Australia. L’arte si confronta con il reef. Nel Queensland il primo museo sottomarino diffuso del mondo


Immergersi e nuotare a metri di profondità, ammirando barriere coralline, banchi di pesci colorati e alghe variopinte come fiori, tra grotte nascoste e mondi sommersi. È la voglia di esplorare i panorami marini che spinge a inforcare la maschera e partire alla scoperta dei fondali più interessanti. Soprattutto se nascondono un tesoro, che va ben oltre le bellezze che la natura offre. Sculture, opere d’arte, installazioni, spettacoli da ammirare in uno scenario fuori dal comune: il mare.   

Il primo artista al mondo a creare sculture subacquee è stato l’artista inglese Jason deCaires Taylor, classe 74. È famoso per le sue opere speciali, percorsi artistici sommersi metri sott’acqua, da scoprire nella calma e il silenzio delle profondità marine. Con i suoi lavori, questo straordinario artista fino a oggi ha girato il mondo, organizzando esposizioni sottomarine temporanee allestite tra i fondali più ricchi del pianeta. Ora lo scultore è pronto a mettere (si fa per dire) radici. Lo fa tra le acque del Queensland, dove sta lavorando per finire il Museum of Underwater Art: il primo museo diffuso sottomarino al mondo.

Perfettamente integrato con le magnifiche scenografie del posto, il museo ha diverse strutture sparse tra le località al largo della costa, in cui immergersi e nuotare tra sculture e opere create in piena armonia con l’ecosistema. Il sito scelto per questo progetto unico è strepitoso: la Grande barriera corallina situata al largo della costa del Queensland, nell’Australia nord-orientale, un ecosistema ancora selvaggio, che raggiunge i 2300 chilometri di lunghezza, popolato da centinaia di isole e atolli deserti, con oltre seicento tipi di coralli, innumerevoli specie di pesci colorati, molluschi e stelle marine, tartarughe e delfini. Visitando le varie sedi scelte per il museo, dalla John Brewer Reef a Palm Island, da Magnetic Island a Townsville, North Queensland, sarà anche l’occasione quindi per scoprire la bellezza della regione e delle sue acque.

Il primo sito ad aprire sarà quello di Townsville, che ospiterà, tra le altre, una scultura chiamata Ocean Siren, raffigurante una giovane indigena che cambierà colore in base ai dati forniti quotidianamente dall’Australian Institute of Marine Science sulla temperatura dell’acqua: il messaggio è un chiaro ammonimento sul surriscaldamento globale. La scultura sarà esposta in modo tale da spuntare fuori dalle acque con la bassa marea e immergersi fino a scomparire con l’aumentare delle correnti.


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La barriera del Queensland

Taylor non è nuovo a tematiche ambientali, umanitarie o sociali. Tra le sue opere più famose infatti, c’è l’Evoluzione silenziosa, ritratto di una popolazione che giace sui fondali. Sembrano i relitti di un’antica civiltà, sommersa migliaia di anni fa da un’onda anomala. Quattrocento tra donne e uomini, anziani e bambini, riprodotti a dimensione reale, interagiscono in ordine sparso creando un paesaggio sottomarino unico. Un esercito di sculture che nel silenzio degli abissi indaga sul rapporto tra quanto viene creato dall’uomo artificialmente e la flora e fauna marina. Che le statue attirano, compiendo una metamorfosi in perenne divenire. Nel silenzio degli abissi, adagiate tra i fondali, con il passare del tempo le figure umane compiono un’evoluzione e si trasformano pian piano in creature marine, viventi. Un’evoluzione silenziosa, come recita il titolo dell’installazione.


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Carlo Verdelli
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Tunisia. Sarà un anno record per il turismo. Nonostante tutto


Dopo anni, intere stagioni di declino, la sete di cultura e quella di mare sembrano aver vinto la paura. Il desiderio di esplorare le bellezze della Tunisia, dal parco nazionale di Ichkeul passando per la Medina di Sousse, Hammamet, la Grande Moschea di Qayrawan oppure le splendide spiagge a sud di Monastir, sta lentamente riprendendo piede nel paese nordafricano messo in ginocchio dagli attentati terroristici degli ultimi anni. 
 
