Viaggio di gruppo, sostenibile e a prova di distanza: in Italia la app delle avventure responsabili


Viaggi di gruppo sostenibili e responsabili. Progettati per proteggere la fauna selvatica con cui i turisti interagiscono, le comunità locali che incontrano, le attrazioni turistiche che visitano. E anche viaggi “carbon free”: prima della partenza viene misurato l’impatto in termini di CO2, scegliendo soluzioni che consentano di ridurlo il più possibile e sostenendo diversi progetti compensativi, dalla riforestazione delle aree incendiate in Spagna con “Bosques sostenibles” al rimboschimento su terreni degradati negli stati indiani di Orissa, Andhra Pradesh e Chattis fino al progetto eolico “Oaxaca III” nella regione messicana di Oaxaca che produce energia pulita per circa 700mila abitazioni della zona. Questa è la formula di Huakai, una realtà per viaggi di gruppo nata in Spagna che sbarca ora in Italia con il suo format.
 
Barca a vela, kayak, trekking ad alta quota o viaggi alla scoperta di paesaggi naturali unici al mondo. Huakai mescola avventura, relax ed esperienze culturali. Una startup dei viaggi attiva dallo scorso settembre: nata da un’idea del madrileno Francesco Cerro e del marchigiano Roberto Castelli che, dopo aver venduto oltre 100 viaggi tra dicembre e febbraio, hanno deciso di non lasciarsi fermare dalla pandemia e hanno scelto l’Italia per proporre la loro personale formula di viaggio. Anche in epoca di sicurezza e distanziamento sociale. 
 
D’altronde sempre più giovani ricercano esperienze di viaggio emozionanti da poter condividere con un gruppo di persone affini, per età e interessi, per retroterra e passioni. Per questo i viaggi Huakai sono organizzati in piccoli gruppi da sei a 15 partecipanti al massimo, guidati da un coordinatore esperto, che si occupa di tutta la gestione dell’itinerario. Le mete proposte sono ritagliate su misura di partecipanti dai 25 ai 40 anni che vogliono scoprire il mondo, vivere nuove avventure e stringere amicizie che, si spera, dureranno una vita. Facendolo però in sicurezza: durante ogni viaggio verranno “osservate scrupolosamente le norme del Paese di destinazione”, spiegano dalla startup, in modo da tutelare la salute di ogni viaggiatore. Il coordinatore Huakai garantirà il rispetto delle regole da parte di tutti e, grazie alla partnership con mascherine.it, ad ogni partecipante verranno forniti dispositivi di protezione individuale (mascherine e gel disinfettante).
 


Viaggio di gruppo, sostenibile e a prova di distanza: in Italia la app delle avventure responsabili

Per il 2020 la prima tra le mete proposte per l’estate 2020 è proprio la Spagna, con quattro destinazioni: un surf camp nella selvaggia Spagna del Nord, il leggendario Cammino di Santiago in Galizia, la navigazione in veliero per le Baleari (Ibiza e Formentera) e un mix di cultura e spiagge incantate in Andalucia. Le altre mete europee spaziano dalla Grecia alla Croazia passando per il Portogallo, l’Islanda e la Scozia. Mentre sono in fase di finalizzazione itinerari a zonzo per Sicilia, Sardegna e Puglia per chi – e sono giustamente molti per i timori dell’epidemia – quest’estate vuole divertirsi rimanendo in Italia. Anzi, riscoprendola con occhi diversi.
 
“I nostri action travel uniscono l’esplorazione all’avventura, creando viaggi di gruppo indimenticabili e al tempo stesso rispettosi dell’ambiente – dice Roberto Castelli, co-founder di Huakai – oltre a ridurre l’uso della plastica monouso e a lavorare con provider con altissimi standard di rispetto dell’ambiente, abbiamo iniziato a calcolare le emissioni di CO2 generate per ogni viaggio, che vengono compensate investendo l’equivalente in progetti di riforestazione e di generazione di energia pulita. Siamo consapevoli che la sostenibilità non è un risultato, ma un percorso, che vogliamo continuare a seguire per rendere i nostri viaggi sempre più sostenibili per il pianeta”.
 
Non a caso, per il futuro l’obiettivo è espandere l’offerta anche verso altri paesi europei ma sempre con un occhio attento alla sostenibilità, aspetto fondamentale in ogni viaggio che viene organizzato grazie anche alla certificazione (in attesa) come B Corp, cioè una società certificata che applica standard credibili, completi, trasparenti e indipendenti di prestazioni sociali e ambientali in cinque categorie: governance, lavoratori, clienti, comunità e ambiente.
 
“Tutto inizia dalla nostra community di viaggiatori, che è riunita in un gruppo Facebook – aggiunge Fernando Cerro, co-fondatore di Huakai – qui è possibile conoscere i propri compagni di viaggio e iniziare a fare gruppo ancora prima di partire”. Per spingere verso la ripartenza, Huakai ha messo in campo un programma di sconti fino a 200 euro per tutto luglio sui propri viaggi. Ma quanto costano gli itinerari? Per il surf camp spagnolo ci vogliono, già scontati, 749 euro per otto giorni e sette notti. Ovviamente dai viaggi rimangono esclusi i trasferimenti da e per i punti di partenza, che possono incidere non poco ma che a ben vedere lasciano grande libertà ai partecipanti, e gran parte dei pasti. Includono invece gli alloggi, il noleggio dei mezzi, le lezioni di surf, l’assicurazione, alcune cene e altri servizi.
 
