Airbnb, maxioperazione verità: entro un anno verifiche su tutti i 7 milioni di annunci


L’annuncio è arrivato direttamente dal Ceo Brian Chesky: per mettere fine a polemiche e problemi ai quattro angoli del globo, Airbnb – la piattaforma di stanze e case in affitto – lancerà una maxioperazione trasparenza. Dai tempi molto rapidi: entro il 15 dicembre del prossimo anno tutti gli annunci e le inserzioni sulla piattaforma – qualcosa come 7 milioni di proposte, coincidenti a qualche milione di strutture in decine di miglia di città – dovrà essere verificato. Cioè sottoposto a un accertamento approfondito: bisognerà dunque capire se foto e informazioni, indirizzi e resoconti sui padroni di casa siano accurati o meno. Tutto questo per evitare brutte sorprese agli ospiti, come quella capitata lo scorso settembre a New York alla turista inglese Zoe Reeves: alla ricerca di una sistemazione economica nella salatissima Grande Mela, la viaggiatrice britannica si è ritrovata in un sottoscala con materassino gonfiabile e una coperta. Un autentico tugurio da lei stessa descritto e mostrato in un video su Instagram che è ovviamente divenuto virale in poche ore.
 
Si inizia ora, dunque, per fare fuori, progressivamente, tutti gli annunci che non risulteranno fedeli, pompati, truccati, con foto palesemente fuorvianti se non del tutto fasulle. Oltre che in condizioni strutturali che mettono a rischio la sicurezza degli ospiti. Proprio come successo a NY oppure nei tanti casi elencati all’interno dello spazio dedicato alla community sullo stesso sito. Racconti di case arrangiate, che sembrano messe insieme “con pezzi riciclati di una discarica di materiale edile”. Oppure possibili truffe e pressioni su annunci relativi ad alloggi inesistenti. Il gruppo dispone ovviamente di un sistema di verifica ma evidentemente non basta: stando alle parole di Chesky ogni annuncio verrà passato al setaccio in tutti i suoi elementi e le proprietà verranno analizzate sotto gli aspetti della pulizia, della sicurezza e per capire se dispongano di servizi e accessori di base.
 


Airbnb, maxioperazione verità: entro un anno verifiche su tutti i 7 milioni di annunci

“La fiducia su internet inizia con la verifica dell’accuratezza delle informazioni sulle piattaforme, è un passo importante per il settore” ha twittato il cofondatore del sito che ha ribaltato il modo di viaggiare in 190 Paesi del mondo e oltre 100mila città. Ribadendo una serie di annunci svelati alla DelBook Conference di Manhattan qualche giorno fa. Così dal prossimo mese, dunque da subito, Airbnb proporrà la sua prima mossa: l’ha battezzata Airbnb Guest Guarantee ed è una specie di assicurazione con cui si adopererà per trovare un’altra sistemazione paragonabile agli ospiti se le loro prenotazioni siano state effettuate in alloggi che non soddisfino i requisiti standard della società. E se questo non sarà possibile, li rimborserà al 100%. Non solo: si impegnerà con “migliori controlli” per le prenotazioni ad alto rischio e attiverà dei numeri telefonici di vicinato con referenti in carne e ossa che abitino nella zona, operativi 24 ore al giorno a ogni latitudine, con i quali affrontare eventuali problemi sul proprio soggiorno. Una specie di concierge a chiamata.
 
Il Ceo del colosso del turismo, che da tempo ha ampliato le proprie offerte alle attività e ad altre proposte di viaggio, ha stilato anche una road map sul punto: l’analisi manuale delle prenotazioni ad alto rischio, individuate dagli algoritmi dell’azienda ma poi passate al vaglio da team umani, si allargherà negli Stati Uniti e poi si espanderà al resto del mondo dal prossimo anno: “Voglio essere chiaro – ha spiegato il 38enne manager – non siamo infallibili. Siamo una piattaforma costruita sulla fiducia. Abbiamo bisogno di innovazioni continue sul punto per rendere la vita difficile a chi vuole sfruttare il sito. Ma la fiducia della comunità è la nostra priorità assoluta”. Questo si farà grazie a questi cambiamenti, i “più significativi” praticamente dal lancio, avvenuto nel 2007.
 


Airbnb, maxioperazione verità: entro un anno verifiche su tutti i 7 milioni di annunci

Il “tugurio” in cui si è imbattuta la turista inglese a NY

Non è ancora chiaro come questo complicato e lungo lavoro di verifica verrà portato avanti, probabilmente con un mi di verifiche in remoto e ispezioni concrete da parte della community. D’altronde quasi due milioni di persone pernottano ogni giorno in un qualche alloggio disponibile su Airbnb: la mole dell’operazione è spaventosa. A breve si avranno nuovi dettagli sulle maxipurghe degli annunci infedeli o anche per le situazioni più complesse e con esiti drammatici come quella del mese scorso nel Nord della California, quando cinque persone sono state uccise in una sparatoria nel corso di una festa a tema Halloween organizzata in una proprietà affittata proprio su Airbnb. Fatto che ha spinto il gruppo a vietare party casalinghi negli alloggi proposti sulla piattaforma. Quasi due milioni di persone pernottano ogni giorno in un qualche alloggio disponibile su Airbnb: “Vogliamo dare tranquillità ai nostri ospiti” ha concluso Chesky.
 

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Non solo neve. Tra Sondrio e le montagne, a zonzo tra fortezze e castelli


Un castello trasformato in museo narrante dedicato alla montagna. Un percorso ciclopedonale lungo 70 Km a una quota compresa tra i 300 e i 700 metri, in una zona tipica del paesaggio valtellinese. Un’antica miniera di talco ritornata a nuova vita e una tra le più grandi funivie al mondo per raggiungere, quando arriverà la neve, le piste della Val Malenco. Sondrio non è solo il pigro capoluogo della Valtellina incastonato tra Alpi Retiche e Orobie, ma può diventare il punto di partenza per andare alla scoperta di un territorio ancora capace di incuriosire e sorprendere. Iniziando dallo storico e bellissimo Castello Masegra, unico rimasto dei tre fortilizi medievali che dominavano la città, al centro del sistema fortificato che anticamente vedeva da una parte il castello dei Santi Giorgio e Lorenzo, poi trasformato in convento, e dall’altra la torre di Moncucco, da tempo demolita.

