Fai. Torna la Giornata del Panorama. Dal Piemonte, alla Sardegna, tra arte e paesaggio


Torna anche quest’anno, ampliato nella proposta e nella copertura geografica, l’evento che dal 2014 il FAI dedica ai paesaggi che circondano i suoi Beni e alla promozione della loro conoscenza, organizzato in collaborazione con Fondazione Zegna. Parte integrante dello straordinario patrimonio culturale del nostro Paese, i paesaggi sono preziosi elementi identitari oltre a essere in molti casi ambienti di vita quotidiana ed è importante raccontarne il valore storico, culturale, ambientale e sociale per rafforzare il senso di appartenenza dei cittadini e per sensibilizzarli sulla loro tutela.
 
Domenica 13 settembre, in occasione della settima edizione della “Giornata del Panorama”, il FAI inviterà il pubblico a “guardarsi intorno” con attenzione e ad apprezzare con maggiore consapevolezza la bellezza dei paesaggi che si possono ammirare in nove suoi Beni in sette regioni – Castello e Parco di Masino a Caravino (TO), Villa Flecchia e Collezione Enrico a Magnano (BI), Podere Case Lovara a Punta Mesco, Levanto (SP), Villa dei Vescovi a Luvigliano di Torreglia (PD), Orto sul Colle dell’Infinito a Recanati (MC), Bosco di San Francesco ad Assisi (PG), Baia di Ieranto a Massa Lubrense (NA), Saline Conti Vecchi ad Assemini (CA) e Batteria Militare Talmone a Punta Don Diego, Palau (SS) – a cui si aggiunge l’Oasi Zegna a Trivero (BI), grande progetto di valorizzazione ambientale e sociale voluto da Ermenegildo Zegna e patrocinato dal Fondo per l’Ambiente
 
Una manifestazione, dunque, dedicata ai panorami da osservare, conoscere ed esplorare a partire dai Beni del FAI, intesi come veri e propri “fulcri” dei sistemi territoriali nei quali sono inseriti e con cui intrattengono una stretta relazione fatta di storie, cultura, luoghi, tradizioni e persone: un progetto di sviluppo armonico di territori e comunità che la Fondazione sta promuovendo da anni e a cui anche in questa occasione vuole dare risalto, mostrando, spiegando e invitando il pubblico a visitare quanto di prezioso offrono i dintorni dei suoi Beni. Non solo: la “Giornata del Panorama” offrirà anche l’opportunità di focalizzare lo sguardo sui panorami all’interno dei Beni del FAI, che con i loro grandi spazi aperti – parchi, giardini, broli, etc. – sono essi stessi splendidi angoli di paesaggio storico conservato e valorizzato che hanno molto da raccontare.
 


Fai. Torna la Giornata del Panorama. Dal Piemonte, alla Sardegna, tra arte e paesaggio

Villa dei Vescovi (PD – foto Fabio Santagiuliana – FAI)

Durante la giornata sono in programma attività ricreative e di piacevole svago, ma anche e soprattutto attività culturali, con passeggiate e visite guidate che avranno come protagonista indiscusso il patrimonio di ambiente e paesaggio dentro e fuori questi siti, fatto di mare, monti, borghi, campi coltivati, parchi, boschi e aree naturalistiche ricche di flora e di fauna. Una vera e propria immersione in dieci affascinanti panorami con peculiarità uniche, che potranno essere guardati “da lontano” ma anche scoperti “da vicino” seguendo, se lo si vorrà, gli itinerari guidati e non che verranno suggeriti e che toccheranno i principali luoghi di interesse di ciascun territorio. Per partecipare all’evento è obbligatoria la prenotazione da effettuare tramite il sito, dove sarà possibile consultare il programma completo, con orari e costi delle attività. In caso di maltempo alcune iniziative potrebbero essere annullate o svolgersi in forma ridotta.
 
Tre gli appuntamenti previsti in Piemonte. Quello al Castello e Parco di Masino darà modo ai visitatori di conoscere – dalle ore 11 alle 19 – la piana del Canavese e l’Anfiteatro Morenico della Serra di Ivrea, formazione geologica tra le più grandi in Europa su cui si affaccia questa sontuosa dimora. L’incantevole panorama che si gode verrà approfondito dal punto di vista naturale e antropico e grazie a speciali visite guidate con il capo giardiniere e le guide esperte del Castello si potrà scoprire il parco storico con i suoi alberi monumentali, il vigneto e le cantine e documenti storici con rappresentazioni del paesaggio nel Settecento. In programma anche una degustazione di Erbaluce, vitigno tipico della zona e protagonista del vigneto di Masino. La visita proseguirà anche fuori dal Bene: itinerari a piedi e in bicicletta – disponibili tramite QR Code – suggeriranno infatti i luoghi più suggestivi dei dintorni.

Una visita a Villa Flecchia, situata sul crinale della Serra d’Ivrea, permetterà invece un piacevole cambio di prospettiva rispetto al Castello di Masino: dalle finestre e dal giardino della residenza la vista spazia infatti sull’intero Biellese e, dall’altro lato, sul lago di Viverone e sul Canavese. Oltre che all’esterno, l’esplorazione del tema del paesaggio proseguirà nelle sale della Villa che ospita una collezione unica di dipinti del XIX secolo frutto della passione dell’architetto Piero Enrico, testimonianza del periodo in cui si affermò in Piemonte la tecnica di pittura en plein air. Dopo la visita guidata alla collezione – ogni ora tra le 10 e le 12 e tra le 14 e le 17 – i visitatori potranno rilassarsi in giardino e partecipare, alle ore 10.30 e 15.30, a una lezione di due ore di acquerello dal vero, realizzando la propria veduta (per partecipare è necessario portare carta, acquerelli, pennelli e tavoletta).

Diversa ma altrettanto coinvolgente la proposta dell’Oasi Zegna, dove la musica verrà fatta “dialogare” con lo straordinario paesaggio delle Alpi Biellesi, sensibilizzando i visitatori alla contemplazione e all’ascolto. Il programma di “Paesaggio in musica a Casa Zegna”, in collaborazione con Piedicavallo Festival,  prevede alle ore 11.30 e 14.30 due concerti “a sorpresa” nel giardino segreto di Ermenegildo Zegna dell’ensemble Progetto Esperienza Orchestra della Filarmonica Teatro Regio Torino, con i violisti Enrico Carraro, Giorgia Lenzo, Virginia Luca, Davide Ortalli, mentre alle ore 10.30 e 14.30 sarà possibile partecipare a passeggiate panoramiche a cura delle guide di Overalp (percorso di 2 ore circa, ritrovo 30 minuti prima della partenza a Casa Zegna). Inoltre dalle ore 11 alle 17 visite alla mostra “From Sheep to Shop” e laboratorio per tutta la famiglia “Gli uomini che piantano gli alberi”.
 