“Ho visto che negli ultimi anni in Italia i temi della sostenibilità e il rispetto per l’ambiente sono diventati sempre più importanti – conclude Castelli a Repubblica – siamo sicuri che i viaggi Huakai riusciranno a trovare un loro pubblico anche qui, come ci confermano le prime prenotazioni che stanno già arrivando, nonostante l’incertezza generale dovuta al Covid che ci costringe a navigare a vista. Crediamo in una risposta positiva del mercato italiano, molto sensibile a temi come quello della sostenibilità”.



Source link

Touring Club, ecco il primo “cammino certificato”. Via alle bandiere arancioni dell’escursionismo


Oggi Touring Club Italiano, alla presenza della Sottosegretaria di Stato al Ministero per i beni e le attività culturali e per il turismo Lorenza Bonaccorsi, lancia un nuovo programma territoriale nazionale volto alla valorizzazione e certificazione dei cammini e dei percorsi in Italia, mettendo a frutto le competenze sviluppate in 22 anni di lavoro svolto con 3.000 Comuni attraverso l’iniziativa Bandiere Arancioni.

Nasce così un progetto che promuove concretamente un modo di viaggiare all’insegna della sostenibilità e dell’autenticità dell’esperienza turistica, in totale coerenza con gli attuali trend della domanda. Tra le principali motivazioni radicate nel turista dei cammini troviamo infatti un mix di interessi culturali (22%) e il desiderio di praticare un turismo diverso da quello di massa (17%). Inoltre, nell’ambito di un turismo attivo, emerge la predilezione per le vacanze a piedi (quindi trekking, escursioni, cammini per il 67%), seguite dagli sport invernali (31%) e dai tour in bicicletta (24%).

Il “Touring Club Italiano – spiega il direttore generale Giulio Lattanzi – continua a lavorare per prendersi cura dell’Italia come bene comune, per renderla più conosciuta, attrattiva e accogliente”, promuovendo concretamente un modo di viaggiare all’insegna della sostenibilità e dell’autenticità dell’esperienza.

“Il turismo dei cammini è uno dei segmenti più interessanti del settore in questi anni – concorda il sottosegretario Mibact al turismo, Lorenza Bonaccorsi – Sarà ancora più apprezzato alla fine del periodo che stiamo vivendo”.

Ma come si certifica un cammino? Alla base del processo c’è il Modello di Analisi dei Cammini (M.A.C.) che, attraverso l’indagine di oltre 200 indicatori, valuta la qualità complessiva dell’esperienza turistica, dalla segnaletica alla mobilità, dalla fruibilità delle risorse alla varietà dei servizi dedicati al camminatore, dalla governance del territorio alla sua promozione, fino alla manutenzione, pulizia e fruibilità del tracciato stesso. L’analisi ripercorre l’esperienza del turista/camminatore, costruendo il modello partendo dal suo punto di vista. Al termine dell’analisi viene elaborato un Piano di valorizzazione del Cammino che suggerisce interventi di sviluppo e miglioramento dei tracciati e dell’offerta locale connessa


Touring Club, ecco il primo "cammino certificato". Via alle bandiere arancioni dell'escursionismo

Il primo cammino certificato oggi dal Touring Club Italiano è il Sentiero del Viandante, insignito della certificazione per l’elevata qualità dell’esperienza turistica che offre al camminatore che lo percorre. Il percorso si estende per circa 50 chilometri sulla costa orientale del lago di Como, da Abbadia Lariana fino a Piantedo, passando per Bellano (Comune certificato con la Bandiera Arancione del TCI) e attraversando una serie di piccoli borghi tra arte, cultura e natura, boschi e terrazzamenti vista lago coltivati a ulivo. “È grazie a questo tipo di iniziative che il territorio riscopre la sua capacità di accogliere il turista attraverso un’offerta innovativa e di qualità. Mettere a sistema le singole realtà locali per creare un vero percorso di consumo turistico è ciò che sta alla base di questa certificazione di cui siamo orgogliosi di essere capofila” conclude Antonio Rusconi, Presidente dell’Accordo di Programma del Sentiero del Viandante.



Source link

Voglia di vacanze misurata su Google: da Gallipoli al Giglio col bonus in testa


Hotel, parchi, villaggi. Poi Gallipoli, Conero, Elba o Giglio, fra le mete più ricercate. E soprattutto, per chi ne ha diritto in base alla soglia Isee, con l’aiuto del bonus vacanze (qui la guida completa per richiederlo). Secondo l’indagine stilata da AvantGrade.com, società di digital marketing, sulla base delle ricerche effettuate dagli italiani su Google nel corso dell’ultimo mese, il cosiddetto “sentiment” è ovviamente legato a una grande voglia di relax e di svago. Anche se vale la pena ripetere sempre che non siamo fuori dall’epidemia e occorre attenersi, anche nei contesti vacanzieri, alle misure basilari di igiene e distanziamento, con l’uso della mascherina dove necessario.
 
Dopo l’annuncio del bonus vacanze si è dunque registrata la prima impennata sul motore di ricerca. In particolare, nel periodo dal 10 al 16 maggio, è emersa con forza la voglia di svago degli italiani. Partendo dall’argomento “vacanza”, eccezion fatta per la Campania che è stata la regione dove si è cercato di più, le zone più vivaci sotto questo punto di vista sono state quelle del Centro Italia. In particolare Umbria, Lazio e Toscana. Insieme a Lombardia, Valle d’Aosta e Piemonte. Cambia invece il dato delle città: Napoli ha più voglia di ferie seguita da Bologna, Genova, Brescia e Roma.
 


