Flavio Ferrari Zumbini, il campione di poker che gira il mondo da sei anni: “I miei posti del cuore? Iran e Etiopia”


L’ultima foto è datata 6 marzo 2020. Sulle strade polverose di Mogadiscio, Somalia, “probabilmente la città più pericolosa del mondo”, un runner italiano corre la mezza maratona indossando una maglietta con la quale chiede la liberazione di Silvia Romano, all’epoca ancora nelle mani dei sequestratori: “Invocavo l’aiuto economico dell’emiro del Qatar. Da quanto leggo, pare mi abbia ascoltato. Scherzo, ovviamente, ma è un ricordo che porterò sempre con me”.

Flavio Ferrari Zumbini, due lauree a pieni voti, già dirigente della Ferrero, poi campione di poker e adesso “ambasciatore disoccupato”, fece in tempo a prendere l’ultimo volo per Roma prima del lockdown che l’ha bloccato per mesi a casa dei genitori, in un bel quartiere della capitale. Per uno che da sei anni era in giro per il mondo e aveva visitato 150 nazioni su 193 prendendo 362 voli e spendendo qualcosa come 223 mila euro, un autentico trauma: “Non stavo a casa per tutto questo tempo da quando ero ragazzino. Però ho avuto modo di rimettere a posto il mio blog e di sistemare affari burocratici che mi trascinavo da troppo tempo. Riscoprendo quanto è bello farsi un po’ viziare dai genitori…”.  

Non durerà a lungo perché Flavio – c’è da giurarci – riprenderà presto il suo cammino in giro per il pianeta: “Quando sarà possibile varcare i confini con meno restrizioni”, spiega. Perché l’obiettivo, naturalmente, è quello di attraversare i 43 Paesi che mancano alla collezione e diventare uno dei tre italiani a poter vantare questo incredibile record: “Da quanto leggo sul web, almeno uno degli altri è un funzionario delle Nazioni Unite. Magari di alcuni luoghi ha visto solo l’aeroporto. Io sono un viaggiatore puro, uno di quelli che non programmano quanto devono stare in un posto. Mi piace scoprire la natura, l’arte, la storia. E so che alla fine ce la farò a completare il giro del mondo: mi mancano solo tre Paesi complicati, la Siria, lo Yemen e la Libia. Per il resto sono posti agevoli che non vedo l’ora di andare a conoscere”.

La storia di Flavio Ferrari Zumbini è quella di un universitario modello – “sì studiavo molto” confessa – destinato a una brillante carriera da manager in una delle aziende italiane più conosciute al mondo, la Ferrero, ovvero la Nutella. “A 25 anni lavoravo già a Lussemburgo. Esperienza bellissima, per carità, ma la sera mi annoiavo terribilmente. I colleghi erano tutti cinquantenni con famiglia, in pratica l’unico svago dopo il lavoro era una birretta al pub. E così, solo con un computer, mi sono avvicinato al poker online. Erano gli anni in cui l’hold’em cominciava a diffondersi nel mondo, in Italia lo conoscevano in pochissimi. Cominciai a giocare con assiduità e metodo, vincevo spesso e insomma, a un certo punto ho capito che questo gioco poteva farmi guadagnare parecchio. In più, con i tornei live, avrei potuto girare il mondo grazie all’aiuto degli sponsor: meglio di cosi?”.

Flavio vince tornei a raffica, partecipa con profitto anche alle WSOP di Las Vegas, in pratica i campionati del mondo del poker, intasca premi niente male e comincia a collaborare con Poker Italia 24, la tv che trasmette i tornei di tutto il mondo: “Però, come tutte le passioni, prima o poi cominci a stufarti. E poi io ho sempre sognato di girare il mondo, a un certo punto ho deciso di mollare tutto e di partire. Certo, non ero fidanzato, non avevo figli, è stato tutto più semplice: con i soldi vinti, i diritti di un fortunatissimo libro (ovviamente sul poker) e quanto avevo guadagnato vendendo l’auto, mi sono messo in marcia. Doveva essere un anno sabbatico, sono diventati sei. Mi ha fermato solo il coronavirus”.

E allora via con i frammenti di viaggio che da qualche mese sono diventati un blog seguitissimo e una pagina Facebook con quasi 50 mila followers: “L’Afghanistan dove ho partecipato all’unico evento sportivo aperto a uomini e donne insieme, la Finlandia dove per scommessa ho dato da mangiare a una renna indossando soltanto un kimono tra i ghiacci, il selfie nella piazza di Pyongyang sfidando le guardie del regime, la nave cargo dove mi sono imbarcato per vivere il mare, transitare a Suez e navigare nelle acque somale infestate da pirati, le “Porte dell’inferno” in Turkmenistan, la Repubblica di Jacuzia, in Russia, che è il punto più freddo al mondo”.

Il racconto potrebbe proseguire all’infinito, visto che il mondo non è poi tanto piccolo. Ma ci sono un paio di posti rimasti più degli altri nel cuore? “Non ho dubbi – riprende Ferrari Zumbini – scelgo l’Iran, il fascino dell’antica Persia che abbiamo studiato a scuola, e l’Etiopia, montagne di 4000 metri e grandi città dove è facile scorgere ancora vecchi contadini con gli aratri di legno. Pensavo di essere accolto con freddezza perché in Etiopia noi italiani abbiamo parecchio da farci perdonare: e invece ho trovato un popolo accogliente e per nulla rancoroso. E poi… beh, il posto più bello è sempre il prossimo, no?”.

Che cosa riserva il futuro all’ambasciatore disoccupato che si sente un po’ Marco Polo (e infatti ha scelto come mascotte un gallinaccio che somiglia tanto al famoso viaggiatore veneziano e si chiama Marco Pollo) non lo sa nemmeno lui: “Intanto diciamo che non sono un vero ambasciatore, mi sono solo attribuito un’immunità diplomatica virtuale che mi permette di sentirmi a pieno un cittadino del mondo.  In cosa si trasformerà questa esperienza? Non lo so ancora, forse un nuovo libro, forse una agenzia di viaggi, forse altro. Si vedrà, non ho fretta. Non ho mai fatto programmi a lunga scadenza e ho già vissuto diverse vite. Mi diverto come un pazzo, e forse folle lo sono un po’ davvero. Ma se non si sogna, che vita è?”
 



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