Il felice connubio tra natura incontaminata, mare e  agricoltura sarà invece protagonista dell’iniziativa promossa al  Podere Case Lovara, situato nel cuore del Parco Nazionale delle Cinque Terre, tra Levanto e Monterosso, e raggiungibile solo a piedi. Dalle ore 10 alle 17 verranno raccontati il progetto di recupero di un mondo agricolo secolare che rischiava di perdersi, attuato dal FAI in questi 45 ettari di terreno, e il paesaggio storico delle Cinque Terre. Una visita speciale consentirà di scoprire le coltivazioni di ulivi, viti, alberi da frutto e orti e la cura costante che richiedono: passeggiando nel Podere si potranno conoscere le specie botaniche presenti, tra aree boschive a lecci e pini alternate a zone di macchia mediterranea, e un approfondimento sarà dedicato all’allevamento delle api. La scoperta del paesaggio continuerà fuori dal Bene, lungo il sentiero che conduce al culmine di Punta Mesco (circa 1 km di trekking), dove emergono i resti del Monastero di Sant’Antonio e della base semaforica della Marina Militare.
 
La “Giornata del Panorama” 2020 non poteva non toccare Villa dei Vescovi, raffinata villa di inizio Cinquecento intimamente legata al paesaggio dei Colli Euganei che la circonda e che si riflette in modo originale e armonioso negli affreschi dei suoi ambienti, opera del pittore fiammingo Lambert Sustris, in una perfetta fusione tra natura, arte e architettura. L’evento sarà quindi occasione per scoprire lo straordinario scenario naturale – ancora intatto – visibile dalle logge, ma anche la Villa stessa vista dal territorio circostante. Alle ore 11, 12, 16 e 17 si svolgeranno speciali visite guidate di taglio storico-naturalistico che si concluderanno nel brolo antico, dove verranno approfonditi aspetti botanici e verrà dato risalto non solo a come si presenta oggi il parco ma anche all’antica anima rurale della dimora ideata dal nobiluomo e umanista appassionato Alvise Cornaro.
 


Fai. Torna la Giornata del Panorama. Dal Piemonte, alla Sardegna, tra arte e paesaggio

Palau (SS). Batteria Militare Talmone (foto Pierluigi Dessì – FAI)

Un altro panorama grandioso al centro della manifestazione del FAI è quello che si può apprezzare all’Orto sul Colle dell’Infinito, nella cui atmosfera silenziosa il poeta Giacomo Leopardi ambientò nel 1819 la sua lirica più celebre, L’Infinito. Ancora oggi, come allora, è possibile passeggiare nella quiete di questo giardino e sedersi a mirare, al di là del muro dell’antico Convento di Santo Stefano, il sorprendente scenario delle dolci colline marchigiane e dei Monti Sibillini, imponente massiccio montuoso dell’Appennino Umbro-Marchigiano e teatro delle leggende della mitica Sibilla Cumana. Alle ore 11.30, 16.30 e 18.30 tre visite guidate daranno al pubblico gli strumenti per “leggere” al meglio questo eccezionale paesaggio italiano che spazia dalla Maiella al Gran Sasso, dai Monti della Laga fino alla Catria, tutti visibili in giornate particolarmente terse.
 
Interessanti anche le attività che si potranno svolgere al Bosco di San Francesco, ai piedi della Basilica di San Francesco ad Assisi: 64 ettari di paesaggio umbro che l’incuria aveva reso una discarica e che il FAI ha recuperato, dove natura, storia e spiritualità si fondono. Per l’occasione si potrà effettuare una visita guidata a cura della Direttrice Laura Cucchia, con partenza alle ore 11 dal Complesso benedettino di Santa Croce, che offrirà affascinanti vedute sul territorio e la possibilità di riscoprire gli oliveti recuperati dalla Fondazione nel tradizionale paesaggio agricolo umbro. La visita terminerà con una degustazione di prodotti del FAI presso il Complesso di Santa Croce. Alle ore 15 sarà organizzato un workshop fotografico a cura di Eleonora Dottorini, fotografa professionista del Gruppo FAI Giovani di Perugia. Sarà anche possibile pranzare immersi nel verde presso l’Osteria del Mulino e i più curiosi potranno scaricare tramite QR Code una mappa dei luoghi più suggestivi dei dintorni.
 
Altra proposta da non perdere quella della Baia di Ieranto, dove si potranno ammirare panorami senza eguali sulla Penisola sorrentina, sui Monti Lattari e sulla Costiera amalfitana in diversi momenti del giorno, grazie a visite speciali e trekking guidati. Il primo appuntamento sarà alle ore 6, per veder sorgere l’alba sui sentieri che portano al Bene. Durante il trekking, in compagnia della guida AIGAE Gaia Gargiulo, sarà possibile godere dei primi raggi del sole e fissarli con la tecnica della cianotipia, antico metodo di stampa fotografica, per realizzare un’originale istantanea. Alle ore 10.30 e 12 visita guidata con il custode della Baia Paolo Cacace alla scoperta del paesaggio rurale di Ieranto, dai muri a secco ai terrazzamenti coltivati a olivo, dall’agrumeto agli orti, mentre alle ore 16.30 si potrà partecipare a un trekking al Monte San Costanzo che terminerà al tramonto e consentirà una vista a 360 gradi sui golfi di Napoli e Salerno. L’attività sarà condotta da guide AIGAE sui sentieri CAI tra Monte San Costanzo e Monte Croce.
 