Qui è stato appena inaugurato il CAST, il CAstello delle STorie di Montagna che indaga il rapporto tra l’uomo e la montagna seguendo tre grandi temi: Arrampicata, Alpinismo e Ambiente. Ideato e realizzato dal collettivo artistico Studio Azzurro con speciali installazioni sui tre livelli del percorso museale, collocati nel corpo centrale del castello, il percorso, volendo, può essere personalizzato. Prima di cominciare vale infatti la pena porsi una domanda: “mi sento più arrampicatore o esploratore dell’ambiente?”. Sarà la risposta a determinare in quale direzione intraprendere la visita: iniziando dal basso, con un itinerario “in salita”, oppure partendo dall’alto, dall’osservatorio sull’ambiente, per poi esplorare il museo al contrario, fino a raggiungere il piano terra.


Non solo neve. Tra Sondrio e le montagne, a zonzo tra fortezze e castelli

Se siete affascinati dagli antichi manieri potere anche visitare il Castello de Piro al Grumello  che domina un dosso roccioso (grumo) terrazzato, in  posizione strategica, a pochi chilometri da Sondrio. Un raro esempio di castello gemino, ovvero costituito da due corpi distinti (uno militare, ad est, e uno residenziale, ad ovest) circondati dalle mura. Se invece preferite passeggiare o pedalare attraverso i vigneti, con piacevoli soste in cantine, potete imboccare la Via dei Terrazzamenti, un percorso lungo circa 70 chilometri che attraversa a bassa quota la Media Valtellina, da Morbegno a Tirano, toccando chiese, edifici storici di  pregio, siti preistorici, cantine rurali, agriturismi e antichi borghi. Lungo la via si incontrano 40 aree di sosta immerse nei terrazzi vitati  con servizi, cartelli informativi, panchine e porta biciclette.

Addentrandosi nella Valmalenco si arriva invece a Lanzada dove visitare la Miniera della Bagnada. Esaurito il giacimento di talco nel 1987, la miniera è stata abbandonata per scoprire successivamente la sua vocazione turistica. Aperta tutto l’anno è in parte accessibile al pubblico per visite guidate che offrono l’opportunità di conoscere la vita dei minatori. Un interessante museo minerario raccoglie oggetti e attrezzature legate all’attività estrattiva. Poi vengono gli sport invernali. Da Chiesa Valmalenco parte la modernissima Snow Eagle, una tra le più grandi funiviae del mondo con le sue cabine da 160 persone, che porta in un sol balzo a quota 2080 metri, su un terrazzo da cui si dominano le Alpi. Siamo nel cuore del comprensorio sciistico  dell’Alpe Palù con oltre sessanta chilometri di piste servite da 11 impianti di risalita, oltre a itinerari per sci di fondo,  sci alpinismo e  ciaspole per gustare la montagna tra silenzi, bellezza dei paesaggi e la maestosità dell’ambiente naturale.


Non solo neve. Tra Sondrio e le montagne, a zonzo tra fortezze e castelli

Miniera della Bagnada


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Il Tour de France sceglie la lentezza: una ciclabile per la scalata top


Pedalare sulla cima delle montagne. Sulle Alpi francesi c’è una pista ciclabile a oltre 2 mila metri d’altitudine che permette di raggiungere, seguendo una striscia d’asfalto chiusa al traffico, il Col de la Loze a 2.304 metri, sopra la cittadina di Méribel, nell’Alta Savoia. Niente auto e solo silenzio, sudore e fatica, per una scalata spettacolare, irreale e sicura.
La pista ciclabile si trova nell’area sciistica delle Trois-Vallées, una delle più grandi al mondo. Tre valli per tre stazioni sciistiche: Courchevel, Méribel e Val Thorens. E ogni valle è separata da alte montagne. Ma la strada per Col de la Loze è il “primo passo” per collegare tutte e tre con una striscia di asfalto riservata, d’estate, ai ciclisti e ai pedoni. La nuova ciclabile, al momento, consente di raggiungere Courchevel da Méribel tramite il passo della Loze.

in riproduzione….

In precedenza, si poteva solo salire in bici sopra Courchevel fino all’aeroporto a circa 2000 metri d’altitudine. Durante la scorsa estate è stato inaugurato il nuovo tratto di 6 chilometri che sale al Col de la Loze, al di sopra dell’aeroporto. Si tratta di un percorso interdetto alle auto. La striscia d’asfalto scorre proprio dove prima c’era una via di servizio per gli impianti di risalita con fondo in ghiaia dalla topografia irreale e impensabile per una strada progettata per le auto. È proprio questo che lascia la sensazione di essere nel mezzo di un parco divertimenti, su una pista stravagante e un po’ delirante. Se i primi 17 chilometri, da percorrere su strada accessibile in auto ai soli residenti, presentano una salita pressoché costante, gli ultimi 6 chilometri – chiusi al traffico – racchiudono rampe al 16% e una sezione in discesa, oltre a continui cambi di pendenza. Ogni curva e ogni dosso celano una sorpresa poiché la visibilità è ridotta a zero. Il sali-scendi termina con il muro di Huy Way, che senza dubbio lascerà un ricordo indelebile ai ciclisti.

La pista ciclabile farà parte del percorso del prossimo Tour de France e sarà inclusa in una delle tappe decisive della competizione che partirà da Nizza il 27 giugno 2020 e arriverà agli Champs-Elysees il 19 luglio. Questo tratto di saliscendi molto impegnativo non solo sarà il “tetto” del Tour ma promette anche di essere il tratto finale di tappa più imprevedibile del Tour de France. Intanto, lo scorso agosto, i giovani ciclisti del Tour de l’Avenir (under 23) hanno effettuato il primo test del tracciato.


