strutture acquisite attraverso gli accordi con i partner – è aperta alle offerte di ospitalità dei privati. Vale a dire che chiunque disponga di stanze o proprietà di livello può offrirle sul sito, così come chi organizza tour o altri tipi di esperienze. Sempre senza under 18 nei dintorni.
 
 

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Scandola. Il gioiello corso invaso dai turisti. A rimetterci è il falco pescatore


Tanto bella quanto fragile. A nord ovest della Corsica, fra meravigliose falesie e acque turchesi circondate dal verde, la riserva naturale di Scandola lancia – secondo biologi e ambientalisti – una richiesta d’aiuto. Il problema è il numero di turisti che la visitano ogni anno: 3 milioni, il 75% di questi d’estate.  Ogni giorno nei mesi più caldi la riserva accoglie turisti con una crescita esponenziale che, avvertono i francesi, sta facendo scattare un campanello d’allarme per il futuro del delicato ecosistema di questo paradiso. 
 
Dal 1975 questa riserva è stata infatti dichiarata patrimonio mondiale dell’Unesco anche per cercare di proteggere un uccello particolare, il falco pescatore, specie a rischio che nidifica proprio sulle scogliere di Scandola. Da quando nella riserva è aumentato il numero di turisti, racconta un recente report della Afp, le nascite di nuovi falchi si sono ridotte al minimo. Non solo: le barche che attraversano le acque cristalline con a bordo italiani, francesi, spagnoli ma anche russi e tedeschi sempre più presenti nell’area, rischiano di impattare sulla crescita della posidonia e delle alghe marine, fondamentali per gli equilibri della vita.

Da quasi quarantacinque anni la riserva naturale e area marina protetta è un sogno raggiungibile solo in barca, grazie a gite che partono dalla piccola Marine di Porto e in circa 40 minuti raggiungono l’area circondata dalle rosse scogliere. Una volta arrivati a bordo dei gommoni, i turisti possono godere le bellezze di “una riserva gioiello per la Corsica e per l’intero Mediterraneo, ma dove ora sta lampeggiando una luce rossa d’allarme” sostiene il biologo marino Charles-Francois Boudouresque, che spiega come flora e fauna, dalle alghe sino al falco pescatore ed alcune specie di pesci, soffrano per la presenza impattante dei visitatori. La stagione turistica coincide infatti “con la stagione degli amori dei falchi pescatori” spiega Boudouresque, professore del Mediterranean Institute of Oceanography.

Per via del turismo eccessivo, dice il francese all’Afp,  “il successo riproduttivo dei falchi è zero o quasi zero, senza pulcini o con un solo pulcino all’anno”. Il biologo, a capo del consiglio scientifico consultivo di Scandola, teme che il falco pescatore possa estinguersi in 50 anni. Uno dei problemi che impattano maggiormente sulla vita del falco è proprio quella delle barche, troppo vicine alle scogliere e attive nel “disturbare” la vita degli animali. Ecco perché da luglio, su richiesta del comitato scientifico, le imbarcazioni a Scandola devono mantenere una distanza minima di 250 metri dai nidi dei falchi pescatori durante la stagione riproduttiva. 
 
E’ un primo passo per cercare di arginare l’impatto del turismo ma resta ad esempio il problema del rumore delle barche che secondo Boudouresque spaventano la fauna ittica, mentre le ancore sganciate dalle imbarcazioni – alcune delle quali senza guide autorizzate – rovinano i fondali ricchi di piante marine.

“È strano per una riserva naturale vedere tutte queste barche – dice Pierre Gilibert, un medico di 65 anni,  visitatore abituale di Scandola – potrebbe essere saggio consentire l’accesso solo a barche professionali”. Sono in molti, come lui, a condividere  l’opinione che le imbarcazioni private non siano sufficientemente monitorate o informate dei problemi ecologici. 