E ancora, due le iniziative organizzate in Sardegna. Alle Saline Conti Vecchi – le saline più longeve della regione, affidate in concessione alla società Ing. Luigi Conti Vecchi (Eni Rewind) e dal 2017 valorizzate dal FAI – l’appuntamento sarà alle ore 16 e 17  con uno speciale itinerario guidato di due ore alla scoperta di questo luogo dove l’industria dell’“oro bianco” convive con un’oasi naturalistica popolata da numerose specie di uccelli, e dei suoi sorprendenti panorami. Un tour in trenino consentirà di immergersi nell’area produttiva e naturalistica e, a piedi, si raggiungerà l’area delle rovine di Villaggio Macchiareddu fino ad arrivare a Porto San Pietro, dove un tempo attraccavano chiatte e rimorchiatori e dove ora stazionano cormorani, garzette e fenicotteri. Sarà inoltre possibile visitare il sito di archeologia industriale, con gli immobili storici ristrutturati ricchi di arredi e oggetti degli anni Trenta. E per proseguire la scoperta dei dintorni del Bene saranno suggeriti itinerari da percorrere a piedi o in bicicletta.


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Castello di Masino, Caravino (TO – foto Paolo Barcucci – FAI)

Infine, l’edizione di quest’anno della “Giornata del Panorama” approderà anche alla Batteria Militare Talmone, importante testimonianza della storia militare del nostro Paese affidata in concessione al FAI nel 2002 dalla Regione Autonoma della Sardegna. Situata sulla costa nord dell’Isola, tra le spiagge di Palau e Costa Serena, la Batteria è perfettamente integrata nell’ambiente circostante e si raggiunge con una passeggiata attraverso graniti, piante di macchia mediterranea e l’aspro paesaggio gallurese. Alle ore 10 sarà proposta una visita guidata all’interno e all’esterno del Bene, della durata di due ore circa, che permetterà di immergersi nel paesaggio e nella storia, alla scoperta delle opere militari, dei segreti e delle tracce discrete lasciate dall’uomo in mezzo alla natura incontaminata, tra la spiaggia di Talmone, Monte Don Diego e Cala di Trana. Se verranno prenotati tutti i posti disponibili per le ore 10, verrà proposto un ulteriore turno di visita alle ore 15.
 
Per partecipare alla giornata è obbligatoria la prenotazione. Per informazioni su programma e orari di apertura dei Beni, costi e prenotazioni, il sito dedicato.  Il programma degli appuntamenti può subire variazioni: in caso di maltempo alcune iniziative potrebbero essere annullate o svolgersi in forma ridotta.
 
Per consentire al pubblico di visitare i Beni nella massima sicurezza, il FAI si è preoccupato di garantire il pieno rispetto dei principi definiti dal Governo a partire dal mantenimento della distanza interpersonale o fisica. In tutti i Beni la visita sarà contingentata per numero di visitatori e, ove possibile, organizzata a “senso unico” per evitare eventuali incroci. Le stanze più piccole e quelle che non permettono un percorso circolare saranno visibili solo affacciandosi; le porte saranno tenute aperte onde ridurre le superfici di contatto. Sarà d’obbligo indossare la mascherina per tutta la durata della visita. Saranno inoltre a disposizione dispenser con gel igienizzante sia in biglietteria che nei punti critici lungo il percorso.
 
Il giorno precedente l’appuntamento, i partecipanti riceveranno una mail con le indicazioni sulle modalità di accesso e un link da cui scaricare materiali di supporto alla visita nel Bene, a cura dell’Ufficio Affari Culturali FAI. Gli stessi materiali, che non saranno più distribuiti in formato cartaceo, saranno accessibili in loco su supporti digitali grazie a un QR Code scaricabile direttamente in biglietteria.
 
L’accesso alla biglietteria, al bookshop e ai locali di servizio sarà permesso a un visitatore o a un nucleo famigliare alla volta; nei negozi FAI i clienti dovranno indossare la mascherina, e saranno a disposizione guanti monouso, qualora fossero preferiti all’igienizzazione delle mani. Si invita inoltre a effettuare gli acquisti con carte di credito e bancomat, per ridurre lo scambio di carta tra personale e visitatori. L’accesso è vietato a chi abbia una temperatura corporea superiore a 37.5°.



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Il Berghain di Berlino si trasforma in una galleria d’arte contemporanea



Morgen ist die Frage. Il domani è la domanda. Sono queste le parole stampate a caratteri cubitali su uno striscione che sventola dalla facciata del Berghain, mitico cuore della scena techno berlinese, se non mondiale. Chiuso il 20 aprile per via del Covid “nell’interesse della salute di staff, artisti e ospiti”, da mesi nelle stanze del club di Berlino est, fuori dal quale normalmente fanno la fila anche per ore e ore raver e curiosi di ogni tipo, regna il silenzio. Oggi, il Berghain riapre temporaneamente per ospitare la mostra d’arte contemporanea Studio Berlin.

L’idea è nata durante la quarantena, racconta il collezionista Christian Boros, che insieme a Karen Boros cura la mostra organizzata dalla Boros Foundation: “Per tre mesi, durante il lockdown, parlavamo con diversi artisti al telefono ogni giorno”, spiega. “Berlino era bloccata, quindi perchè non lavorare insieme?”.

La scelta del Berghain come sede di questo esperimento si spiega facilmente: nei primi anni Novanta, i proprietari Michael Teufele e Norbert Thormann organizzavano delle serate rave fetish in un ex rifugio antiaereo nel quartiere Mitte. Gli stessi spazi, oggi, ospitano la collezione della Boros Foundation.

La mostra

Studio Berlin riunisce le opere di ottanta artisti contemporanei che vivono e lavorano nella capitale tedesca sotto il tetto dell’ex centrale elettrica, in quello che è il simbolo della cultura underground in città. Tra fotografia, pittura, scultura, performance e installazioni multimediali, il Berghain esporrà il lavoro di artisti internazionalmente noti come Olafur Eliasson, Anne Imhof e Petrit Halilaj.

Fino a dicembre i visitatori potranno così varcare le porte del club senza doversi proccupare dello sguardo indagatore dei suoi buttafuori, celebri per gli standard severi (e imperscrutabili) di selezione all’ingresso.

Rimarrà invece in vigore un’altra leggendaria politica del locale: l’assoluto divieto di fare fotografie al suo interno. Il biglietto d’ingresso andrà a sostegno del Berghain, colpito duramente come tantissimi altri locali berlinesi dal lockdown.