Voglia di vacanze misurata su Google: da Gallipoli al Giglio col bonus in testa

Gallipoli, Puglia

Il bonus vacanze, assegnato già a oltre 350mila nuclei familiari, è un altro forte interesse degli italiani: le chiavi più cliccate sono appunto “bonus vacanze covid-19”, “bonus vacanza come ottenerlo” e “chi accetta bonus vacanze”. Già, perché una volta accordato il buono, spendibile come credito sul conto della struttura e anche dei servizi di altro genere come quelli balneari a patto che siano inclusi nella stessa fatturazione e in parte come detrazione, bisogna individuare le strutture che lo accettino come forma di pagamento. Non sembrano essere moltissime. Per aiutare i beneficiari a orientarsi Federalberghi ha creato una piattaforma con l’elenco delle strutture, compresi b&b, case vacanze, agriturismi o villaggi, che aderiscono. All’utente basta inserire date e destinazione, ma anche solo la regione per chi volesse farsi ispirare, e visualizzare l’elenco degli alberghi. Simulando una ricerca per il fine settimane 24-26 luglio se ne trovano per esempio 235 in Emilia-Romagna, 61 in Sicilia, 111 in Toscana, appena 26 in Puglia e 36 in Sardegna. Ma anche 69 in Liguria.
 
Tornando all’indagine, emerge infine anche l’irrefrenabile voglia di ferie dei single, forse e in parte perché più colpiti dall’isolamento del lockdown: la ricerca “speed vacanze” segna infatti un +4.050%. Tra gli argomenti correlati, spiega l’analisi, le ricerche per destinazione regalano una conferma importante: gli italiani cercano opportunità da Nord a Sud del nostro Paese. Ancora troppi i problemi con l’estero, in particolare fuori dall’Unione Europea, con quarantene al rientro e situazioni sanitarie poco chiare. Le mete più ambite sembrano essere Gallipoli (che ha fatto segnare +300% di ricerche), la riviera del Conero (+200%), l’isola d’Elba (+200%) e l’isola del Giglio (+200%) e di nuovo la Puglia con Vieste (+180%).
 
Ma cosa cercano gli italiani? Chi ha effettuato più ricerche nel settore viaggi ha navigato in cerca di soluzioni diverse tra parchi a tema, guest house e mete specifiche. Per “Curon Venosta – comune Italiano” balzo del 950% (il paese altoatesino sulle rive del lago di Resia, e sul suo campanile sommerso, legato anche all’omonima serie tv su Netflix) mentre “parco acquatico” segna un +250%. Vanno forti anche le Cinque Terre con un +200% di ricerche, Finale Ligure (+150%), Porto Cesareo (+140%), Palinuro (+140%) e Sperlonga (+140%).
 


Voglia di vacanze misurata su Google: da Gallipoli al Giglio col bonus in testa

Curon Venosta (Alto Adige)

Per quanto riguarda gli hotel, le regioni più attive nella ricerca sono state Trentino-Alto Adige, Emilia Romagna, Veneto, Lombardia e Val d’Aosta. Non c’è purtroppo da stupirsi: i dati dimostrano la voglia di evadere dopo il lockdown, soprattutto dai territori più colpiti. Chi ha cercato un albergo si è soffermato su località specifiche, che hanno dunque fatto registrare forti picchi: la già vista Palinuro (+250%), Varazze (+200%), Finale Ligure (+170%), Tropea (+170%) e l’isola di Ponza (+170%).
 
Anche i villaggi però sono molto ambiti dagli italiani, soprattutto al Sud. Campania, Puglia e Basilicata sono infatti le regioni più attente a questa soluzione, buona per tutta la famiglia. Infine, per quanto riguarda le case vacanza, le richieste su Big G dimostrano quanto sia un’opzione che piaccia a campani, laziali e siciliani. La parola chiave più ricercata in tal senso è “casa vacanze puglia” (+250%). Continua a convincere, è ormai un evergreen per gli italiani, anche la soluzione agriturismo.
 
La ricerca di AvantGrade.com regala anche un’interessante mappa sulle preferenze legate alle piattaforme online per prenotare viaggi e vacanze. Che tuttavia, vale la pena ricordarlo, sono escluse dalla possibilità di utilizzare il bonus. Booking.com è senza dubbio la più cliccata, in particolare a Napoli, Catania, Bari, Verona e Brescia. Segue Airbnb, che invece piace più in termini relativi a Torino, Palermo, Modena Bologna e Firenze. “Il Bonus vacanze ha riacceso la voglia di muoversi degli italiani soprattutto sul corto e medio raggio, nel weekend e in case vacanze” – commenta Ale Agostini, direttore di AvantGrade.com – le città con più voglia di partire sono risultate Napoli, Bologna e Genova, mentre fra le mete più desiderate svettano diverse affascinanti località marittime del Sud. È un bel segnale di ripresa per l’Italia intera”.



Source link

Seul chiama Unesco: “Togliete quel sito giapponese dal World Heritage, nasconde la segregazione dei coreani”



No a quei siti Unesco giapponesi, sono un inno alla prigionia e alla segregazione. La Corea sta per chiedere ufficialmente all’agenzia delle Nazioni Unite di rimuovere dalla lista del Patrimonio dell’umanità uno dei siti nipponici introdotti di recente.