Il Tour de France sceglie la lentezza: una ciclabile per la scalata top

Andare in bicicletta su questa ciclabile in altitudine è come salire su un vagone delle “montagne russe”, con le sue numerose rotture della pendenza, che rendono non significativo il dislivello del percorso (circa 300 metri), un dislivello che si sente solo sulle gambe ma non si legge nelle statistiche. Non si tratta, però, di un percorso pensato solo per professionisti delle due ruote. L’obiettivo dell’amministrazione comunale è quello di attrarre cicloturisti anche non particolarmente allenati grazie alla promozione all’uso delle e-bike. L’inizio della pista ciclabile è a Pralong Farms sopra Courchevel 1850 metri di altitudine, appena sotto l’aeroporto. Poi si affronta una salita di 5,8 km con 377 metri di dislivello, 14% (pendenza massima) e 7% di pendenza media. Insomma, un tracciato forse non per tutti, ma sicuramente per molti. “Abbiamo creato questa via verde per i cicloturisti, per realizzare un collegamento con Courchevel e far crescere l’uso delle biciclette a pedalata assistita d’estate”, spiega il sindaco di Les Allues Thierry Monin. “E il Tour de France, sarà la migliore promozione per noi”.
 

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New York. Il Central Park si rifà il look. 150 milioni per riqualificare l’Harlem Meer


I lunghi viali alberati, le file di panchine, le grandi fontane, il laghetto con le sue barche a remi e i prati ben curati. Central Park è il cuore verde di New York, un immenso rettangolo di natura tra gli sfavillanti grattacieli di Manhattan, tra l’Upper West Side e l’Upper East Side. C’è qualcosa di magico in questo parco che i newyorkesi amano e vivono in ogni stagione dell’anno: gli spettacoli estivi sotto le stelle al Delacorte Theatre, i viali fioriti in primavera, in autunno il foliage lo trasforma in un quadretto romantico e d’inverno, ricoperto di neve, diventa un parco giochi dove pattinare sul ghiaccio o lanciarsi dai pendii con lo slittino.

Ma Central Park non è sempre esistito. Aperto nel 1856 su volere del sindaco Alexander Josephyn, il giardino è stato progettato da Frederick Law Olmsted e Calvert Vaux, su quello che era un terreno dissestato fatto di cave, avvallamenti, paludi, baracche. L’idea era regalare ai cittadini un posto accogliente come i Bois de Boulogne a Parigi o Hyde Park a Londra. Per realizzarlo ci vollero più di 14.000 metri cubi di terreno agricolo, che furono trasportati dal New Jersey, con un lavoro enorme durato anni.

Il parco fu ufficialmente completato nel 1873. Il resto è storia. Oggi il parco è una vera calamita per cittadini e turisti: sono circa 40 milioni le persone che ogni anno lo visitano.

Ma ora Central Park si rifà il look. L’assetto di questa oasi verde sta per cambiare, grazie a un significativo restyling che coinvolgerà gran parte del storico giardino. Il restyling, organizzato dal Central Park Conservancy, interesserà l’area nord di Harlem Meer, confinante con Harlem, meno popolare e frequentata della parte sud, dove si trovano siti turistici come Grand Army Plaza, tra la Fifth Avenue e la 59esima Strada, il Central Park Zoo e la pista di pattinaggio Wollman Rink. L’obiettivo è dare lo stesso lustro anche all’estremità settentrionale. A partire dalla zona dimessa di Lasker Rink and Pool (che attualmente resta chiusa per gran parte dell’anno), che verrà completamente rifatta con spazi coperti, per fungere da pista di pattinaggio d’inverno e laghetto d’estate, diventando finalmente vivibile tutto l’anno.


New York. Il Central Park si rifà il look. 150 milioni per riqualificare l'Harlem Meer

The Mall. Versione autunnale

Verranno risistemati anche il Duke Ellington Memorial, il primo monumento cittadino dedicato un artista afroamericano, il Dana Discovery Center on Harlem Meer, centro polivalente che offre dalle mostre ai laboratori per bambini. Il Conservatory Garden verrà rinnovato radicalmente, con i tre giardini, italiano, francese e inglese.

I lavori, insomma, saranno consistenti: anche nel costo. Per il progetto di riqualifica di Harlem Meer si prevede una spesa di 150 milioni di dollari, quasi 135 milioni di euro, e almeno quattro anni di lavoro. Per ora, infatti, la fine dei lavori (che inizieranno nel 2021) è fissata al 2024, data in cui verrà consegnato a New York un nuovo Central Park. Il tutto nel pieno rispetto della natura.


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New York. Riapre il Moma. L’ampliamento del museo è kolossal


E’ cresciuto il cuore dell’arte moderna nella Grande Mela. Con il 30% di spazio in più a livello espositivo, il 21 ottobre a New York riapre il celebre MoMA (Museum of Modern Art) dopo quattro mesi di ristrutturazione. Un restyling milionario costato 450 milioni di dollari di investimenti, e che ha reso necessaria anche la temporanea chiusura del sito, da giugno. Ora si ripropone al visitatore non solo su uno spazio più ampio, in modo da gustare centinaia di nuove opere, ma anche in un design profondamente rinnovato. 
 
Grazie ai nuovi interventi il museo la cui sede degli anni Trenta ha subito diversi restauri, ora sarà in grado di sfruttare 15.329 metri quadrati per esporre “2.400 opere all’anno, contro le 1.500 in media di prima” ha spiegato il direttore Glenn Lowry. Le opere, che verranno presentate per tematiche, usufruiranno inoltre di una migliore luce naturale. 
 
Per Lowry il nuovo MoMA dovrà riflettere la filosofia del primo direttore del museo, Alfred Barr. “Lo immaginava come un  laboratorio nel quale il pubblico è stato invitato. Il pubblico avrebbe partecipato all’esperimento di guardare e pensare all’arte moderna. Il museo cambia e si evolve mentre l’arte moderna e contemporanea cambia e si evolve”. 
 
I temi e le opere cambieranno ogni sei mesi ma i “pezzi” principali e più rappresentativi, come Les demoiselles de Avignon di Pablo Picasso, rimarranno sempre esposte. “Le icone saranno sempre visibili” ha precisato il direttore. 
 