Quest’anno, ipotizza il Ministero del Turismo e dell’Artigianato, in Tunisia potrebbero registrarsi fino a 9 milioni di ingressi turistici, una sorta di record visto quello che è accaduto nell’ultimo lustro. Era il 2015 quando una serie di attacchi, dopo un periodo di relativa tranquillità, colpirono il Paese e l’industria turistica in maniera devastante. Restano fresche nella memoria collettiva le immagini degli attacchi al Museo Nazionale del Bardo a Tunisi, in cui morirono 22 persone fra cui diversi turisti, così come il successivo attentato sulla spiaggia di Sousse, lenzuola bianche distese sulla sabbia a coprire i corpi di 38 vittime. Attacchi rivendicati dall’Isis seguiti  ancora  da dodici morti nell’attento suicida a Tunisi e altre scosse politiche che hanno minato la sicurezza del Paese. Da allora il turismo è sceso in picchiata. Nel 2016 si registravano appena 2,2 milioni di visitatori. Una crisi, per un settore fondamentale che contribuisce per il 14,2% al PIL tunisino e offre opportunità di lavoro ad almeno due milioni di cittadini, tale da gravare pesantemente sulle casse di un già fragile stato. 
 

Per fortuna, grazie a una lenta ripresa fatta di fiducia, tour operator, viaggi organizzati, attrazioni e investimenti l’Organizzazione mondiale del turismo (UNWTO) ha certificato che dal 2016 al 2017 c’è stato un aumento del 23,2 % dei flussi turistici. Due anni fa i numeri sono risaliti fino a toccare 7,1 milioni di visitatori, lo scorso anno 8 milioni e quest’anno si stimano più di 9 milioni di presenze. E’ l’alba di un nuovo giorno per il turismo nordafricano, anche se – nonostante le ingenti misure di sicurezza studiate dal governo – permangono una serie di avvertenze e cautele relative a zone sconsigliate ai turisti e considerate a rischio, come quelle di confine. 
 
Per il ministro del turismo tunisino, Roni Trabelsi, il turismo però continuerà a crescere tanto che si attendono entrate per 1,3 miliardi di dollari. Solo negli ultimi sei mesi i ricavi del settore sono aumentati del 42,5% soprattutto grazie all’arrivo di turisti europei, in particolare francesi (+26,2%) e tedeschi, che si sono andati a sovrapporre al fisiologico crescendo globale dei flussi provenienti dall’Asia

Nei primi sei mesi dell’anno l’area turistica Djerba-Zarzis rimane la prima in termini di maggior numero di pernottamenti (1,1 milioni, + 19,1%), seguita da Sousse (938 mila, +21,8%), Yasmine-Hammamet (639,8 mila, +20,4%), Tunisi-Carthage Coast, Nabeul-Hammamet e Monastir-Skanes.

Ma come avverte il sito della Farnesina bisogna prestare ancora molta attenzione, a causa delle tensioni sociali e dell’instabilità economica, a fenomeni di furti ed episodi di microcriminalità.

Per tutti coloro che volessero visitare il Paese il portale “viaggiare sicuri” ricorda ancora anche le criticità legate al terrorismo ma sottolinea anche che “le principali arterie stradali nel Paese e nella capitale sono soggette ad un’elevata sorveglianza, anche attraverso posti di blocco, da parte di personale”.


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Magellano e il viaggio più folle: 500 anni fa il primo giro del mondo. E la fine del terrapiattismo


C’è un filo sottile che unisce le imprese di Yuri Gagarin, Neil Armstrong e Ferdinando Magellano. Non è solo la forza trascinante della scoperta, dell’esplorazione, dell’ignoto. A 450 anni di distanza le loro traversate hanno significato una rivoluzione geografica, economica e politica. Ma hanno anche spostato un confine, quello della conoscenza, fino ad abbracciare un orizzonte più vasto. L’universalità delle leggi naturali che rendono tutti gli uomini la trascurabile parte di qualcosa di più grande, da qui alla Terra del Fuoco, fino alle colline di polvere e sassi nei crateri e nei Mari lunari. Cinquecento anni fa, mezzo millennio prima che il terrapiattismo ricostruisse le sue radici tra i nodi della rete, la vela della nave Victoria all’orizzonte della costa spagnola tornava, portando con sé la prova che la Terra era davvero una sfera. Fu l’impresa di Magellano forse la prima davvero “planetaria” anche se il “Capitano generale”, salpato il 10 agosto 1519, non rivide mai più le coste europee.