Sotto accusa uno dei ventitré siti World Heritage attualmente ascritti per il Paese del Sol Levante: i “Siti della rivoluzione industriale ‘Meiji’: acciaio, cantieristica navale e miniere di carbone”. Inserito nella lista nel 2015 – quintultima iscrizione al Patrimonio per il Giappone – il sito raggruppa ventitrè diverse testimonianze della Rivoluzione industriale ottocentesca – risalenti ai periodi Bakumatsu e, appunto, Meiji – ubicati in diverse parti dell’arcipelago, ma concentrate perlopiù nel Sud-Ovest, tra Nagasaki, Hagi, Saga e Miike.

Il motivo delle proteste del vicino asiatico è presto detto. Durante la dominazione giapponese, ne Novecento, ma in particolare nel corso della Seconda guerra mondiale, migliaia di coreani vennero deportati e costretti a lavorare in quei siti. Un fatto questo, che Tokuo non esplicita nella promozione di questo suo “patrimonio” e tantomeno nelle mostre a tema, fornendo un’immagine distorta di questo suo pezzo di storia.

Nei giorni in cui le statue degli schiavisti o comunque di quei grandi personaggi del passato la cui vicenda umana e politica appare oggi macchiata dal pregiudizio razziale vengono rimosse, la controversia segue i canali della politica. In una nota diffusa dal deputato Jeon Yong Gi, del partito democratico attualmente al governo a Seul, si legge che “il ministero della cultura, dello sport e del turismo sudcoreano invierà una lettera all’agenzia delle Nazioni unite entro la fine del mese”. Il parlamentare spiega che in particolare “la Corea del Sud sostiene che i materiali di presentazione ai siti contengano contenuti sull’isola di Hashima, nel sud-ovest del Giappone, che contraddicono direttamente l’impegno del Giappone a dimostrare che un gran numero di coreani furono deportati contro la loro volontà e costretti a lavorare in condizioni estreme”.

Al momento, la replica nipponica è stata affidata al massimo portavoce del governo, Yoshihide Duga. L’alto dirigente ha spiegato che “finora tokyo non ha ricevuto notifiche dalla Corea del Sud, ma il governo continuerà a trattare la questione in modo appropriato. Abbiamo sempre preso sul serio le raccomandazioni del comitato del patrimonio mondiale e rispettato i nostri impegni”.

La miniera di carbone dell’isola di Hashima, nella prefettura di Nagasaki è nota come “battleship island” per la sua caratteristica forma, che fa pensare a una portaerei. Nella primavera scorsa, dopo innumerevoli ritardi, dovuti non ultima alla crisi pandemica, Tokyo ha aperto il visitor center del sito, che racchiude un piccolo museo, che racconta la storia dell’ex miniera. La mostra permanente non nasconde la presenza di lavoratori coreani, ma affida a loro discendenti che oggi vivono in Giappone una narrazione secondo la quale gli operai non venissero trattati in modo discriminatorio”. 

Da qui le proteste di Seul, che a detta dei suoi rappresentanti governativi aveva ricevuto da Tokyo la garanzia che quel sito sarebbe diventato l’occasione per celebrare la memoria di quei lavoratori coreani.

Negli ultimi anni, non poche tra iscrizioni, cancellazioni e inserimenti nell’elenco dei siti in pericolo operati dall’Unesco hanno scatenato polemiche. Eclatanti quelle relative dell’inserimento di Betlemme con procedura d’urgenza, nel 2013, a favore della Palestina, e alla cancellazione di Dresda.



Source link

Copenhagen, nasce il Parkipelago: isole artificiali per aumentare il verde pubblico nella stagione del distanziamento


Copenhagen, capitale del green. Ecologica, creativa, innovativa, la città danese è da sempre un esempio di buon vivere, considerata uno dei paesi più felici al mondo, pioniera nello sviluppo dell’urbanistica sostenibile con progetti all’avanguardia in fatto di bioedilizia e lavori sorprendenti (vedi il termovalorizzatore disegnato da Bjarke Ingels, con pista da sci annessa).

Ora l’ultima novità si chiama Copenhagen Islands, ed è il primo parco diffuso al mondo. Si tratta di un arcipelago di isolotti artificiali, con dimensioni micro ma grandi potenzialità, che verranno ormeggiati al largo delle coste cittadine, per permettere a danesi e turisti di godersi il verde, ma distanziati. Con questo “Parkipelago”, come l’hanno definito gli autori del progetto, Marshall Blecher e Magnus Maarbjerg dello Studio di architettura

Fokstrot, inaugura un nuovo concetto di parco pubblico: aperto a tutti, dove immergersi nella natura, ma in isolamento. Ogni atollo – che sarà ultragreen perché costruito in legno, nei cantieri navali della zona – sarà un piccolo eden fiorito, con alberi, erbe spontanee e piante endemiche, perfetto per ospitare uccelli e insetti, mentre gli ancoraggi a cui attraccare e le scalette per raggiungere la superficie della piattaforma diventeranno l’habitat ideale per molluschi e alghe.