Un esperimento in questo senso era già stato fatto quest’estate, quando una delle stanze meno utilizzate del complesso, la Kessel Hall, era stata aperta a un pubblico ristretto e contingentato per un’art installation sonora intitolata “eleven songs – halle am berghein”, firmata dagli artisti Sam Auinger e Hannes Strobl. Altri locali hanno invece deciso di trasformare i propri spazi aperti in Biergarten. Dove ballare resta però, loro malgrado, vietato.





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Tra vini e risi. Da Verona alla Valpolicella, tra borghi, fortezze e la natura che non ti aspetti


A nord la Valpolicella  con le colline terrazzate, le celebri cantine, le pievi millenarie, le ville antiche, le corti rurali, le piccole contrade in cui ancora sono presenti i lavatoi in pietra di Prun e diversi fortini. A sud la bassa veronese con le risaie popolate da aironi dove si coltiva il vialone nano, le strade di campagna, i fiumi e i paesi ricchi di storia, in cui si trovano antiche residenze del Seicento e Settecento. È il Veneto che non ti aspetti da scoprire percorrendo le due strade che attraversano questo lembo della provincia di Verona: la Strada del vino Valpolicella e la Strada del Riso vialone nano veronese Igp, particolarmente affascinanti in questo inizio di autunno.

Il viaggio può iniziare da un piccolo gioiello poco conosciuto:  il borgo di San Giorgio di Valpolicella, uno tra i più belli d’Italia che  ospita una Pieve Longobardo-Romanica edificata  in pietra locale nell’VIII secolo. Qui si ammirano il monumentale campanile, il chiostro e gli scavi archeologici che hanno documentato l’esistenza in quest’area di un abitato preistorico e di un santuario romano. Nel vicino Antiquarium sono conservati i reperti epigrafici degli Arùsnates, una misteriosa popolazione di probabile origine etrusca che aveva mantenuto proprie divinità e tradizioni di culto anche dopo l’arrivo dei romani.  Un altro bell’esempio di arte romanica in Valpolicella è la Pieve di San Floriano, edificata tra l’XI e il XII secolo  sui resti di un antico cimitero romano.


Tra vini e risi. Da Verona alla Valpolicella, tra borghi, fortezze e la natura che non ti aspetti

Negrar di Valpolicella

Nel territorio di Dolcè, che nella frazione di Volargne, lungo l’antica Via Tridentina, sulle rive del fiume Adige  (dove è anche possibile praticare il rafting), va assolutamente visitata Villa del Bene (XV-XVI secolo), dove nella seconda metà del ‘700, l’accademico Benedetto Del Bene  condusse i primi studi enologici, in particolare sul vino rosso passito dolce Recioto. L’edificio  è articolato in più corpi di fabbrica, ricco di pregiati affreschi nei saloni interni e con un maestoso portale d’ingresso di fine Quattrocento. Belle le ville settecentesche che si ammirano nel comune di Negrar mentre a Sant’Anna di Alfaedo si visita l’imponente Forte Tesoro,  fortificazione italiana costruita agli inizi del Novecento e recentemente restaurata che riserva ai visitatori panorami mozzafiato.

Un’altra fortificazione, questa volta  austriaca a ricordo della dominazione d’Oltralpe qui presente fino al 1866, è il Forte di Ceraino nel comune di Dolcè. Lasciate le colline della Valpolicella e dirigendosi a sud per una cinquantina di chilometri si arriva a Isola della Scala, cuore pulsante della risicoltura veronese, dove in località Vo’ sorge isolata l’imponente Villa Pindemonte. Edificata nel Settecento è abbellita da numerose statue con dei e personaggi mitologici e da un ampio parco.


Tra vini e risi. Da Verona alla Valpolicella, tra borghi, fortezze e la natura che non ti aspetti

San Giorgio di Valpolicella

Numerose le ville, vecchie case patronali successivamente trasformate il luoghi da vacanza, presenti tra la le risaie. Tra le più belle spiccano Villa Gherardini a Sorgà, già appartenuta ai Gonzaga, dove si possono ammirare gli affreschi dell’architetto-pittore Giulio Romano, e la vicina   Corte Bugna, detta “Belvedere”, che conserva il suo impianto quattrocentesco con la sovrapposizione di interventi cinquecenteschi nella distribuzione interna e settecenteschi nei profili delle finestre e dei portali. La cosiddetta “Stanza di Cesare” con affreschi del pieno Cinquecento, richiama il gusto manieristico che venne affermandosi a Mantova sulla scia dell’opera di Giulio Romano.

A Mozzecane si può visitare la settecentesca Villa Vecelli-Cavriani con molte decorazioni dei Bibiena e di Francesco Lorenzi; a Nogara la secentesca Villa Marogna,  mentre a Nogarole Rocca e a Salizzole si ammirano antichi castelli. Per rivivere il modo di vita dei contadini comprendendo anche l’evoluzione di utensili ed attrezzature utilizzate in campagna si possono  infine visitare il Museo della Civiltà Contadina a Corte Brà di Bonferraro e quello di Corte Lando, a  Levà di Gazzo Veronese. Da vedere anche la la Pila Vecia della Riseria Ferron a Isola della Scala (località Saccovener), che fu costruita  al 1650 per lavorare il riso. Tra una visita e l’altra vale la pena provare la cucina locale, ovviamente a base di riso, nei numerosi ristoranti e agriturismi della zona. 



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Turismo, agosto da 35 milioni di presenze in spiaggia. Cna: “Primo passo verso l’auspicata ripresa”


Ad agosto si sono registrate, sulle spiagge italiane, 35 milioni di presenze. Puglia, Toscana ed Emilia-Romagna le regioni più gettonate. Sardegna, Lazio e Campania a ridosso. E’ quanto emerge da uno studio di Cna Turismo secondo cui è “un dato che conforta rispetto all’andamento molto negativo di giugno e luglio. E può rappresentare – sperano gli operatori – il primo passo del lungo cammino verso l’auspicata ripresa di uno dei settori più martoriati dall’emergenza sanitaria: il turismo”.