Quella appena conclusa è la seconda fase di un progetto iniziato nel 2014 da Yoshio Taniguchi e poi arricchito con un ampliamento dell’edificio verso ovest attraverso un varco alla base del grattacielo progettato da Jean Nouvel vicino al museo. Della nuova torre, il Moma di fatto occuperà i primi tre piani.
 
Chi avrà la fortuna di visitare a breve la struttura rimessa a nuovo noterà la scritta “Hello.Again” opera di Haim Steinbach che fungerà da introduzione attraverso le sale dell’edificio della 53esima. Vecchio e nuovo palazzo saranno collegati attraverso ampi varchi di metallo che accompagneranno i visitatori alle varie sale in cui verranno esposte le opere in parte in ordine cronologico ma soprattutto per temi, momenti e tendenze artistiche.  Come sempre, la permanente che ospita Van Gogh, Monet, Matisse, Picasso e tanti altri rimarrà una delle aree più importanti del MoMA ma sarà arricchita dalla possibilità, per i visitatori, di ritrovarsi con pochi passi in percorsi inediti.
 
 Spazio inoltre a “In and Around Harlem”, omaggio alla cultura afroamericana. Camminando poi fra le varie opere di Serra, Rothko, Pollock, Rauschenberg, Warhol e altri, impreziosite da una nuova illuminazione, ci si potrà imbattere in tantissimi capolavori già noti ma “remixati”, come piace dire ai responsabili del Moma.

Ci saranno infatti ambienti dedicati ai live, all’arte sperimentale, a festival, alla ripresentazione di opere emblematiche, ad istallazioni sonore come Rainforest V o a laboratori “per esplorare idee, domande e processi artistici che nascono dalla nostra collezione e dalle nostre mostre. Puoi entrare in qualsiasi momento per partecipare a vivaci conversazioni, interagire con artisti, fare arte, riflettere e rilassarti o trovare suggerimenti per esplorare il Museo” scrivono i responsabili sul sito del MoMA.
 
 Infine la nuova versione del museo promette di essere più inclusiva, di dare più spazio ad artiste donne  e di ospitare opere che rappresentino più Paesi nel mondo. Chiaramente, per offrire una visita ancor completa ai visitatori che dal 21 ottobre godranno del nuovo MoMA, sono stati rivisti anche i punti ristoro con maggiore offerta e orari più estesi.


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La vacanza in Grecia? Te la paghi con Instagram


Il candidato ideale è qualcuno “che conosca come scattare foto affascinanti su Instagram e non è spaventato di sperimentare nuovi contesti e attività”. Non proprio un identikit proibitivo, a prima vista. È quello che la società Unforgettable Greece ha disegnato per la sua ultima operazione: un ottimo utente (e viaggiatore) di Instagram, in grado di sfornare contenuti di un certo livello, che trascorra nove giorni in giro per la Grecia. Con un solo incarico: documentare il suo viaggio attraverso post e storie sulla piattaforma videofotografica controllata da Facebook.
 
Ma come funziona, nel dettaglio, la proposta? Il o la fortunata utente prenderanno il controllo dell’account Instagram di Unforgettable Greece e verrà pagato 550 euro per questo. Non solo, la compagnia di viaggio si accollerà anche le spese del soggiorno in alcuni dei migliori alberghi del Paese e fornirà un Samsung S10, uno degli ultimi top di gamma del brand sudcoreano, per scattare le foto e girare i video, dispositico che gli o le rimarrà alla fine dell’esperienza. A meno che, ovviamente, il o la selezionata non disponga già di uno smartphone di ultima generazione con un comparto fotografico adeguato. La sorpresa, però, è un’altra: il viaggio vale sostanzialmente per due persone, visto che è possibile portarsi un amico.
 


La vacanza in Grecia? Te la paghi con Instagram

Dai panorami di Santorini alla storia di Atene passando per la scatenata movida di Mykonos e le infinite sfumature delle isole del Paese, spunti su come occupare quei 9 giorni di singolare vacanza certo non ne mancano. D’altronde la Grecia macina record turistici anno su anno: nel 2018 i visitatori sono stati 33 milioni (solo nel 2015 erano 26 milioni) e gli arrivi con aumentano di circa il 7% all’anno da molto tempo. L’obiettivo è 35 milioni di presenze per il 2020. Per candidarsi al concorso occorre caricare le proprie migliori foto di viaggio o aggiungere a quelle già online il tag @UnforgettableGreece e l’hashtag omonimo. Le candidature, che saranno valutate da una giuria, sono aperte fino al 15 novembre per un fenomeno che, sempre di più, sta prendendo piede ai quattro angoli d’Europa. Guinness, per esempio, ha lanciato il mese scorso una simile call per recensori ed esperti di birre che siano disponibili a “testare” i migliori bar di Dublino. Hotels.com, invece, è andata in cerca dei più acuti cani (e dei loro compagni umani) per dare un’occhiata ai migliori alberghi pet-friendly del mondo. Il tour greco si svolgerà ovviamente nell’estate del 2020.
 
“Vogliamo che qualcuno, che ha la passione per i viaggi e la fotografia, si unisca a noi – si legge nell’annuncio del particolare impiego – se riesci a srotolare i migliori hashtag di viaggio, se sei sempre alla ricerca di modi originali per catturare uno scatto panoramico e se sei capace di far sì che le persone tocchino due volte i tuoi scatti Instagram, desideriamo entrare in contatto con te”. Nello specifico, le tappe della vacanza saranno la capitale Atene, Mikonos, Santorini e Creta e fra le esperienze del tour di 9 giorni si leggono, oltre agli alloggi di lusso, i trasferimenti privati, la visita guidata e privata dell’Acropoli, il giro delle migliori spiagge di Mykonos in Jeep, un giro in barca a vela durante al tramonto a Santorini e lezioni private di cucina a Creta

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Guardia e la riviera di San Francesco. Il fascino della Calabria occitana