Copenhagen, nasce il Parkipelago: isole artificiali per aumentare il verde pubblico nella stagione del distanziamento

Ma c’è di più: le isole galleggianti non saranno solo macchie di verde in mezzo al mare, ciascuna avrà una sua identità, una funzione ben distinta dalle altre. Raggiungibili solo via mare (non dimentichiamo che Copenaghen è la patria di barche, kayak, windsurf o canoe, che potranno essere attraccate agli isolotti), le piattaforme galleggianti offriranno di tutto, dalla piccola spa con sauna in legno privata, al deck arredato con barbecue e dehor al fresco. Ci saranno zone nuoto sicure o semplici giardinetti dove prendere il sole, sedersi a pescare o meditare. Non mancherà una caffetteria dove fermarsi per uno spuntino o un drink al tramonto. Persino un “floating stage”, un palco galleggiante per assistere a esibizioni live, concerti e proiezioni, dalla comodità della propria imbarcazione.

Il primo prototipo era stato sperimentato con successo in tempi non sospetti: nel 2018, la piattaforma di legno chiamata CPH-O1, un’isola di 25 metri quadrati, con un tiglio di 6 metri al centro, ormeggiata tra le acque vicino la costa, ha ospitato una mostra fotografica e diversi eventi. Con l’attuale situazione di emergenza il progetto è cresciuto, diventando un vero parco.

Le location pensate per ospitare le isole sono varie, ma si concentrano nel cuore del porto di Copenhagen. L’obiettivo non è solo, ovviamente, vivere la natura in sicurezza, ma anche riportare lo spirito selvaggio autentico delle aree marittime in città.

Costruito per la collettività, aperto a tutti e gratuito, il Parkipelago è un progetto intelligente, che si adatta a ogni stagione, anche al freddo inverno danese. Se d’estate, infatti, le piattaforme verranno sparpagliate tra le acque, per far vivere anche a chi resta in città una vera vacanza marittima, durante la stagione fredda le isole verranno riunite e avvicinate alle rive, per creare un “super-continente”, facile da raggiungere anche a piedi dal porto, capace di ospitare festival, spettacoli o eventi.

Un progetto davvero all’avanguardia, insomma. Non a caso Copenaghen è stata definita la ‘Sustainable City of the Future’, un esempio per il resto d’Europa (e del mondo).



Source link

Granada. Riapre Alhambra, il simbolo dell’arte moresca: 1000 visitatori nel primo giorno


Ha riaperto l’Alhambra. Simbolo dell’Andalusia, e dell’architettura araba a livello europeo, il complesso monumentale di Granada era come la pressoché totalità dei monumenti spagnoli e non solo chiuso per la pandemia. La riapertura anticipa di pochi giorni quella delle frontiere di Madrid con l’Europa comunitaria e in generale, con l’area Schengen, prevista per questo fine settimana, domenica, con l’eccezione del confine con il Portogallo, che verrà riaperto a inizio luglio, al pari del resto del mondo.

Nel grandioso edificio sito Unesco, che è uno dei luoghi più visitati di Spagna con circa 2,7 milioni di ospiti annui, nel primo giorno non si sono visti più di mille ospiti, il che, come si dice ormai da molte parti, è comunque un inizio. La prima visitatrice è stata una 36enne messicana che vive nel Sud del Paese iberico.


Granada. Riapre Alhambra, il simbolo dell'arte moresca: 1000 visitatori nel primo giorno

Con una giornata estremamente luminosa, il complesso di edifici, giardini e mura fortificate che si stagliano sulla Sierra Nevada ha dato il suo meglio. Lo scarso affollamento ha fatto il resto. L’Alhambra (il cui nome secondo l’ipotesi più accreditata deriva dall’arabo e significa ‘quella rossa’, e si deve al colore che il complesso monumentale assume al tramonto) è stata il quartier generale dei Nasridi, l’ultima dinastia islamica che ha regnato nella Penisola Iberica fino alla conquista da parte dei re cattolici Ferdinando e Isabella, nel 1492.

 





Source link

Flavio Ferrari Zumbini, il campione di poker che gira il mondo da sei anni: “I miei posti del cuore? Iran e Etiopia”


L’ultima foto è datata 6 marzo 2020. Sulle strade polverose di Mogadiscio, Somalia, “probabilmente la città più pericolosa del mondo”, un runner italiano corre la mezza maratona indossando una maglietta con la quale chiede la liberazione di Silvia Romano, all’epoca ancora nelle mani dei sequestratori: “Invocavo l’aiuto economico dell’emiro del Qatar. Da quanto leggo, pare mi abbia ascoltato. Scherzo, ovviamente, ma è un ricordo che porterò sempre con me”.

Flavio Ferrari Zumbini, due lauree a pieni voti, già dirigente della Ferrero, poi campione di poker e adesso “ambasciatore disoccupato”, fece in tempo a prendere l’ultimo volo per Roma prima del lockdown che l’ha bloccato per mesi a casa dei genitori, in un bel quartiere della capitale. Per uno che da sei anni era in giro per il mondo e aveva visitato 150 nazioni su 193 prendendo 362 voli e spendendo qualcosa come 223 mila euro, un autentico trauma: “Non stavo a casa per tutto questo tempo da quando ero ragazzino. Però ho avuto modo di rimettere a posto il mio blog e di sistemare affari burocratici che mi trascinavo da troppo tempo. Riscoprendo quanto è bello farsi un po’ viziare dai genitori…”.  