Scandola. Il gioiello corso invaso dai turisti. A rimetterci è il falco pescatore

“Questa mattina abbiamo visto gente arrampicarsi sugli scogli e attraccare le loro barche in alcuni passaggi stretti dove non è permesso” racconta Gabriel Pelcot, che fa parte della compagnia  Nave Va. Quest’ultima, insieme a Via Mare, è una delle compagnie che per per portare i turisti a Scandola usa navi ibride: vengono alimentate a diesel fino ai confini del parco marino e poi, una volta entrati nella riserva, spinte dall’elettrico per essere più silenziose e meno inquinanti. “Operare così costa il 30% in più, ma aiuta l’ambiente” dice Pelcot.

Secondo il biologo Boudouresque ogni soluzione per mantenere il turismo, che apporta benefici economici all’area, e la tutela dell’ambiente, deve essere esplorata. Un’altra idea potrebbe essere quella di sposare conservazione e turismo grazie a telecamere da installare vicino ai nidi dei falchi pescatori in modo che possano essere osservati senza essere disturbati.

Un recente studio italo-francese del 2018 ha dimostrato le connessioni fra la crescita del turismo e il calo della riproduzione dei rapaci: il numero delle imbarcazioni che passano a soli 150 metri dai nidi è infatti triplicato e in estate si contano quasi 400 passaggi di barche al giorno. Il traffico disturba la pesca dei maschi, rende l’acqua opaca e spinge i rapaci a cacciare altrove portando meno cibo ai piccoli mentre le femmine stanno in media più lontano dai nidi a causa dei rumori. Tutto questo, secondo  Olivier Duriez del Centro di ecologia funzionale ed evolutiva dell’Università di Montpellier, mette a rischio il futuro della specie: “Ecco perché bisognerebbe forse modificare il modo in cui viene gestito il turismo in quest’area marina protetta”.


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Barcellona, boom di aggressioni e furti: turisti nel mirino


Boom di aggressioni e scippi a Barcellona. Obiettivo prediletto dei ladri: i turisti. I tanti, per alcuni forse troppi, turisti che approdano ogni anno nel capoluogo catalano, meta letteralmente esplosa a partire dal 1990. Se all’epoca erano appena 1,7 milioni all’anno, 27 anni più tardi sono diventati quasi nove milioni stando solo a chi pernotta in hotel a cui, come vedremo, vanno aggiunti crocieristi e chi si organizza in case e appartamenti privati. Lo scorso mercoledì il consolato degli Stati Uniti della seconda città spagnola ha infatti pubblicato un avviso rivolto ai visitatori americani rispetto all’“aumento dei delitti violenti” verificatosi questa estate e ha consigliato loro di non sfoggiare beni di valore, gioielli e orologi mentre visitano la metropoli di Antoni Gaudí, passeggiano sulla rambla o gustano una paella. Il quadro è talmente grave che molti cittadini si sono organizzati in “ronde” contro i furti, orientate a sensibilizzare i turisti e a tenerli al sicuro. O almeno a provarci, costringendo i sospettati a lasciare i vagoni e le stazioni a suon di fischi, urla e insulti. Non tutti, insomma, sembrano odiare l’invasione di massa come accade per esempio a Maiorca, dove pochi giorni fa un gruppo di estremisti catalani ha sfregiato le auto noleggiate dai visitatori, rei di intossicare le Baleari con i loro veicoli in affitto.
 
Diversi altri fatti di cronaca confermano in effetti una situazione tesa, che approfitta del roboante turismo di Barcellona e mette a rischio l’immagine così attraente che ne ha decretato il successo negli ultimi vent’anni, proiettandola fra le mete evergreen praticamente per tutto l’anno grazie a un mix fatto di arte e architettura, cucina, calore e voli low-cost. Per esempio, l’ambasciatore dell’Afghanistan in Spagna è stato aggredito e derubato dell’orologio, la famiglia reale del Qatar beffata in albergo per beni da 100mila euro mentre una donna francese di 91 anni è stata ricoverata dopo una caduta provocata da uno scippo: i ladri le hanno strappato una collana.
 