Il viaggio

Partì con cinque navi da Siviglia, navigando il Guadalquivir fino a Sanlúcar de Barrameda per poi “ingolfare”, il 20 settembre successivo, nell’Atlantico diretto verso l’ignoto “Sur”. Come Cristoforo Colombo, anche lui dovette ‘vendere’ la sua idea a un regnante che fosse abbastanza ‘folle’ da crederci. Entrambi lo avevano trovato in Spagna. Il navigatore portoghese arrivò alla corte di Carlo V, che gli diede cinque navi e 237 uomini per scoprire una nuova rotta più conveniente verso le isole Molucche. Lo scopo era evitare che le preziose spezie dovessero passare dall’Oceano indiano e in Africa, oppure dall’Asia, attraversando le terre sotto il dominio ottomano e poi essere commerciate dal monopolio delle repubbliche marinare, Genova e Venezia. Peggio ancora, doppiare il Capo di buona speranza di fronte ai portoghesi.
 

in riproduzione….

Magellano era certo che ci fosse la via, e la trovò. Ancora prima di attraversare l’Atlantico e sbarcare in Brasile, aveva dovuto affrontare un tentativo di ammutinamento da parte dei capitani delle altre navi. Spagnoli che, secondo la narrazione che ci ha consegnato il vicentino Antonio Pigafetta, lo avevano in odio in quanto portoghese. In Sudamerica, poco prima di arrivare allo stretto che ora porta il suo nome, una nave affondò, l’altra tornò verso la Spagna, tradendo la missione.
 
Pigafetta fu tra i 18 uomini che riuscirono a completare l’impresa. Il suo resoconto, Primo viaggio intorno al globo terracqueo. Ossia ragguaglio della navigazione alle Indie per la via d’occidente, è una successione di eventi e descrizioni, quasi un romanzo, denso di dettagli sulle nuove scoperte, a volte concitato e drammatico, su una conquista fatta di esaltazione, disavventure e incontri “strani” con indigeni delle terre lontane.

Patagonia, gli uomini dai grandi piedi

Come la Patagonia, che Magellano battezzò così per via dei “grandi piedi” dei suoi abitanti, dei “giganti, tutti dipinti”. Con loro scambiarono specchi e perline, ami e corde per avere cibo e rifornirsi. Qualcuno fu imbarcato e morì, assieme a tanti marinai, durante la traversata del Pacifico. Trovarono lo stretto nell’ottobre del 1520 e vi si avventurarono, quella a sud del passaggio diventò la Terra del fuoco, per via delle fiamme accese sulla costa. Mentre il capitano Esteban Gomes (“che tanto odiava il Capitano generale”) decise di non condividere il loro destino e invertì la rotta.
 
Pigafetta invece aveva in gran considerazione Magellano, tanto da diventare suo attendente. Racconta della scomparsa dal cielo della polare, delle nuove stelle nell’emisfero Sud. E di quei “due gruppi di piccole stelle a foggia di due nebbiette alquanto fioche”. Ora sappiamo che sono due piccole galassie, le più vicine, due satelliti della Via Lattea: la Grande e la Piccola Nube di Magellano.


Magellano e il viaggio più folle: 500 anni fa il primo giro del mondo. E la fine del terrapiattismo

Un’immagine della nave-replica della Victoria di Magellano, in partenza da Siviglia

Il Pacifico, i topi e lo scorbuto
Racconta dei mesi più difficili, la traversata del Pacifico, “perché in tutto quel tempo non ebbimo nessuna borrasca”. Più di cento giorni senza incontrare terra, solo due isole “Sfortunate”, vi trovarono solo uccelli e alberi e nessuna sorgente d’acqua dolce. Ridotti a mangiare biscotto diventato “polvere verminosa”, “fetente per l’orina de’ sorci”, costretti a nutrirsi “anche di certi cuoi”, dopo averli ammorbiditi nell’acqua di mare e cotti sulla brace. E poi “segature di tavole” e persino gli stessi sorci “erano divenuti un cibo sì ricercato, che pagavansi mezzo ducato l’uno”. Lo scorbuto fece crescere le gengive ad alcuni marinai “fino a coprir loro i denti tanto sopra che sotto; onde non potean in alcun modo mangiare, e di quella malattia perirono diciannove uomini, fra i quali il gigante Patagone”. Imbarcato nella traversata che gli costò la vita, prima di morire, racconta Pigafetta, abbracciò e baciò la croce. Allora lo battezzarono prima che spirasse, dandogli il nome di Paolo.
 