Se le spiagge della riviera dei Cedri fanno sognare gli amanti della vacanza al mare, quest’angolo della Calabria racchiude, nei suoi borghi tesori, meno conosciuti, ma capaci di regalare emozioni quanto la sua costa. Un paesaggio, in provincia di Cosenza, parallelo e segreto, dove il tempo e le auto vanno a ritmo lento, soprattutto in autunno. «Guardai dalla mia finestra un paesaggio che era già dentro di me e sentii un’emozione che era già nel paesaggio». Lo dice lo scrittore argentino Eise Osman ed è la sensazione che si prova varcando l’arco d’ingresso di Guardia Piemontese. Un piccolo centro storico raccolto sul ciglio di un colle che guarda al mare (sorge a poco più di 500 metri sull’acqua), come una sentinella. Un tempo il paese si chiamava solo La Guardia, per la torre risalente all’anno 1000 che serviva a controllare il passaggio delle navi saracene che in quel periodo infestavano il Mediterraneo. Prese il nome di Piemontese quando i Valdesi dal Piemonte raggiunsero la Calabria per sfuggire alle persecuzioni: era la fine del 1200. Nei secoli la comunità è sempre rimasta ben ancorata alla propria identità etnica, e ha cercato in ogni modo di preservarla attraverso antiche tradizioni e mantenendo la lingua occitana, la lingua doc del Sud della Francia che si studia ancora nelle scuole elementari a Guardia Marina e che qui parlano tutti. Non meravigliatevi se ad accogliervi sentirete un “benvengut”, un benvenuto che alle vostre orecchie risuonerà un po’ strano.

E vi sembrerà di essere all’estero e non in Italia guardando i nomi delle vie che sono anche in occitano. A spiegarvi la storia, con passione e amore per il territorio, è Sandra, una delle guide del “Centro Culturale Gian Luigi Pascale”, un museo che parte dalle origini dei primi sbarchi dei valdesi di lingua occitana nei porti di Paola e Cetraro (XIII secolo) costretti a fuggire dalle loro terre d’origine per l’intolleranza cattolica sempre più incalzante e violenta. «Favoriti dalla loro parlata, che li isolava e proteggeva, continuarono a professare la loro fede valdese, ma con estrema prudenza per non provocare la reazione dei cattolici locali», racconta la giovane. «Essi continuarono a tenere contatti con le loro valli d’origine tramite i “barba” – parola che significa “zio” e che ancora usiamo – predicatori itineranti che, spacciandosi per artigiani e mercanti, con la Bibbia nascosta sotto le vesti, continuavano a diffondere il loro credo religioso». Nonostante la discrezione e la prudenza di queste genti, la loro storia si concluse nel giugno del 1561 con un terribile massacro. In quell’anno, la Chiesa cattolica condannò a morte migliaia di innocenti nel paese, con l’accusa di eresia, donne e bambini inclusi. Oggi, in memoria di quell’antico eccidio è rimasta la porta d’ingresso, da allora chiamata “la porta del sangue”. Si dice che fu così tanto il sangue versato che i vicoli fino alla porta si tinsero di rosso. Seguendo le strade acciottolate, mentre i gatti sonnecchiano vicino alle porte antiche, caratterizzate da spioncini per il controllo, si respirano ancora le atmosfere del tempo. Le viuzze strette e silenziose tra scalette e ballatoi, le case addossate le une alle altre che sembrano essere state costruite per proteggersi, per comunicare facilmente, per far fronte comune contro qualsiasi pericolo esterno. Nel centro culturale si possono ammirare anche gli abiti che un tempo indossavano le donne: quello giornaliero, da festa e quello da sposa. Si differenziavano per i tessuti. Pizzi preziosi, trame e nastri d’oro per l’abito da nozze, velluto resistente per quello giornaliero. Particolare il copricapo chiamato “Penalh”, penaglio, e il grembiule detto “foddile”.

Al di sotto, vi è anche un piccolo laboratorio artigianale. Alcune donne del paese hanno ripreso la tradizione e li realizzano a telaio e a mano. Una ricchezza umana e culturale che si aggiunge, dunque, a quella già sconfinata della natura circostante. Di fronte, infatti, una piazzetta apre uno scorcio di ineguagliabile bellezza sul blu del cielo e del mare, un balcone da cui affacciarsi per riempire gli occhi di meraviglie e far vagare lo sguardo fino alle Eolie e Capo Palinuro e sul verde dei boschi che sfuma nell’oro e nei rossi ottobrini.


Guardia e la riviera di San Francesco. Il fascino della Calabria occitana

Terrazza. Fiumefreddo Bruzio

Quando si ritorna sulla strada principale si è accolti da un cartello con su scritto: Terme Luigiane, fonte di perenne giovinezza. E si deve tornare a molti anni indietro per capirne la ragione. Sono la più antica e conosciuta stazione di cura della Calabria (fu il medico napoletano Giovanni Pagano a dare il nome di Luigiane in segno di ringraziamento verso il Principe Luigi Carlo di Borbone che gli concedette il patrocinio per la sua ricerca sulle proprietà terapeutiche di queste acque), e si trovano tra il territorio di Acquappesa e Guardia Piemontese. La fama del potere curativo di queste acque (le più ricche di zolfo in Europa) è confermata persino da Plinio il Vecchio, mentre il primo documento che ne testimonia l’uso terapeutico è una lettera del 1446, firmata da San Francesco da Paola (a poca distanza c’è il santuario, meta di numerosi fedeli). Illustri medici come Gauthier, De Voto, Messini, Frugoni ne hanno attestato l’eccezionale efficacia terapeutica, riportata in numerosi trattati e testi universitari. Aperte stagionalmente fino a metà novembre, propongono anche trattamenti esclusivi come la Ionoforesi con le alghe bianche termali: lo zolfo contenuto nelle acque termali è introdotto nell’organismo attraverso la pelle usando una particolare corrente elettrica. I benefici? Aiutano a combattere le malattie reumatiche, perfetti per la stagione fredda. Da qui si può raggiungere, e merita la deviazione, lo scoglio della Regina, già noto come Petra Majura, dalla forte carica evocativa. Qui il mare lascia emergere dall’acqua un prezioso dono della natura che spicca in alto, quasi ad accarezzare il cielo, pronto a separare le spiagge dell’Intavolata e Acquappesa, a Nord, da quelle di Guardia Piemontese Marina a Sud. Diverse le leggende collegate. Si racconta che un Re, caduto sotto incantesimo, non fosse mai soddisfatto delle sue vittorie. Questa sua inquietudine lo portò a  partire per un’altra battaglia ma giurò alla moglie che sarebbe stata l’ultima.