Dall’indagine risulta che, complice anche il caldo eccessivo, le località costiere ad agosto sono tornate a un accenno di normalità. Sia pure nella (quasi) assenza, tranne in poche località, di vacanzieri stranieri. “Un dato che lascia sperare in qualcosa di buono anche a settembre, condizioni metereologiche e sanitarie permettendo” segnala la Cna Turismo. Ristorazione di successo Puglia, Toscana ed Emilia-Romagna conquistano il podio delle regioni con maggiore afflusso sulle spiagge. Con Sardegna, Lazio e Campania a ridosso. “Presi d’assalto, pur nel rispetto delle regole emergenziali, i punti di ristoro negli stabilimenti: la dimostrazione che la qualità dei servizi proposti dagli stabilimenti ha costituito un punto di forza dell’offerta.

Stabilimenti di prossimità Il turismo balneare non si è sottratto alla tendenza principe dell’estate 2020: la vacanza è breve e di prossimità”. L’emergenza sanitaria, inoltre, ha spinto molti turisti a preferire gli appartamenti alle strutture collettive. E, chi l’aveva a disposizione, ha riaperto una “seconda casa”, pur senza alcuni comfort quali il condizionatore. Dopo anni nei quali l’aveva in pratica dimenticata per mete più ambite, spesso all’estero. A fare la propria parte sono stati anche i bonus turismo.


Turismo, agosto da 35 milioni di presenze in spiaggia. Cna: "Primo passo verso l'auspicata ripresa"

Dall’indagine di CNA Turismo emerge che la palma di regione dalle spiagge più ambite è stata la Puglia. Gallipoli e tutto il Salento, le Isole Tremiti, Vieste le località pugliesi più accorsate. Dietro la Puglia due mete tradizionali del turismo balneare: Toscana ed Emilia-Romagna rispettivamente. In Toscana le località più frequentate sono risultate Viareggio, Forte dei Marmi, l’Isola d’Elba e Punta Ala. In Emilia-Romagna: Rimini, Riccione, Milano Marittima, Cervia, i lidi ferraresi. A ridosso del trio di testa si piazzano Sardegna, Lazio e Campania. Purtroppo il successo della Sardegna è stato minato dal comportamento sconsiderato di una minoranza molto limitata di turisti, non locali, disattenti alle regole. Al contrario, il rispetto delle regole ha contribuito a determinare quasi dappertutto il successo delle spiagge nazionali. La graduatoria scorre con Marche, Veneto, Calabria, Sicilia, Liguria, Friuli-Venezia Giulia, Abruzzo, Basilicata e Molise.

Dovunque, però, l’effervescenza turistica è risultata molto significativa. In controtendenza rispetto alla quasi generalità italiana, in alcune località si è rilevata anche una forte presenza di turisti stranieri. E’ il caso di Jesolo, in Veneto, dove il riscontro è stato nel complesso da tutto esaurito, o quasi. E dove a fare la differenza sono stati proprio i turisti stranieri (di lingua tedesca in particolare) che hanno sfiorato il 50% dei villeggianti.                         



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Ischgl, addio al “dopo-sci” dopo lo scandalo Covid: la movida dell’Ibiza delle Alpi austriache si adatterà ai tempi


Austria. La stazione sciistica tirolese di Ischgl, che l’inverno scorso è diventata uno dei più importanti focolai europei del coronavirus, ha annunciato negli scorsi giorni che il suo famigerato “dopo sci”, quel fenomeno che ha trasformato il tradizionale riposo del dopo attività sportiva invernale, fatto di calore, alimentazione pesante e magari qualche goccia d’alcol di troppo, in una movida notturna con tanto di popstar, tali da ribattezzare la loclalità austriaca nell’Ibiza delle nevi, dovrà adattarsi all’era del covid.

“Non ci sarà un ‘dopo-sci’ come siamo stati abituati a conoscerlo in tempi recenti”, ha comunicato la federazione del turismo della regione del Paznaun, la vallata dove si trova Ischgl. Per sintetizzare, l’assembramento caratteristico della movida della località austriaca è stato tra i cofattori importanti della diffusione della pandemia in diversi Stati dell’Europa centro-orientale, nella sua prima fase, quella di inizio-metà marzo. Migliaia di turisti, in particolare tedeschi, scandinavi e irlandesi, oltreché austriaci, hanno direttamente o indirettamente contratto il virus durante le serate trascorse nei locali più in voga di Ischgl, nel periodo che va dalla fine di febbraio ai primissimi giorni di marzo.


Ischgl, addio al "dopo-sci" dopo lo scandalo Covid: la movida dell'Ibiza delle Alpi austriache si adatterà ai tempi

Uno dei siti del dopo-sci chiusi nei giorni immediatamente successivi allo scandalo

Le autorità locali e tirolesi sono sotto inchiesta per la reazione tardiva alle prime avvisaglie della diffusione della malattia, sospettate addirittura di aver minimizzato il tutto per salvare la stagione. Loro naturalmente negano e la federazione di Paznaun ha appena presentato un piano sanitario mirato a garantire la sicurezza di chi si volesse azzardare a frequentare Ischgl nel prossimo inverno. I turisti sono invitati a presentare un test recente di negatività al virus, o in alternativa, potranno sostenerlo in loco, a costo zero. L’obbligo di mascherine sarà fatto rispettare nelle strade più affollate e negli impianti di risalita, oltreché nei luoghi pubblici al coperto. Ma soprattutto, niente movida.

Nonostante il caso Ischgl, l’Austria ha avuto un’incidenza virale relativamente bassa, con circa 25 mila casi e 730 decessi, ma al pari di molti Paesi vicini sta vivendo con apprensione la risalita della curva dei contagi delle ultime 2-3 settimane.




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Il paradosso di Baarle, la città delle 22 enclavi belghe in Olanda. Dove entri in un negozio con la mascherina e la togli alla cassa


Si fa presto a dire città di confine. Tra l’estremo Nord del Belgio e l’Olanda continentale del Brabante, Baarle-Hertog – parte della città metropolitana di Anversa, che giace 50 chilometri a Sud-Ovest, si incunea nella Baarle-Nassau dei Paesi Bassi. Sono 22 enclavi interamente circondate dal suolo “straniero”, in qualche caso piccoli fazzoletti di terra, cui si aggungono un paio di appezzamenti, che confinano a loro volta con l’Olanda sul versante nord, ma rimangono attaccate alla periferia della città dei diamanti almeno a Sud.
le barriere erano cadute ben prima dell’era Schengen (attraverso il Benelux si circola liberamente da 40-50, al pari dei Paesi scandinavi), la suddivisione veniva di fatto ignorata, lascito medievale da dare in pasto ai turisti, per i quali la città dalle mille enclavi era diventata una piccola attrazione. Da qualche tempo, però, l’esistenza di una suddivisione geografica è stata improvvisamente riportata in auge dal Coronavirus – “colpa” delle diverse linee guida di prevenzione e distanziamento adottate dai due Paesi. A cominciare dall’uso delle mascherine, obbligatorie a Baarle-Hertog ma non a Baarle Nassau, dove la prescrizione sussiste solo sui mezzi pubblici.


