Scandola. Il gioiello corso invaso dai turisti. A rimetterci è il falco pescatore


Tanto bella quanto fragile. A nord ovest della Corsica, fra meravigliose falesie e acque turchesi circondate dal verde, la riserva naturale di Scandola lancia – secondo biologi e ambientalisti – una richiesta d’aiuto. Il problema è il numero di turisti che la visitano ogni anno: 3 milioni, il 75% di questi d’estate.  Ogni giorno nei mesi più caldi la riserva accoglie turisti con una crescita esponenziale che, avvertono i francesi, sta facendo scattare un campanello d’allarme per il futuro del delicato ecosistema di questo paradiso. 
 
Dal 1975 questa riserva è stata infatti dichiarata patrimonio mondiale dell’Unesco anche per cercare di proteggere un uccello particolare, il falco pescatore, specie a rischio che nidifica proprio sulle scogliere di Scandola. Da quando nella riserva è aumentato il numero di turisti, racconta un recente report della Afp, le nascite di nuovi falchi si sono ridotte al minimo. Non solo: le barche che attraversano le acque cristalline con a bordo italiani, francesi, spagnoli ma anche russi e tedeschi sempre più presenti nell’area, rischiano di impattare sulla crescita della posidonia e delle alghe marine, fondamentali per gli equilibri della vita.

Da quasi quarantacinque anni la riserva naturale e area marina protetta è un sogno raggiungibile solo in barca, grazie a gite che partono dalla piccola Marine di Porto e in circa 40 minuti raggiungono l’area circondata dalle rosse scogliere. Una volta arrivati a bordo dei gommoni, i turisti possono godere le bellezze di “una riserva gioiello per la Corsica e per l’intero Mediterraneo, ma dove ora sta lampeggiando una luce rossa d’allarme” sostiene il biologo marino Charles-Francois Boudouresque, che spiega come flora e fauna, dalle alghe sino al falco pescatore ed alcune specie di pesci, soffrano per la presenza impattante dei visitatori. La stagione turistica coincide infatti “con la stagione degli amori dei falchi pescatori” spiega Boudouresque, professore del Mediterranean Institute of Oceanography.

Per via del turismo eccessivo, dice il francese all’Afp,  “il successo riproduttivo dei falchi è zero o quasi zero, senza pulcini o con un solo pulcino all’anno”. Il biologo, a capo del consiglio scientifico consultivo di Scandola, teme che il falco pescatore possa estinguersi in 50 anni. Uno dei problemi che impattano maggiormente sulla vita del falco è proprio quella delle barche, troppo vicine alle scogliere e attive nel “disturbare” la vita degli animali. Ecco perché da luglio, su richiesta del comitato scientifico, le imbarcazioni a Scandola devono mantenere una distanza minima di 250 metri dai nidi dei falchi pescatori durante la stagione riproduttiva. 
 
E’ un primo passo per cercare di arginare l’impatto del turismo ma resta ad esempio il problema del rumore delle barche che secondo Boudouresque spaventano la fauna ittica, mentre le ancore sganciate dalle imbarcazioni – alcune delle quali senza guide autorizzate – rovinano i fondali ricchi di piante marine.

“È strano per una riserva naturale vedere tutte queste barche – dice Pierre Gilibert, un medico di 65 anni,  visitatore abituale di Scandola – potrebbe essere saggio consentire l’accesso solo a barche professionali”. Sono in molti, come lui, a condividere  l’opinione che le imbarcazioni private non siano sufficientemente monitorate o informate dei problemi ecologici. 


Scandola. Il gioiello corso invaso dai turisti. A rimetterci è il falco pescatore

“Questa mattina abbiamo visto gente arrampicarsi sugli scogli e attraccare le loro barche in alcuni passaggi stretti dove non è permesso” racconta Gabriel Pelcot, che fa parte della compagnia  Nave Va. Quest’ultima, insieme a Via Mare, è una delle compagnie che per per portare i turisti a Scandola usa navi ibride: vengono alimentate a diesel fino ai confini del parco marino e poi, una volta entrati nella riserva, spinte dall’elettrico per essere più silenziose e meno inquinanti. “Operare così costa il 30% in più, ma aiuta l’ambiente” dice Pelcot.

Secondo il biologo Boudouresque ogni soluzione per mantenere il turismo, che apporta benefici economici all’area, e la tutela dell’ambiente, deve essere esplorata. Un’altra idea potrebbe essere quella di sposare conservazione e turismo grazie a telecamere da installare vicino ai nidi dei falchi pescatori in modo che possano essere osservati senza essere disturbati.

Un recente studio italo-francese del 2018 ha dimostrato le connessioni fra la crescita del turismo e il calo della riproduzione dei rapaci: il numero delle imbarcazioni che passano a soli 150 metri dai nidi è infatti triplicato e in estate si contano quasi 400 passaggi di barche al giorno. Il traffico disturba la pesca dei maschi, rende l’acqua opaca e spinge i rapaci a cacciare altrove portando meno cibo ai piccoli mentre le femmine stanno in media più lontano dai nidi a causa dei rumori. Tutto questo, secondo  Olivier Duriez del Centro di ecologia funzionale ed evolutiva dell’Università di Montpellier, mette a rischio il futuro della specie: “Ecco perché bisognerebbe forse modificare il modo in cui viene gestito il turismo in quest’area marina protetta”.


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