Prima di partire le disse di guardare verso l’orizzonte perché il suo ritorno sarebbe stato anticipato da una luce rossa nel cielo. Un giorno la sovrana, si arrampicò sullo scoglio per vedere meglio, ma perse l’equilibrio e scomparve tra le onde. Si dice che al tramonto gli spiriti della coppia reale s’incontrino e le loro anime felici riescano a placare il mare più tumultuoso. La strada che porta verso Lamezia (e quindi l’aeroporto), non si misura in chilometri ma in emozioni, ed è costeggiando il mare cristallino (questa parte della riviera Tirrenica è detta di San Francesco) che si arriva a San Lucido, la cui posizione fa già metà della sua bellezza: “posato su un colle luminoso, tanto che guarda il sole che sorge e tramonta”. Si gira nel silenzio che avvolge, affascina e quasi stordisce. I contrasti dei colori, gli scorci che si aprono all’improvviso, il digradare dell’azzurro del mare in lontananza, sono un invito a godere di un angolo di mondo che sfugge a ogni mondanità. Alzate lo sguardo anche verso le mura, per notare le numerose maschere che le adornano (realizzate dall’artista locale Marilena Malito). Rappresentano i volti dei saraceni che hanno invaso e dominato la zona. E ai saraceni sono legate anche due vicoli: via Donna Poppa e via Donna Vienna. Si tratta di due giovani che al tempo dell’invasione di questi arabi preferirono togliersi la vita, piuttosto che donarsi a loro o sposarli senza amore. Tra le tante curiosità ci sono la scalinata e la statua dell’amore. Si dice che scattarsi un selfie con lo sfondo di queste due opere garantisce amore duraturo per la coppia. Anche se il set per eccellenza per immagini memorabili è quello con vicino la statua di Cilla, dello scultore Salvatore Plastina, che domina lo scenario costiero. Chi era Cilla? Una donna che amò molto e attese invano il suo Tuturo, un marinaio che dopo una battuta di pesca non fece più ritorno a casa.

La scoperta dei paesi porta, infine, a Fiumefreddo Bruzio (Jiumifriddu nel dialetto locale), inserito nell’elenco dei borghi più belli d’Italia, poco battuto dal turismo di massa, ma che non smette mai di riservare sorprese per chi cerca l’autenticità e la semplicità. Una tappa in questo lembo d’Italia è un’esperienza che non si dimentica. Nella chiesa Matrice, vicino l’altare maggiore, si può ammirare l’opera del Solimena, il Miracolo di San Nicola di Bari, il cui è rappresentato San Nicola nell’atto di resuscitare un fanciullo di nome Basilio. È questo uno dei dipinti più belli del Barocco italiano. Famose qui anche le opere di Salvatore Fiume che nel periodo in cui risiedette in paese (dal 1975 al 1996) ne ha realizzate diverse e le ha donate alla comunità. Se amate l’arte presepiale, fate una sosta in via Manzoni. Si trova una bottega che è una sorta di “Natale in Casa Cupiello”, solo che al posto dei Cupiello c’è la famiglia Spina (Enzo che prosegue la tradizione di suo padre Attilio). La rappresentazione della Natività è una vera opere d’arte che riflette il paese in scala con i particolari minuziosi, pastori in argilla, scale, case, curate in ogni dettaglio, come anche i personaggi alle prese con gli antichi mestieri.

La terrazza panoramica, Largo Torretta con la luce che cambia di minuto in minuto, non può non catturarvi. Aveva ragione Guido Piovene, quando nel suo Viaggio in Italia raccontava della Calabria come una regione di una bellezza prepotente.
 



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Testare i letti nelle suite, fare il tassista al Polo. I lavori più curiosi nell’industria del turismo


Domani, 27 settembre, si celebra il World Tourism Day, la giornata mondiale del turismo organizzata dalla World Tourism Organization che quest’anno sarà dedicata interamente al lavoro nel settore dell’hospitality. In questo mondo si assiste sempre di più alla nascita, accanto alle professioni “tradizionali”, di altre nuove e sempre più insolite: tra le più gettonate dagli italiani che avrebbero voglia di cambiare lavoro spicca il tester per il comfort dei letti nei luxury hotel (44%), seguito dal travel blogger (39%), e dal guardiano di un’isola deserta tropicale (35%).  A rivelarlo è Volagratis.com che, per celebrare la giornata, è andato alla ricerca dei più particolari lavori nel settore del turismo: dal personaggio Disney nei parchi divertimento al tassista in Antartide, passando per l’insegnante di surf per cani in California

Trasformarsi in un personaggio del mondo Disney


Testare i letti nelle suite, fare il tassista al Polo. I lavori più curiosi nell'industria del turismo

I sogni d’infanzia possono diventare realtà: trasformarsi almeno una volta nella vita in Ariel, Biancaneve, il Principe Azzurro o Peter Pan. A Disneyland Paris, nella capitale francese, e a Disney World, a Orlando, in Florida è possibile diventare animatori e attori e vestire i panni del proprio personaggio preferito. Gulp!

Bed Warmer


Testare i letti nelle suite, fare il tassista al Polo. I lavori più curiosi nell'industria del turismo

Capita a tutti di desiderare intensamente il momento in cui ci si tuffa sotto le coperte, ma in inverno non sempre la temperatura del proprio letto è quella desiderata. Per evitare di utilizzare coperte elettriche, alcune catene inglesi di hotel, in particolare nelle aree di Londra e Manchester, hanno deciso di assumere i “bed warmer”, degli scalda-letto umani a disposizione di ospiti più freddolosi.
 

Tassista… in Antartide


Testare i letti nelle suite, fare il tassista al Polo. I lavori più curiosi nell'industria del turismo

Nella terra del ghiaccio non ci sono le strade a cui siamo abituati ma i numerosi ricercatori che partecipano alle spedizioni scientifiche hanno ugualmente bisogno di un trasporto, per non parlare dei coraggiosi turisti che si avventurano all’estremo Sud del nostro pianeta: esistono i tassisti anche in Antartide, sicuramente meno stressati per il traffico.