Non durerà a lungo perché Flavio – c’è da giurarci – riprenderà presto il suo cammino in giro per il pianeta: “Quando sarà possibile varcare i confini con meno restrizioni”, spiega. Perché l’obiettivo, naturalmente, è quello di attraversare i 43 Paesi che mancano alla collezione e diventare uno dei tre italiani a poter vantare questo incredibile record: “Da quanto leggo sul web, almeno uno degli altri è un funzionario delle Nazioni Unite. Magari di alcuni luoghi ha visto solo l’aeroporto. Io sono un viaggiatore puro, uno di quelli che non programmano quanto devono stare in un posto. Mi piace scoprire la natura, l’arte, la storia. E so che alla fine ce la farò a completare il giro del mondo: mi mancano solo tre Paesi complicati, la Siria, lo Yemen e la Libia. Per il resto sono posti agevoli che non vedo l’ora di andare a conoscere”.

La storia di Flavio Ferrari Zumbini è quella di un universitario modello – “sì studiavo molto” confessa – destinato a una brillante carriera da manager in una delle aziende italiane più conosciute al mondo, la Ferrero, ovvero la Nutella. “A 25 anni lavoravo già a Lussemburgo. Esperienza bellissima, per carità, ma la sera mi annoiavo terribilmente. I colleghi erano tutti cinquantenni con famiglia, in pratica l’unico svago dopo il lavoro era una birretta al pub. E così, solo con un computer, mi sono avvicinato al poker online. Erano gli anni in cui l’hold’em cominciava a diffondersi nel mondo, in Italia lo conoscevano in pochissimi. Cominciai a giocare con assiduità e metodo, vincevo spesso e insomma, a un certo punto ho capito che questo gioco poteva farmi guadagnare parecchio. In più, con i tornei live, avrei potuto girare il mondo grazie all’aiuto degli sponsor: meglio di cosi?”.

Flavio vince tornei a raffica, partecipa con profitto anche alle WSOP di Las Vegas, in pratica i campionati del mondo del poker, intasca premi niente male e comincia a collaborare con Poker Italia 24, la tv che trasmette i tornei di tutto il mondo: “Però, come tutte le passioni, prima o poi cominci a stufarti. E poi io ho sempre sognato di girare il mondo, a un certo punto ho deciso di mollare tutto e di partire. Certo, non ero fidanzato, non avevo figli, è stato tutto più semplice: con i soldi vinti, i diritti di un fortunatissimo libro (ovviamente sul poker) e quanto avevo guadagnato vendendo l’auto, mi sono messo in marcia. Doveva essere un anno sabbatico, sono diventati sei. Mi ha fermato solo il coronavirus”.

E allora via con i frammenti di viaggio che da qualche mese sono diventati un blog seguitissimo e una pagina Facebook con quasi 50 mila followers: “L’Afghanistan dove ho partecipato all’unico evento sportivo aperto a uomini e donne insieme, la Finlandia dove per scommessa ho dato da mangiare a una renna indossando soltanto un kimono tra i ghiacci, il selfie nella piazza di Pyongyang sfidando le guardie del regime, la nave cargo dove mi sono imbarcato per vivere il mare, transitare a Suez e navigare nelle acque somale infestate da pirati, le “Porte dell’inferno” in Turkmenistan, la Repubblica di Jacuzia, in Russia, che è il punto più freddo al mondo”.

Il racconto potrebbe proseguire all’infinito, visto che il mondo non è poi tanto piccolo. Ma ci sono un paio di posti rimasti più degli altri nel cuore? “Non ho dubbi – riprende Ferrari Zumbini – scelgo l’Iran, il fascino dell’antica Persia che abbiamo studiato a scuola, e l’Etiopia, montagne di 4000 metri e grandi città dove è facile scorgere ancora vecchi contadini con gli aratri di legno. Pensavo di essere accolto con freddezza perché in Etiopia noi italiani abbiamo parecchio da farci perdonare: e invece ho trovato un popolo accogliente e per nulla rancoroso. E poi… beh, il posto più bello è sempre il prossimo, no?”.

Che cosa riserva il futuro all’ambasciatore disoccupato che si sente un po’ Marco Polo (e infatti ha scelto come mascotte un gallinaccio che somiglia tanto al famoso viaggiatore veneziano e si chiama Marco Pollo) non lo sa nemmeno lui: “Intanto diciamo che non sono un vero ambasciatore, mi sono solo attribuito un’immunità diplomatica virtuale che mi permette di sentirmi a pieno un cittadino del mondo.  In cosa si trasformerà questa esperienza? Non lo so ancora, forse un nuovo libro, forse una agenzia di viaggi, forse altro. Si vedrà, non ho fretta. Non ho mai fatto programmi a lunga scadenza e ho già vissuto diverse vite. Mi diverto come un pazzo, e forse folle lo sono un po’ davvero. Ma se non si sogna, che vita è?”
 



Source link

Da Firenze a Roma. In un mese. Il cammino nel cuore dell’Italia sulle orme di Francesco


“… e cercare di conservare più a lungo possibile l’enorme importanza del sogno che abbiamo percorso”. E’ la frase finale di un libro davvero particolare. Racconta un viaggio in cammino, fisico e spirituale, e difficilmente potrà non rimanere in mente a chi ama percorrere le strade con meravigliosa lentezza o sognare di farlo. Il libro è di Fabrizio Ardito, uno di più noti descrittori dei cammini d’Europa, e ci porta passo dopo passo su “Le Vie di Francesco”. Da Firenze ad Assisi, fino a Roma, attraverso meraviglie naturali e storiche del centro Italia che – nelle tappe intermedie – raccontano paesaggi quasi incontaminati.