Raggiunsero le isole a sud est della Cina, Guam, e poi le Filippine, arcipelago in cui trovarono indigeni “buoni”, “molto allegri e contenti” disposti a commerciare. Ancora specchi e perline in cambio di vettovaglie. Di tutti, Pigafetta descrive gli usi, il modo di nutrirsi e la nudità, spesso totale, o con qualcosa per nascondere le “parti vergognose”.

La morte del navigatore

Gli indigeni furono felici di convertirsi, compreso il re e la regina dell’isola di Cebu. Non tutti però. Uno dei capi, Lapu-Lapu, si oppose e Magellano, per dimostrare la potenza spagnola, si offrì di sottometterli con la forza. Fu così che nel mare delle Filippine, nell’acqua bassa al ginocchio di fronte alla spiaggia dell’isola di Mactan, fu colpito, sopraffatto e massacrato “fin che lo specchio, il lume, el conforto e la vera guida nostra ammazzarono”. In quella che fu non più che una scaramuccia, dopo aver solcato i mari e aver superato le tempeste di tutto il globo. Deceduto per aver provato a imporre con la forza un credo religioso dopo aver conosciuto, stretto amicizia, commerciato con quasi tutte le genti che aveva incontrato. Era il 27 aprile 1521. Il suo corpo non fu restituito e forse mai sepolto. In quel luogo, sull’isola di Mactan, ora ci sono due monumenti, un piccolo arco e un obelisco in onore del caduto e una statua di bronzo alta quattro metri, armata di scimitarra a ricordare il leader che lo sconfisse.
 
La spedizione continuò senza di lui. Delle tre navi rimaste, una (la Conception) fu affondata. La Trinidad e la Victoria proseguirono fino alle Molucche, al comando di Juan Sebastián Elcano, dove acquistarono le preziose spezie. Elcano continuò verso ovest sulla Victoria. La Trinidad scelse invece di far vela verso il Pacifico e terminò presto la sua traversata, per mano dei portoghesi


Magellano e il viaggio più folle: 500 anni fa il primo giro del mondo. E la fine del terrapiattismo

Mappa storica che ricostruisce l’impresa

Il rientro dei supersiti

Elcano assieme a Pigafetta e agli altri 16 superstiti degli equipaggi ai comandi di Magellano, rientrarono con la Victoria (ridotta a navigare con vele di fortuna mentre imbarcava acqua) a Sanlúcar de Barrameda il 6 settembre 1522, due anni, 11 mesi e 17 giorni dopo essere salpata nell’Atlantico, ma oltre 3 anni dall’inizio vero e proprio del viaggio. La data sul diario di bordo segnava però 5 settembre, si accorsero poi di aver perso un giorno viaggiando verso ovest.
 
Magellano non riuscì a compiere l’intera cirvumnavigazione del globo. Ma la sua impresa rimane: “È ancora un’ispirazione 500 anni dopo – è la riflessione di Fabien Cousteau, nipote di Jacques, il celebre oceanografo – era un pioniere nel tempo in cui gli esploratori partivano verso l’ignoto e spesso non tornavano”. Cousteau, assieme allo scienziato della Nasa Alan Stern, ha ricordato la figura di Magellano a Lisbona, in un convegno: “Quando il primo uomo ha circumnavigato il pianeta, è come se per la prima volta lo avesse abbracciato. Secondo me ha trasformato l’umanità. Lo chiamo ‘il primo evento planetario’ – ha sottolineato il capo della missione New Horizons, la prima a sorvolare Plutone e Ultima Thule, verso i confini del Sistema solare – allo stesso modo quello di Yuri Gagarin fu il primo evento extra planetario”. Un filo unico unisce questi “grandi balzi” dell’umanità. Da Eratostene a Magellano, da Copernico e Galileo all’Apollo 11, l’immaginazione e il calcolo prendevano corpo nell’esplorazione. Nessuno lo aveva mai sperimentato, nessuno c’era mai stato.
 