Dog Surfing Coach


Testare i letti nelle suite, fare il tassista al Polo. I lavori più curiosi nell'industria del turismo

California: terra di onde, sabbia e sole, un paradiso per gli amanti del surf. A San Diego, è comparsa la figura del dog surfing coach: l’istruttore di surf per cani. L’insolita idea sembra aver preso piede e oggi non è troppo strano vedere cani di ogni dimensione provare a domare le onde.
 

Suonatore di cornamusa


Testare i letti nelle suite, fare il tassista al Polo. I lavori più curiosi nell'industria del turismo

Non vi è musica e danza scozzese che non sia accompagnata da una cornamusa. Pare, però, che sia uno degli strumenti più difficili da maneggiare ed è proprio per questo che i suonatori scarseggiano. Attraverso lezioni e corsi, però, si può imparare quest’arte  dedicandosi ad un’insolita esperienza lavorativa tra castelli, piazze e teatri. Per concedersi un anno sabbatico sui generis.

Hotel Falconer


Testare i letti nelle suite, fare il tassista al Polo. I lavori più curiosi nell'industria del turismo

La falconeria è un’arte antichissima: un tempo veniva praticata principalmente per la caccia, oggi viene messa in scena durante spettacoli come nel caso di Abu Dhabi, per regalare un’esperienza insolita agli ospiti dei migliori alberghi dell’Emirato. Una curiosa attività lavorativa da vivere con i piedi immersi nella sabbia del deserto.
 

Custode di un’isola deserta


Testare i letti nelle suite, fare il tassista al Polo. I lavori più curiosi nell'industria del turismo

In Australia, Scozia e Galles si cercano persone che non soffrano la solitudine ma abbiano, al contrario, il desiderio di prendersi cura di un’isola deserta. Le mansioni sono le più disparate: manutentore del faro, operatore turistico, addetto al controllo della fauna e della flora. Insomma, niente paura: non c’è da annoiarsi.

Tester per il comfort dei letti nei luxury hotel


Testare i letti nelle suite, fare il tassista al Polo. I lavori più curiosi nell'industria del turismo

La customer experience è la priorità per i luxury hotel. Per offrire un servizio impeccabile, alcune delle più importanti catene e aziende sono quindi costantemente alla ricerca di tester di letti, che, in tutto il mondo, si mettano a disposizione per provare e giudicare la miglior opzione di comfort. Sogni (anzi lavori) d’oro.
 

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Carlo Verdelli
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Metropoli sicure. Asia regina, poi Amsterdam e la Scandinavia. Italia a centro classifica


Templi tra i grattacieli, pulizia, ordine, grandi parchi verdi e viali alla moda. Caotica, psichedelica, pop e al tempo stessa spirituale, Tokyo è una città dalle mille anime, una megalopoli piena di contrasti, dove gheisce e cyber-cafè convivono pacificamente, con quartieri futuristici pieni di led e insegne giganti, e antichi ryokan dove il tempo sembra essersi fermato.

Tra le tante qualità che la capitale giapponese offre a turisti e residenti, ora c’è un vantaggio in più: Tokyo è la città più sicura del mondo. Uno di quei posti perfetti sotto tanti punti di vista, dai servizi sanitari eccellenti ai trasporti pubblici, dai piani di emergenza dopo le catastrofi alla preparazione sulla sicurezza informatica. A incoronarla la città più sicura al mondo è il Safe Cities Index stilato dall’Economist Intelligence Unit (EIU), che ha messo la città giapponese al primo posto, davanti a Singapore e Osaka. L’indice, che per stilare la classifica valuta valori come le infrastrutture, il controllo per le strade, la qualità delle cure sanitarie, la quantità di pericoli e violenza di ogni paese, assegna all’Asia quindi il podio. Ma l’Europa non manca. Al quarto posto infatti sfila a sorpresa Amsterdam, grazie alla sua capacità di mantenere l’ordine cittadino, seguita da un’altra grande metropoli, Sydney, che, nonostante le dimensioni, si dimostra una meta tranquilla. Non sorprende invece il Canada, in lista al sesto posto con Toronto, più volte citato dagli esperti di rating come paese esemplare, migliore dell’americana Washington DC (settima) che a sua volta supera la tanto ammirata Copenaghen all’ottavo posto (nominata ogni anno come la città più felice al mondo).

Torniamo in Asia per Seoul, che si guadagna il nono posto grazie a ingegnose infrastrutture, come la strepitosa Seoullo 7017, innovativo parco progettato dallo studio olandese MVRDV, che strizza l’occhio all’High Line newyorkese trasformando un lungo tratto stradale dismesso in un’oasi verde dove si cammina tra fiori,  24.000 alberi e piante di 228 specie diverse. Quindi ancora l’Australia, con Melbourne, in decima.

“Nonostante l’Europa sia la migliore quanto a strutture sanitarie, è molto indietro nel campo della sicurezza digitale e innovazioni verdi”, motivano gli esperti dell’Economist Intelligence Unit. Non tutto è perduto però. E al Vecchio Continente restano comunque in classifica quattro città, tra la decima e la ventesima posizione. A partire da Stoccolma, che segue l’undicesima Chicago, sfilando alla frizzante San Francisco il dodicesimo posto.

Londra batte New York, e si classifica 14esima, subito prima della Grande Mela. Con telecamere a ogni angolo e controlli all’avanguardia, la capitale inglese ha fatto grandi passi avanti in termini di sicurezza. Ma non è solo questo a renderla tra le venti città più sicure al mondo. Londra ha investito anche in infrastrutture e sostenibilità: lo dimostra il suo ultimo progetto, il Tide, sulla Greenwich Peninsula, immenso parco sopraelevato progettato da Diller Scofidio + Renfro, che offre tranquilli sentieri a piedi o in bici.


Metropoli sicure. Asia regina, poi Amsterdam e la Scandinavia. Italia a centro classifica

Singapore. A sinistra l’ArtScience Museum

Le ultime cinque posizioni vedono classificarsi ancora l’Europa, con la tedesca Francoforte (numero 16). La megalopoli caotica per eccellenza, Los Angeles, risulta una meta più sicura della neozelandese Wellington (al 18esimo posto) e di Zurigo (al numero 19). La ventesima è Hong Kong, che, nonostante sia una metropoli all’avanguardia e cosmopolita, ha ancora molta strada da fare.