Non solo. Da giugno si contano in città otto omicidi, una dozzina allargando lo sguardo all’inizio dell’anno: una cifra piuttosto rara certo non del tutto da collegare a questa fiammata che ha per obiettivo principale i turisti. Fatto sta che una funzionaria sudcoreana è morta a causa delle ferite subite durante una rapina. E altri quattro turisti tedeschi sono finiti in ospedale lo scorso fine settimana dopo essere stati aggrediti sulla spiaggia di Barceloneta da una gang di balordi. Tanto che il quotidiano Frankfurter Allgemeine Zeitung ha accusato Barcellona con un titolo molto forte, “città di ladroni”, raccontando di oltre 40 denunce al giorno per furto. Dal canto loro le agenzie di viaggi tedesche starebbero distribuendo avvisi e opuscoli ai clienti per allertarli dei rischi e consigliare loro come comportarsi nelle stradine del barrio Gotico o del Raval. Non è un caso che la potente associazione cittadina degli albergatori sia molto preoccupata e si sia lamentata più volte delle “gravi mancanze” in materia di sicurezza che possono “danneggiare seriamente la reputazione della città”.
 
Dal comune non negano l’emergenza, lo stesso Albert Battle, responsabile della sicurezza, ha riconosciuto una “crisi di sicurezza” anche se ha chiesto di fare un’“analisi seria e responsabile” del fenomeno. Insomma, di non esagerare. Per la polizia, per esempio, i furti sarebbero aumentati del 28% fra 2016 e 2018 e la frequenza delle rapine violente sarebbe in aumento del 31% nella prima metà del 2019. Al contrario, omicidi e aggressioni sarebbero in diminuzione dall’inizio dell’anno e il tasso di uccisioni per abitante rimane comunque di molto inferiore a quello di città come Londra, Berlino o Bruxelles. Insomma, secondo l’esperta di politiche di sicurezza Sonia Andolz, “Barcellona resta una città molto sicura. C’è stato un aumento ma non è sufficiente a giustificare l’allarme che si è prodotto”. Probabilmente, però, qualcosa si è rotto negli equilibri cittadini.
 


Barcellona, boom di aggressioni e furti: turisti nel mirino

Turisti in fila davanti al Duomo, nel Barrio Gótico

L’esperta collega il fenomeno proprio all’esplosione del turismo, che più volte e in diversi modi – basti ricordare la battaglia contro gli alloggi di Airbnb della sindaca Ada Colau, lanciata addirittura nel 2015 – si è tentato di contenere per evitare invasione e impennata degli affitti. Oltre ai dati citati in precedenza e forniti dall’Osservatorio municipale del turismo occorre infatti aggiungere i 2,7 milioni di passeggeri che arrivano in città sulle maxinavi da crociera e 2,4 milioni di inquilini di case e appartamenti turistici, per brevi o medi periodi. Il saldo totale sfiora dunque i 16 milioni di visitatori all’anno. Con tutta la prudenza del caso nel mettere insieme i diversi pezzi rimane tuttavia un altro fatto: il 60% di scippi, furti e rapine si verifica proprio nelle zone più gettonate, dalla città vecchia (che secondo alcuni residenti sarebbe “abbandonata a se stessa”) al quartiere dell’Eixample dove sorge l’incompiuta e affascinante Sagrada Família.
 
Colau, accusata di lassismo, si è difesa ricordando l’aumento del budget dedicato alla sicurezza mentre la regione ha schierato più poliziotti, comprese le unità antisommossa (non in realtà non si capisce in che modo possano essere utili a contrastare il microcrimine). Il punto, in Spagna come altrove, è la certezza del diritto: solo un ladro su dieci arrestato per furto con violenza fra 2018 e 2019 è effettivamente finito in carcere. Così i cittadini hanno messo in piedi le ronde che girano per i luoghi turistici e la metropolitana con avvisi in diverse lingue: “Vediamo tanta insicurezza, tanta ansia che viene da dirsi: o facciamo qualcosa per recuperare Barcellona o si trasformerà in una metropoli sudamericana” ha spiegato Eliana Guerrero, una colombiana che 12 anni fa ha inaugurato il fenomeno delle “ronde” e da sempre pattuglia la metro cercando di allertare i turisti. Ma come sempre affidarsi al fai-da-te della sicurezza non è la scelta giusta né la più efficace.