Duecento pagine ci guidano non solo alle tappe del viaggio, ma alle sensazioni di questo particolare e antichissimo modo di viaggiare: “La bellezza di una camminata lunga diverse settimane, com’è quella dedicata al ricordo di Francesco, sta  nei minuscoli punti quotidiani e nelle ampie e inconsuete dimensioni complessive”. 450 km nei quali – seguiamo sempre Ardito – “il paesaggio cambia volto ed è proprio la lentezza del cammino che permette di cogliere appieno le sue variazioni”: prima le conifere, poi i “faggi lucidi di muschio”, poi assolati olivi e ginestre, infine i salici: “Colli, valichi, cascate, fiumi e vette segnano nella mente i luoghi fondamentali del cammino”. Anzi, dei Cammini (con molte varianti), che hanno ovviamente come centro Assisi (da nord e da Roma) e che questo libro-guida riunisce in un unico percorso da Firenze alla capitale (“attraversato tante volte e in tanti anni”).


Da Firenze a Roma. In un mese. Il cammino nel cuore dell'Italia sulle orme di Francesco

La Via di Francesco verso Greccio (RI – Foto Fabrizio Ardito)

E poi c’è Francesco. Veniamo subito avvertiti da Ardito (che è la miglior guida italiana verso Santiago) che la Via di Francesco è lontanissima dal celebre Camino che ha rilanciato percorsi già ben delineati nei secoli. Qui, invece, la Via di Francesco è “una invenzione moderna”, che mette insieme le tante vie e i luoghi percorsi dai frati insieme al loro maestro e che dei loro spostamenti lasciarono fitte indicazioni geografiche oltre che meravigliose testimonianze. Ma non è la sola differenza che ci aiuta a capire il fascino unico di questo percorso: qui – a differenza del Camino – “molti dei luoghi dove i frati predicarono e vissero sono ancora oggi abitati da francescani o religiosi”, e questo – si intuisce dai tanti racconti nel libro – conserva per il viaggiatore un fascino molto più genuino.

E, ancora, le caratteristiche della via. Ardito ricorda nell’introduzione che “non c’è nulla di più lontano da un exploit sportivo di una giornata trascorsa con lo zaino lungo la strada”, ma l’impegno fisico per questi 450 km è ben superiore – si intuisce – a quello richiesto per coprire le più lunghe distanze dei Cammini di Santiago. Francesco e i suoi frati “erano dei grandissimi camminatori”, si spostavano “su e giù per crinali e tratturi”: tra Toscana, Umbria, nord del Lazio di pianure ce ne sono ben poche. Non sono rare le tappe nelle quali bisogna prepararsi a mille e più metri di dislivello. Il cammino in mezzo alla natura e agli uomini era il centro del messaggio francescano, e si vede.

Dopo un capitolo che riassume il percorso da Firenze con la meraviglia di Camaldoli, La Via inizia dal monastero di La Verna per passare attraverso la Toscana aretina, entrare in Umbria (Città di Castello, Gubbio) fino ad Assisi, per proseguire sui sentieri verso Foligno fino a Spoleto (“la mia valle Spoletina”, scriveva Francesco) e, attraverso la Valnerina, arrivare a Terni e alle cascate delle Marmore. E poi si entra nel Lazio, nella “Valle Santa” reatina con i monasteri di Greccio, Poggio Bustone, Fonte Colombo. E da qui in Sabina per puntare a Roma.


Da Firenze a Roma. In un mese. Il cammino nel cuore dell'Italia sulle orme di Francesco

Via di Francesco. Eremo di Montecasale (AR – Foto Fabrizio Ardito)

Sono solo scarne indicazioni per avere un’idea di come si snodano le 23 tappe suggerite. Ma il punto rimane lo spirito del camminare. Il cardinale Matteo Maria Zuppi, nella appassionata introduzione, suggerisce che “il cammino ci fa essere noi stessi, ci obbliga a scendere da cavallo… come fu per Francesco. Ci libera di pesi inutili e ci restituisce all’essenziale, fino a farci capire che non servono nemmeno i tanti navigatori che uccidono la bellezza e l’avventura anche se ci sembra ci rendano sicuri”. E’ una sintesi perfetta, che rimanda ad una curiosità venuta in mente a Fabrizio Ardito: “Un treno ad alta velocità copre la distanza tra Firenze e Roma in 90 minuti. In cammino servono trenta giorni nella meraviglia. A spanne tre minuti sul treno corrispondono a una giornata con lo zaino in spalla…”. Ai lettori la conclusione.

(Fabrizio Ardito, Le vie di Francesco, Ediciclo editore)



Source link

Canarie. Le dune di Maspalomas: un deserto che non rivedremo più



Sabbia dorata a perdita d’occhio venata dal vento, dune alte e soffici che puntano all’orizzonte. È un panorama incontaminato e primordiale quello desertico, fatto di silenzi assoluti, luoghi aridi e panorami infiniti. Difficile immaginare uno scenario simile in una delle spiagge più famose d’Europa.

Non siamo nel bel mezzo del deserto del Sahara, infatti, ma a Maspalomas, nella parte meridionale dell’isola Gran Canaria, una delle destinazioni più gettonate tra i turisti in terra spagnola, scelta ogni anno dai moltissimi viaggiatori che affollano la costa, soprattutto nei mesi estivi. Il vento e le onde dell’Oceano Atlantico sono il biglietto da visita di questa celebre località marina, ma la sua peculiarità sono proprio le dune, che movimentano il litorale ritagliandosi una lunga lingua di sabbia, tra la spiaggia e l’entroterra.