Il paradosso di  Baarle, 22 enclavi belghe in Olanda. Entri in un negozio con la mascherina e la togli alla cassa

L’immagine da Google Maps delle due Baarle: i frammenti della belga Baarle-Hertog sono quelli in chiaro. Solo i due lembi all’estremo sud sono connessi direttamente alle Fiandre

Sembra semplice, ma, a Baalre in confine è ovunque. Esistono negozi situati in parte nelle Fiandre belghe, in parte nel Brabante settentrionale olandese. Il tutto ha generato scompiglio e confusione in una comunittà dove, per dirne una, l’ufficio del turismo è condiviso dalle due municipalità.

“Le persone non sanno se indossare le mascherine o meno, nel mio negozio – racconta Sylvia Reijbroek, una residente locale la cui galleria d’arte è letteralmente spezzata in due dal confine, demarcato da croci bianche sul pavimento”. La gallerista, olandese, racconta all’agenzia France Presse di aver trovato divertente l’idea di quel confine all’interno del suo punto vendita, ma di aver cambiato idea da marzo-aprile. In sostanza, i clienti entrano nell’esercizio commerciale indossando le mascherine, perché l’ingresso si trova nelle Fiandre, ma poi, da un certo punto in poi possono toglierle, salvo poi rimetterle all’uscita. “Prima del coronavirus il confine qui non era un problema – conferma Reijbroek -, ora però è diverso”.
 

Al netto delle demarcazioni, le due comunità hanno sempre collaborato in armonia, racconta il sindaco della Baarle belga, Frans De Bont. “Con il coronavirus però tutto è cambiato – aggiunge -, nessuno sa più cosa deve fare. È un continuo dover ribadire: ‘tu sei olandese e hai le tue regole, ma noi siamo belgi e abbiamo regole più rigide’, il che è perlomeno strano”. Baalre-Hertog conta circa 2.700 anime in 7,5 km quadrati e fino ad oggi ha registrato 14 casi di covid.

“Abbiamo due governi che hanno due modi diversi di gestire l’emergenza coronavirus, il che non è piacevole”, spiega ancora la gallerista d’arte, sottolineando come, durante l’equivalente locale della nostra Fase 1 il suo negozio d’arte – che data l’ubicazione dell’ingresso è considerato su suolo belga – ha dovuto chiudere, mentre esercizi commerciali posti di fronte, in territorio olandese, erano aperti, dal momento che l’Aia è stata uno dei pochi governi europei a non ordinare la quarantena totale.

Molti commercianti aiutano la potenziale clientela delle due comunità, 9.600 persone in tutto,- affiggendo cartelli che indicano se la mascherina è obbligatoria o meno all’interno dei rispettivi punti vendita. Ma ad aggiungere complicazioni a una situazione già paradossale, è arrivata di recente un’ulteriore restrizione dalla municipalità di Anversa, che ha introdotto il coprifuoco notturno per l’intera area metropolitana


Il paradosso di  Baarle, 22 enclavi belghe in Olanda. Entri in un negozio con la mascherina e la togli alla cassa

Willem van Gool, capo dell’ufficio turistico delle due Baarle, mostra la mappa della comunità

La vicenda di un confine tanto complesso ha origini medievali. Il territorio fu spezzettato nel 1198, quando Enrico I, duca di Brabante, concesse del terreno a Goffredo II di Schoten, barone di Breda. La questione dei confini tornò alla luce ai tempi dell’indipendenza e della separazione del Belgio dall’Olanda, ma la mappa definitiva è stata tracciata solo nel 1995.

Un caso unico al mondo, come racconta Willem van Gool, direttore dell’ufficio del turismo comune di Baarle-Nassau e Baarle-Hertog. “Si potrebbe dire che siamo la capitale mondiale delle enclavi – aggiunge – e siamo abituati a questo”. O almeno lo erano, perchè “naturalmente, con il coronavirus, abbiamo dei problemi da risolvere”.

L’auspicio, è che alla fine prevalga quello spirito collaborativo che le due comunità hanno palesato da tempo immemorabile. “È difficile, per le persone, qui – dice il sindaco De Bont, che però rifugge ogni polemica e ogni possibile idea di fare dei bilanci comparativi tra i due modelli di gestione dell’emergenza, mirato a stabilire chi abbia fatto meglio. “Stiamo lavorando su qualcosa di molto più importante, siamo impegnati in una guerra – conclude – e entrambi i Paesi stanno facendo del loro meglio”.



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Tra Piemonte, Lombardia e Trentino, la montagna dei parchi e della lentezza


È confermato,  in quest’insolita estate ancora alle prese con il coronavirus la montagna è la meta che gli italiani ritengono più sicura. Meglio comunque evitare le mete più conosciute – e care – per andare alla ri-scoperta delle località fino a ieri ritenute ingiustamente “minori” e oggi apprezzate per la tranquillità e gli ampi spazi a disposizione dei turisti. Luoghi come la piemontese Oasi Zegna, un grande parco naturale ad accesso libero esteso per circa 100 Kmq nel biellese, piantumato a faggete per 700 ettari, ad abetine per 300 ettari e a boschi misti per 400 ettari, in via di certificazione di gestione forestale responsabile FSC™ (Forest Stewardship Council). Raggiungibile da Trivero percorrendo la spettacolare Panoramica Zegna, l’oasi offre l’opportunità di cimentarsi in attività all’aria aperta adatte a tutti  gusti. I salutisti  possono  percorrere il sentiero che attraversa il Bosco del Sorriso, un cammino esperienziale tra abeti, faggi e betulle  avvolto da odori e suoni della natura, progettato per aiutare a ritrovare armonia e benessere interiore grazie alla relazione elettromagnetica che si crea tra biosfera locale, uomo e piante.  Altri sentieri sono dedicati al  forest bathing, dove è stato dimostrata l’elevata capacità di rilascio di sostanze volatili, i monoterpeni, efficaci nello stimolare positivamente le difese immunitarie.  