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Australia. L’arte si confronta con il reef. Nel Queensland il primo museo sottomarino diffuso del mondo


Immergersi e nuotare a metri di profondità, ammirando barriere coralline, banchi di pesci colorati e alghe variopinte come fiori, tra grotte nascoste e mondi sommersi. È la voglia di esplorare i panorami marini che spinge a inforcare la maschera e partire alla scoperta dei fondali più interessanti. Soprattutto se nascondono un tesoro, che va ben oltre le bellezze che la natura offre. Sculture, opere d’arte, installazioni, spettacoli da ammirare in uno scenario fuori dal comune: il mare.   

Il primo artista al mondo a creare sculture subacquee è stato l’artista inglese Jason deCaires Taylor, classe 74. È famoso per le sue opere speciali, percorsi artistici sommersi metri sott’acqua, da scoprire nella calma e il silenzio delle profondità marine. Con i suoi lavori, questo straordinario artista fino a oggi ha girato il mondo, organizzando esposizioni sottomarine temporanee allestite tra i fondali più ricchi del pianeta. Ora lo scultore è pronto a mettere (si fa per dire) radici. Lo fa tra le acque del Queensland, dove sta lavorando per finire il Museum of Underwater Art: il primo museo diffuso sottomarino al mondo.

Perfettamente integrato con le magnifiche scenografie del posto, il museo ha diverse strutture sparse tra le località al largo della costa, in cui immergersi e nuotare tra sculture e opere create in piena armonia con l’ecosistema. Il sito scelto per questo progetto unico è strepitoso: la Grande barriera corallina situata al largo della costa del Queensland, nell’Australia nord-orientale, un ecosistema ancora selvaggio, che raggiunge i 2300 chilometri di lunghezza, popolato da centinaia di isole e atolli deserti, con oltre seicento tipi di coralli, innumerevoli specie di pesci colorati, molluschi e stelle marine, tartarughe e delfini. Visitando le varie sedi scelte per il museo, dalla John Brewer Reef a Palm Island, da Magnetic Island a Townsville, North Queensland, sarà anche l’occasione quindi per scoprire la bellezza della regione e delle sue acque.

Il primo sito ad aprire sarà quello di Townsville, che ospiterà, tra le altre, una scultura chiamata Ocean Siren, raffigurante una giovane indigena che cambierà colore in base ai dati forniti quotidianamente dall’Australian Institute of Marine Science sulla temperatura dell’acqua: il messaggio è un chiaro ammonimento sul surriscaldamento globale. La scultura sarà esposta in modo tale da spuntare fuori dalle acque con la bassa marea e immergersi fino a scomparire con l’aumentare delle correnti.


Australia. L'arte si confronta con il reef. Nel Queensland il primo museo sottomarino diffuso del mondo

La barriera del Queensland

Taylor non è nuovo a tematiche ambientali, umanitarie o sociali. Tra le sue opere più famose infatti, c’è l’Evoluzione silenziosa, ritratto di una popolazione che giace sui fondali. Sembrano i relitti di un’antica civiltà, sommersa migliaia di anni fa da un’onda anomala. Quattrocento tra donne e uomini, anziani e bambini, riprodotti a dimensione reale, interagiscono in ordine sparso creando un paesaggio sottomarino unico. Un esercito di sculture che nel silenzio degli abissi indaga sul rapporto tra quanto viene creato dall’uomo artificialmente e la flora e fauna marina. Che le statue attirano, compiendo una metamorfosi in perenne divenire. Nel silenzio degli abissi, adagiate tra i fondali, con il passare del tempo le figure umane compiono un’evoluzione e si trasformano pian piano in creature marine, viventi. Un’evoluzione silenziosa, come recita il titolo dell’installazione.


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