Nonostante che l’Accademia reale spagnola abbia ribadito che la cirumnavigazione del globo è stata “un’impresa tutta spagnola”, Spagna e Portogallo hanno concordato di commemorare insieme il cinquecentenario: “Magellano ha segnato una rivoluzione concettuale – ha commentato Jose Manuel Marques, capo delle celebrazioni portoghesi – ci ha dato per la prima volta una visione completa del mondo, che ci ha mostrato che c’è un solo oceano e che il mare è un legame tra le persone”.

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Hotels.com vuole pagarti per viaggiare, ecco tutti I dettagli!

Okay, dov’è la fregatura? A quanto pare, non ce n’è una. Hotels.com è alla ricerca di qualcuno che voglia rilassarsi in piscina in giro per diversi Hotel degli stati uniti questa estate. E sì, quella persona verrà persino pagata 10.000 dollari per farlo. Chiunque può fare domanda per essere considerato per questo mestiere che il sito chiama simpaticamente “Poolhop”, e se verrai scelto, ti verrà offerto un soggiorno gratuito, biglietti aerei, la membership d’oro su Hotels.com e una paga di 10.000 dollari in contanti.

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Quando si tratta di rilassarsi, è impossibile non pensare ad una SPA come al luogo perfetto dove ritirarsi per qualche ora (o giorno) e dedicarsi unicamente alla cura del corpo. Le spa offrono un sacco di trattamenti diversi, dai massaggi di ogni tipo, alle vasche di acqua calda e fredda, sauna e bagno turco, terapie olfattive e vasche idromassaggio.

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Los Angeles. L’eterno divenire della city of lights

Eclettica, stravagante, pop, multiculturale. Los Angeles è tante cose. E sono mille e uno i motivi per visitarla: le ville delle star, la Walk of Fame, il Dolby Theatre con il palco degli Oscar, i tanti set degli Studios, Hollywood Boulevard, le lunghe spiagge, la rilassata atmosfera SoCal, la frizzante Venice o la mondana Santa Monica, terrazze mozzafiato e ristoranti stellati. In una parola: Los Angeles è puro glamour, ma nel suo significato originario, ovvero un incantesimo che sbalordisce.

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Spighe Verdi: scelte le nuove bandiere blu dell’agriturismo. Dentro la fortezza di Federico II e la terra natia di Pavese

Sono dodici le nuove entrate delle Spighe Verdi 2019, i riconoscimenti che l’ong Fee Italia assegna ai comuni rurali più virtuosi. Per capirci, la versione agreste delle Bandiere Blu, anche se non mancano pure in questo caso località lacustri e di mare. Da Andria ad Anguillara Sabazia passando per Canelli, in Piemonte, Castiglione della Pescaia in Toscana, Cavareno in Trentino, Pontinia, Porto Tolle, Pralormo ancora in Piemonte come Vicoforte, Santo Stefano Belbo e Volpedo e Roseto degli Abruzzi, si aggiunge dunque una dozzina di “new entry”. I comuni rurali premiati salgono dunque a 42.

Carri armati, elicotteri e mezzi blindati: ad Aqaba il diving è su un museo sommerso militare

Carrarmati, elicotteri, mezzi anfibi. Schierati in formazione militare. Ma non per un’operazione di guerra o un’esercitazione, per giunta in una parte di mondo sempre agitata. Al contrario, piazzati sui fondali di fronte ad Aqaba, la trafficatissima finestra della Giordania sul mar Rosso, località di mare molto nota proprio per gli sport acquatici e per la poco profonda barriera corallina di Yamanieh Reef nonché per il Parco marino, dieci chilometri a Sud della città. Ma anche, appunto, per il traffico di imbarcazioni, petroliere e porta-container.
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Tra Sella e Marmolata. Arabba, Dolomiti vere

Alla scoperta del versante veneto delle Dolomiti, Patrimonio Mondiale Unesco. No, non vi parliamo della tanto celebrata Cortina d’Ampezzo ma della meno nota e affollata Arabba, in lingua ladina “Reba”, che si trova a 1600 metri di altezza in provincia di Belluno, nella valle di Fodom, circondata dall’imponente Gruppo del Sella, ai piedi del Passo Pordoi e del Passo Campolongo e verso sud dell’imponente Marmolada.

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