Le famiglie con bambini si divertono nel Bosco Avventura di Bielmonte,  un percorso sospeso gratuito con ponti mobili e reti da scalare tra gli alberi, o partono alla scoperta dei resti degli antichi impianti minerari. Gli gli amanti della velocità possono provare il Rolba Run, una pista di bob su rotelle che parte dal Monte Marca e scende, lungo un pendio di 640 metri con curve paraboliche, fino a Bielmonte. Tante le possibilità di alloggio, da piccoli e rilassanti hotel di montagna agli agriturismi in mezzo alla natura. Restando in Piemonte e amando la natura più selvaggia si può fare rotta verso il Parco della Val Grande, l’area wilderness più vasta delle Alpi. Situato tra Lago Maggiore e Val d’Ossola, il parco è un vero e proprio paradiso naturale fatto di armonia, equilibri naturali e silenzi incontrastati. Fino a metà settembre l’ente gestore ha in programma decine di appuntamenti in cui grandi e piccini, in compagnia di una Guida Ufficiale del Parco, possono scoprire la cultura, la flora, la fauna e la geologia del suo territorio. Occasioni per scoprire le meraviglie nascoste della Val Grande, dai piccoli borghi alpini ai percorsi di valorizzazione di simboli, parole e storie di uomini e donne della valle. Quattro i centri visita dove trovare informazioni sulle escursioni possibili, si trovano a Premosello Chiovenda, Buttogno, Cicogna e Intragna, in provincia di Verbania-Cusio-Ossola.  


Tra Piemonte, Lombardia e Trentino, la montagna dei parchi e della lentezza

Val di Mello. Lombardia

Varcando i confini della Lombardia ecco la Val Masino, un’isola di granito nel cuore delle Alpi, circondata da quelle cime dove  Walter Bonatti si è “laureato” da alpinista. Molto più tranquilla e frequentata della vicina Valtellina, la valle – da sempre palestra di roccia per arditi scalatori – incanta il visitatore con gli scenari incontaminati custoditi nel tempo da fiabeschi personaggi che ne animano miti e leggende locali. Rilassanti passeggiata all’ombra di vette, quasi tutte sopra i 3.000 metri di altezza, portano a  laghetti, cascate e corsi d’acqua – dove è possibile praticare anche il “rivere trekking” -, verdi boschi con  altissimi abeti e grandi faggi secolari, rifugi alpini, antiche terme, alpeggi  e spettacolari rocce dove i più esperti possono praticare il sassismo. Da non perdere la passeggiata in Val di Mello, il fiore all’occhiello della vallata, che porta in un paio di ore all’Alpe Pioda. 

Superando il Passo del Tonale, che separa la Lombardia dal Trentino, si giunge in Val di Sole, dove il distanziamento è naturale grazie ad ampi spazi, aria pura e corsi d’acqua cristallini trasformati in tempi non sospetti in elementi per assicurare uno sviluppo sostenibile alle comunità locali. Luoghi dall’anima  ascetica e rilassante, ricchi di storie, cultura e tradizioni e di proposte di  itinerari da trekking revisionati proprio per assicurare di essere perfettamente in linea con le prescrizioni “anti-Covid”. Un piccolo paradiso anche per i cicloturisti che qui trovano piste ciclabili, ciclovie, bike park, sentieri per mountain bike, downhill, una rete di negozi-officine e servizi di mobilita? collettiva. E se muoversi fa venire fame ecco  le malghe dove giovani casari producono eccellenze gastronomiche, da assaggiare accompagnandole con i semplici piatti della cucina di montagna. Le terme di Rabbi, paradisiaca valle laterale della Val di Sole, nel Parco Nazionale dello Stelvio, si preoccupano anche dell’iperdigitalizzazione prodotta dal lungo lockdown proponendo agli ospiti una serie di attività  “Digital detox”. Come il  percorso immersi nel bosco per praticare la “park therapy” fisica e mentale in un parco sonoro, dedicato all’ascolto del silenzio e dell’Io interiore con sosta in sette postazioni che richiamano i 7 Chakra delle filosofie orientali. Dopo avere preso in custodia il cellulare- severamente proibito durante l’attività – il personale delle Terme consegnerà agli ospiti uno zaino  con dentro merende biologiche e libri a sorpresa. Uno scambio decisamente favorevole per il visitatore.



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Trenitalia. Nel secondo weekend d’agosto 12 Frecce per il Sud in più



Nuovi collegamenti ferroviari nei giorni 7,8, 9 e 10 agosto tra Milano con la Campania e la Calabria e tra Roma e Puglia. Saranno in tutto 12 le Frecce in più rispetto alla programmazione ordinaria che nel secondo fine settimana di agosto, da venerdì 7 a lunedì 10, arricchiranno l’offerta di Trenitalia con il sud Italia. Sperando in un fine settimana regolare, almeno rispetto all’ultimo, con annesso caos da ordine e contrordine sul distanziamento nei treni ad alta velocità, ci saranno sei corse Frecciarossa in più tra Milano e Reggio Calabria e sei Frecciargento in più tra la Capitale e Lecce. I treni faranno tappa in tutte le principali e più amate mete balneari e turistiche di Campania, Calabria e Puglia, e faciliteranno così gli spostamenti degli italiani in partenza per le vacanze estive o anche di chi vuole soltanto concedersi un fine settimana di relax.

L’iniziativa, che conferma l’impegno del Gruppo Fs Italiane a sostegno del turismo, rientra in un piano che Trenitalia ha previsto durante tutto il mese di agosto per rispondere alla domanda di mobilità lungo le rotte e nelle giornate di maggiore richiesta, da Milano verso la Campania e la Calabria e da Roma per la Puglia. I biglietti per i nuovi collegamenti sono già in vendita su tutti i canali di acquisto Trenitalia.

Questi gli orari delle Frecce Trenitalia in circolazione nel prossimo weekend: Frecciarossa Milano C.le (11.50) – Reggio Calabria (22.05) corse attive il 7, 8 e 9 agosto: Frecciarossa Reggio Calabria (11.50) – Milano C.le (22.10) corse attive nei giorni 8, 9 e 10 agosto. I due Frecciarossa fermano anche a Reggio Emilia AV, Bologna, Firenze, Roma, Napoli, Salerno, Agropoli, Vallo della Lucania, Pisciotta-Palinuro, Sapri, Maratea, Scalea, Paola, Lamezia Terme, Vibo Pizzo, Rosarno e Villa San Giovanni.