Paesaggio raro e suggestivo, le dune di Maspalomas sono diventate l’attrazione numero uno non solo a Las Palmas, ma in tutta Gran Canaria. Le chiamano il “piccolo Sahara”, quattrocento ettari di paesaggi aspri desertici. Ma bagnanti e turisti di ogni angolo del mondo la prendono d’assalto per scattare foto ricordo, per correre e tuffarsi tra le collinette soffici o semplicemente attraversare questo paesaggio surreale. Non capita mai, insomma di vederle deserte, senza nessuno, senza impronte o buche lasciate dal passaggio della gente (c’è persino chi fa snowboard scivolando con la tavola sulle montagne di sabbia). 

Ci voleva il lockdown per rivedere questo speciale deserto bagnato dall’Oceano, nella sua originaria interezza. Dopo l’isolamento forzato a causa l’emergenza da Covid-19, con le spiagge chiuse, la movida spenta, i chiringuito e i locali con le saracinesche abbassati, le strade vuote, le dune hanno ripreso a vivere, sono tornate intatte, in tutta la loro autentica natura. Uno scenario incredibile, che mostra la ricchezza di questa area protetta. Maspalomas infatti fa parte di una riserva di circa venticinque chilometri quadrati, che custodisce al suo interno svariati ecosistemi popolati da moltissime specie e panorami differenti. Oltre alle dune, che legano la terra all’oceano, c’è anche una piccola laguna circondata da palmeti, che tingono di verde la distesa infinita di sabbia. Il deserto poi si affaccia su alcune delle spiagge più amate da visitatori e gente del posto, a partire da Playa Maspalomas, o la splendida Playa del Ingles.

Ora nella Reserva Natural de las Dunas de Maspalomas le colline dorate sono più alte, più corpose e massicce. Un fenomeno da non sottovalutare: a causa dell’overtourism cui la zona (ma anche tutta l’isola) è soggetta, il deserto stava di fatto scomparendo. Tanto che la Riserva è stata costretta a dare vita a un progetto per la sua salvaguardia, “proyecto Masdunas”, istituito qualche tempo fa per il recupero delle famose montagnole, per salvarle dall’avanzare delle acque e dal ritiro delle formazioni di sabbia dalla costa, una perdita di circa 40mila metri cubi di superficie ogni anno. “L’emergenza sanitaria ha aiutato il miglioramento dei processi ecologici fondamentali di quest’area”, ha spiegato il direttore della Reserva Natural.

Senza la folla, insomma, si riscopre tutto il fascino di questo luogo selvaggio, primitivo, che offre uno spettacolo unico al mondo.



Source link

Giappone, piano da 10,5 miliardi per il turismo: per gli ospiti internazionali metà soggiorno sarà free


Esplorare la spettacolare isola settentrionale di Hokkaido, la più montuosa e fresca, in estate. O magari scoprire gli splendori di Kyoto – i cui templi non sono nel cuore della città moderna ma letteralmente la circondano in un’estensione che si sposa bene con l’idea stessa di distanziamento – prima che il turismo torni a farla da padrone. O comunque prima dell’anno olimpico slittato al 2021. Che qualcuno, dall’Italia o dall’Occidente riesca a farlo nel breve termine è ancora tutt’altro che scontato. Ma il Giappone, tra i primi Paesi a dover combattere il Coronavirus, ma anche tra i primi ad averlo fatto in modo efficace, sta provando con tutte le sue forze a rendere possibile quella che ad oggi sembra ancora un’impresa.

Un piano da circa 11 miliardi di euro è stato appena annunciato dal capo dell’Agenzia del turismo del Paese del Sol Levante, Hiroshi Tabata. Segue di pochissimo la proclamazione della fine dello stato di emergenza, ad opera del premier Shinzo Abe, che con una settimana di anticipo rispetto al previsto ha alzato le barriere nelle ultime cinque prefetture soggete a restrizioni, Tokyo, Chiba, Kanagawa, Saitama e la stessa Hokkaido.


Giappone, piano da 10,5 miliardi per il turismo: per gli ospiti internazionali metà soggiorno sarà free

Kyoto, il Fushimi-Inari Taisha

Punto forte, per i forestieri, del piano nippponico, una campagna di agevolazioni e sconti che dovrebbe coprire la metà delle spese dei turisti internazionali. I dettagli verranno divulgati presto. Le offerte saranno disponibili attraverso il sito ufficiale dell’ente del turismo giapponese. Essenzialmente, agli ospiti verrà offerta una notte ogni tre trascorse nell’arcipelago, oltre a biglietti gratis per siti e musei archeologici: qualcosa di simile a quanto prospettato, a inizio mese, dalla Sicilia, ma non ancora messo in opera. Possibili anche agevolazioni negli abbonamenti ferroviari – chi ha frequentato Tokyo e dintorni ne conosce l’utilità e la convenienza, anche a prezzo pieno, rispetto al costo delle singole tratte -. Il tutto dovrebbe essere operativo entro luglio, nonostante, al momento, il Paese non abbia ancora aperto le frontiere al turismo.

Tra i primi Paesi a ricevere il contagio dalla Cina, il Giappone ha saputo contenere la pandemia: in un territorio da 126 milioni di abitanti, accalcati su densità mediamente doppie rispetto a Paesi europei dalle estensioni simili – Italia in primis – Tokyo ha avuto “appena” 16.500 casi per 783 decessi.



Source link