Alto Adige. Bocciato link sciistico con l’Austria. “Basta con i valichi, di questi tempi pensiamo alla natura”


No, quel valico con l’Austria non s’ha da fare. La Giunta provinciale di Bolzano ha bocciato oggi il progetto di un nuovo impianto sciistico che avrebbe dovuto collegare la vallata altoatesina di Melago con il ghiacciaio della Kaunertal, in territorio tirolese. In tempi di distanziamento sociale e di app che monitorano gli spostamenti un nuovo confine da tener d’occhio, seppur riservato a pochi sciatori, deve essere sembrata l’ultima delle priorità. Un’idea, semmai, capace di fa scoprire un’inaspettata, reciproca diffidenza ai cosiddetti versanti Nord e Sud del Tirolo, due entità che ai più mediterranei tra noi paiono perennemente unite a scagliarsi contro tutto quanto profumi di Belpaese.

Il progetto avrebbe dovuto integrare le aree sciistiche di Vallelunga, nel comune di Curon Venosta, un paese di poco più di duemila abitanti di cui molti conoscono – anche solo per fotografia – la chiesa per metà sommersa dal lago sommerso dalla creazione di un lago artificiale nell’ultimo dopoguerra Il tutto avrebbe poi permesso agli amanti della neve di varcare in confine italoaustriaco nei due sensi. Il tutto avrebbe garantito alla piccola località atesina l’annessione a un comprensorio che vanta fama e flussi di ospiti di una certa consistenza: un bel salto di categoria. Ora, dopo che se ne  parla da una trentina d’anni, con non poca vis polemica tra le fazioni di favorevoli e contrari, non se ne farà più nulla.

Nel comunicato della Provincia si legge che le valutazioni sugli aspetti socio-economici dell’intervento, espresse dagli esperti della commissione con il supporto scientifico della Libera Università di Bolzano non riconoscono una ricaduta socio-economica apprezzabile sull’intera regione dell’Alta Val Venosta (di cui la Vallelunga è un’alta propaggine laterale situata a Nord-Nord-est, n. d. r.). Un parere  – si legge – confermato nella sua completezza anche dall’Avvocatura della Provincia.


Alto Adige. Bocciato link sciistico con l'Austria. "Basta con i valichi, di questi tempi pensiamo alla natura"

Curon Venosta con il campanile che emerge dal lago

Nel riconoscere che sullo sviluppo economico di quell’area, che non è più dolomitica e soffre della sua posizione, stretta nella morsa tra le meraviglie dei Monti Pallidi e una vallata austriaca che già ha (aveva?) una certa dimestichezza con il turismo globale, l’assessora Maria Hochgruber Kuenzer, che ha firmato lo stop, sottolinea come “proprio la situazione attuale induce alla riflessione e mostra che la natura intatta può costituire una preziosa risorsa per lo sviluppo futuro”.

Insomma, uno stop all’ennesima possibile invasione futura della vacanza mordi e fuggi e al contempo un elogio alla riscoperta della natura e della lentezza, che si estrinseca nella bocciatura di un progetto che i gruppi ambientalisti locali osteggiano da sempre. Un piano che soltanto l’anno scorso non era troppo lontano dal ricevere semaforo verde. Ora, complice l’imprevedibile status da economia di guerra che ha ridefinito lo stesso concetto di bene comune, soccombe di fronte a problematiche, fino a ieri relegate al ruolo di impedimenta da rimuovere con il minimo sforzo possibile, oggi improvvisamente elette al rango di esigenze primarie.


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Il campanile sul lago ghiacciato d’inverno

L’intervento, chiesto dalla società gestrice degli impianti Oberländer Gletscherbahn, ha ricevuto parere negativo dal Comitato ambientale, che ha riconosciuto la val di Melago come un’area intatta dal punto di vista naturale. Situata a quota 1.900 metri, presenta zone originarie caratteristiche connotate da innumerevoli piccoli habitat dall’elevato grado di biodiversità. Tra le specie presenti ve ne sono alcune poste sotto tutela a livello internazionale. “Il territorio altoatesino si distingue per la varietà e l’unicità, soprattutto per quanto attiene i paesaggi naturali”, ha detto Hochgruber Kuenzer che sostiene: “Abbiamo il compito e la responsabilità di preservare questa varietà che è stata forgiata dai nostri antenati”.

Il viaggiatore in transito nell’area potrà comunque continuare a fare affidamento sul vicino Passo di Resia. Ma quella valletta laterale è salva. La più gretta delle ipotesi vede l’inversione di rotta come la matematica conseguenza dell’improvviso e impronosticabile ribaltamento del rapporto tra costi e benefici. La più nobile prospetta scenari da new deal nel rapporto tra economia e salvaguardia della persona, della comunità e della natura. In mezzo, una miriade di sfumature di grigio, tra cui non è reato intravedere le linee guida di possibili comportamenti futuri da adottare universalmente. L’auspicio è che un domani, che tutti auspichiamo senza pandemie e limitazioni di libertà individuali, non sia soltanto l’occasione per smarrire una volta per tutte quella consapevolezza dell’equilibrio tra uomo e ambiente, visto come bene inalienabile, che sembriamo avere almeno in parte ritrovato.



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