Frecciargento Roma (9.35) – Lecce (15.05) in circolazione nei giorni 7, 8 e 9 agosto; Frecciargento Lecce (17.55) – Roma (23.30) corse in circolazione il 7, 8 e 9 agosto. I due Frecciargento fermano anche a Caserta, Benevento, Foggia, Barletta, Bari, Monopoli, Ostuni e Brindisi



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Grecia. Apre il primo museo sommerso su un relitto antico. Ecco l'”Acropoli del mare”


L’hanno definita, forse con un pizzico di esagerazione, “l’Acropoli del mare”.  La nave gioiello – reliquia dell’Antica Grecia – che giace tra Peristera e Alonissos, Sporadi settentrionali, nel Nord-est della Grecia attuale, sta per essere svelata al pubblico come straordinario esempio di museo sommerso.

Il ministero del turismo ellenico lo aveva promesso nella primavera 2019. Ora, specificamente dal 3 agosto, la promessa è diventata realtà. E promette di offrirsi a un pubblico – che per evidenti ragioni di tutela del patrimonio dovrà essere contingentato – come un’inedita mostra permanente dove la storia si mescola con le più avanzate forme di intelligenza artificiale. Il tutto, a due giorni dall’apertura di un altro sito museale sommerso, sul lato opposto del globo, in Australia. Antico e nuovo in un contrasto solo apparente, dove l’intento comune è la sensibilizzazione su temi di salvaguardia del mare, del patrimonio e dell’ecosistema.

Proprio le tecnologie di sorveglianza digitale sono la base stessa dell’esistenza della neonata meraviglia underwater. Un network di telecamere abbinato a un software di riconoscimento delle immagini avverte immediatamente la sorveglianza e l’amministrazione del sito quando questo è soggetto a minaccia e pericolo. Il tutto renderà possibile l’accesso e la fruizione di un sito archeologico sommerso, cosa che fino ad ora in Grecia era vietato per evidenti ragioni di tutela.

Il sito si trova appena al largo di una sporgenza rocciosa, poco distante da Alonissos, dove una nave in legno affondò nel V secolo a. C, portantosi appresso migliaia di anfore e di brocche utilizzate per il commercio nel Mediterraneo. Scoperto negli anni Novanta, ha ridisegnato la geopolitica dell’ingegneria navale antica. Sino ad allora, infatti, si riteneva che solo quattro-cinquecento anni dopo, in epoca romana, le navi avessero raggiunto la capacità di trasportare tanto carico – si parla di 3.500 anfore, si presume piene di vino. Gli archeologi che lo hanno studiato spiegano che il relitto ha fornito importanti indizi sui flussi commerciali di quella che viene chiamata l’età dell’oro di Atene. “Mi sono immerso in molti siti con resti archeologici – ha raccontato Dimitris Kourkomelis, archeologo presso l’Eforato greco delle antichità sommerse – ma non mi sono mai emozionato tanto. Davvero, è difficile da spiegare, è qualcosa di estremamente impressionante”.

Quello dell'”Acropoli del mare” è un progetto pilota, che potrebbe rendere altri siti archeosubacquei accessibili al pubblico.


Grecia. Apre il primo museo sommerso su un relitto antico. Ecco l'"Acropoli del mare"

“Siamo stati fortunati a cominciare con uno dei più bei relitti antichi del mondo – racconta George Papalambrou, che lavora alla Scuola di architettura navale ed ingegneria marina dell’Università di Atene, spiegando che il sistema di monitoraggio del sito – che ha tra i suoi punti forti la propulsione a energia solare, il software di riconoscimento dei possibili fattori di disturbo e un sistema costituito da spazzole che si attivano a propulsione luminosa e garantiscono la pulitura continua con la rimozione dei rottami dai punti critici, ha buone chance di diventare un modello per la possibile apertura di altri siti. “L’idea è stata quella di simulare il punto di vista dell’occhio umano”.



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Vacanze, un italiano su quattro ha rinunciato a quelle di luglio



Con le ultime partenze salgono a 13,5 milioni gli italiani che hanno deciso di andare in vacanza a luglio, con un pesante calo del 23% rispetto allo scorso anno a causa delle incertezze, paure e difficoltà economiche. E’ quanto emerge dall’analisi Coldiretti/Ixè nell’ultimo week end del mese segnato dal primo bollino rosso della stagione. In altre parole – sottolinea la Coldiretti – quasi un italiano su quattro ha rinunciato a partire quest’anno a luglio.

Le vacanze 2020 registrano comunque una netta preferenza degli italiani verso le mete nazionali – continua la Coldiretti – per il desiderio di sostenere il turismo nazionale ma anche per i limiti e le incertezze ancora presenti per le mete estere più gettonate a partire dagli Stati Uniti ma anche all’interno dei confini europei. L’Italia è dunque di gran lunga la destinazione privilegiata che – continua la Coldiretti – è stata scelta come meta dal 93%. 

La novità di quest’estate sta anche nel fatto che il 25% degli italiani  ha scelto una destinazione vicino casa, all’interno della propria regione di residenza. Se la spiaggia – spiega Coldiretti – resta la meta preferita, tiene il turismo in montagna e quello di prossimità con la riscoperta dei piccoli borghi e dei centri minori nelle campagne italiane, in alternativa alle destinazioni turistiche più battute, mentre crollano le presenze nelle città.
La maggioranza degli italiani in viaggio – continua la Coldiretti – ha scelto di riaprire le seconde case di proprietà, o di alloggiare in quelle di parenti e amici o in affitto, ma nella classifica delle preferenze ci sono nell’ordine anche campeggi con i camper molto gettonati mentre sono in sofferenza gli alberghi.

Segnali positivi ci sono sicuramente – conclude la Coldiretti – per le oltre 24 mila aziende agrituristiche italiane che, spesso situate in zone isolate della campagna in strutture familiari con un numero contenuto di posti letto e a tavola e con ampi spazi all’aperto, sono forse i luoghi dove è più facile garantire il rispetto delle misure di sicurezza secondo Terranostra e Campagna Amica.



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