Tra le venti mete più sicure al mondo l’Italia non c’è. Per trovare una delle nostre città dobbiamo scendere fino al 29esimo posto, dove sfilano Milano e Roma (rispettivamente al 29esimo e 30esimo), precedute da due destinazioni mediorientali, Dubai e Abu Dhabi.

Le città meno sicure sono Caracas, Yangon, Karachi, Dhaka, in Bangladesh, e, sessantesima, Lagos, in Nigeria. “La ricchezza non è un indice di sicurezza”, spiegano il rapporto dell’Economist Intelligence Unit, “ma purtroppo sono le metropoli dei Paesi in via di sviluppo a risultare le più rischiose dove viaggiare o vivere”.



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Backpackers, ecco i Paesi migliori per viaggiare zaino in spalla


In vetta ci sono Finlandia, Danimarca e Canada. Che certo di paesaggi mozzafiato da gustare zaino in spalla, nel pieno di un lungo viaggio senza biglietto di ritorno, ne hanno da offrire a bizzeffe. Ma nella top ten c’è tanta vecchia Europa: si va dalla Repubblica Ceca alla quarta piazza alla Svezia che segue, dando così incredibile centralità alla selvaggia Scandinavia, fino al sesto posto dell’Olanda e al settimo dell’Austria. Chiudono questa particolare classifica, quella delle migliori mete per i backpacker duri e puri, Emirati Arabi, Australia e Singapore.
 
A stilarla è stata la piattaforma australiana Globehunters.com, fra i punti di riferimento per il settore di chi ama viaggiare in modo avventuroso ed economico, alla ricerca di esperienze uniche ma non senza la voglia di concedersi qualche lusso di tanto in tanto. Per farlo occorre trovare Paesi che agevolino questa modalità di viaggio, faticosa ma di grande soddisfazione e libertà. Che poi, spesso, coincide molto con il proprio stile di vita anche a casa. Il ranking mette insieme quasi 80 Paesi – gli ultimi in classifica sono Nigeria, Tanzania e Uganda – ma l’aspetto divertente, e più utile, è la tipologia di parametri presi in considerazione.
 
Ricalibrando la classifica secondo questi elementi, infatti, le posizioni possono mutare. E anche di molto. C’è per esempio l’“happiness score”, l’indice di felicità, che ad esempio fa fare un balzo nelle prime posizioni alla Svizzera (altrimenti 29esima) e al Costa Rica (21esimo). Oppure l’indice della sicurezza, molto importante per chi spesso viaggia in solitaria: nessun problema a Singapore, Svizzera e Giappone, massima attenzione invece in Venezuela, Colombia, Sudafrica, Nigeria e Ucraina. O ancora l’indicatore del costo della vita, parametro centrale per un viaggio spesso di medio-lungo periodo e il più possibile low-cost: i Paesi dove occorre il budget più basso sono Pakistan, Tunisia, India e Venezuela, i più cari (senza troppe sorprese), Svizzera, Giappone e Danimarca seguiti da Corea del Sud, Irlanda e Francia.
 

Ma la classifca di Globehunter.com prende in considerazione anche la diffusione di internet con connessioni casalinghe e mobili (ma di generazione 3G). Nel primo caso, la massima diffusione al 99,9% si trova in Corea del Sud, Kuwait (99,7%) ed Emirati Arabi (96,9%) seguiti da Giappone, Olanda e Qatar. Difficile collegarsi, invece, in Tanzania – dove la connettività casalinga tocca poco più dell’8% delle abitazioni – Uganda (8,9%) e Bangladesh (14,5%).
 
Va meglio con le reti 3G, comunque di vecchio standard, che vedono l’Italia sul podio al 100% con Colombia e Polonia e a dire il vero un nutrito gruppo di Paesi alla massima copertura, dal Belgio a Taiwan. Male, ma comunque su percentuali più confortanti rispetto alle connessioni fisse, in Namibia (53%), Nigeria (54%), Nepal (54,1%) e perfino in Russia col 77%. Le percentuali sono infine più elevate per le reti elettriche in città (sopra l’80% in quasi tutti i Paesi considerati tranne che in Uganda, 23,3%, Tanzania, Namibia, Myanmar e Nigeria) e in campagna. In questo caso i Paesi sotto la soglia di collegamenti sotto la soglia dell’80% sono un po’ di più e ci sono anche destinazioni molto apprezzate, dal Kenya alla Cambogia.
 


Backpackers, ecco i Paesi migliori per viaggiare zaino in spalla

I diversi parametri sono stati presi da fonti piuttosto rispettabili. L’indice di felicità, per esempio, è ricavato dal World Happiness Index. Quello di sicurezza, invece, dal Peace Index e in particolare dalla voce “Societal Safety”. E se le soglie dei collegamenti a internet sono attinte dall’Inclusive Internet Index il costo della vita è fornito dal Cost of living Index di Numbeo. Sono evidentemente cifre difformi fra loro, è naturale, ma che comunque contribuiscono a dare un quadro chiaro di come e dove mettersi in viaggio con lo zaino stracolmo.
 
E l’Italia come ne esce? In fondo, non troppo male. Anche se con delle ombre. Se infatti nella posizione assoluta occupa il 36esimo posto, dunque staziona anche se di poco nella parte alta del ranking, guadagna posizioni per quanto riguarda la felicità (31esima) e ne perde per la sicurezza (45esima, dietro a Paesi come Giordania e Uruguay) ma fa un salto di diverse caselle per il costo della vita contenuto (16esima piazza). Contrastante il dato sulla connettività che ci mette al 37esimo posto per i collegamenti casalinghi (qualcuno si ricorda il “digital divide” nelle zone a scarso interesse di mercato?) e appunto al vertice per la copertura mobile, tradizionalmente molto forte nel nostro Paese. Nessun problema, ovviamente, per l’elettricità né nelle città né nelle zone rurali.
 
 
 
 

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