Provenza. Ecco il più grande museo Picasso del mondo. Sorgerà ad Aix, in un ex convento


Da Paul Cezanne a Pablo Picasso. Nel 2021  Aix-en-Provence, la città nel sud della Francia dove nacque Paul Cezanne, inaugurerà quello che si annuncia essere il più grande museo  al mondo dedicato a Pablo Picasso. L’ambizioso progetto porta la firma di  Catherine Hutin-Blay, figlia di Jacqueline Roque, ultima moglie del pittore spagnolo e musa ispiratrice fino alla sua morte. Nel nuovo museo sarà possibile ammirare un migliaio di pitture e sculture, per lo più sconosciute e risalenti all’ultimo periodo dell’artista,  provenienti dalla ricca collezione privata di Catherine Hutin. 


Provenza. Ecco il più grande museo Picasso del mondo. Sorgerà ad Aix, in un ex convento

Interno con ragazza che dipinge, 1956

Lo spazio espositivo, intitolato a Picasso e a Jacqueline Roque, sarà ospitato dall’antico ex Convento dei Predicatori,  venduto a prezzo di favore dal comune e ristrutturato al fine di ospitare,  su tre livelli con millecinquecento metri quadri, la collezione permanente di opere di Picasso, un centro documentazione con auditorium, un atelier di ceramica e incisioni, una biblioteca, uno spazio per mostre temporanee e una caffetteria con ristorante. Non si sa ancora nulla di preciso sulle opere che verranno collocate nell’ex convento, se non che provengono dal fondo di famiglia ereditato da Catherine, che ammonta a circa duemila pezzi, fra dipinti, disegni, ceramiche, sculture e fotografie.
La maggior parte di questi non sono mai stati esposti al pubblico prima d’ora e coprono l’arco temporale che va dagli anni Cinquanta alla morte dell’artista, avvenuta nel 1973. Il progetto prevede di portare al museo circa mezzo milione di visitatori l’anno, contribuendo così allo sviluppo del turismo culturale nella regione. Il nuovo spazio espositivo si trova a soli 15 chilometri dal Castello di Vauvenargues, il cui giardino accoglie, dal 10 aprile dell’anno in cui scomparve, le spoglie di Pablo Picasso, entrato a far parte dell’itinerario turistico in Provenza dedicato ai grandi artisti che qui hanno vissuto.


Provenza. Ecco il più grande museo Picasso del mondo. Sorgerà ad Aix, in un ex convento

Il castello di Vauvenargues, dove è seppellito l’artista, poco lontano dal futuro museo

Un itinerario che non può  ovviamente ignorare i luoghi cezanniani di Aix-en-Provence, quali l’Atelier Cezanne, il piccolo studio dell’artista con gli oggetti che gli erano cari, i modelli delle ultime nature morte, i suoi mobili e i  materiali di lavoro; la Bastide du Jas de Bouffan, dimora familiare del pittore, teatro delle sue prime opere e  atelier creativo; le cave di pietra di Bibemus, dove Cezanne gettò le basi del cubismo e creò veri e propri capolavori, come “Le rocher rouge”. Da visitare anche il Museo Granet nell’antico palazzo di Malta, un tra i più belli di Francia, con opere  di Rembrandt, Ingres, Cézanne e Giacometti. Appuntamento quindi alla primavera 2021, sempre che l’attuale epidemia di coronavirus non causi un slittamento dei tempi di ristrutturazione dell’antico edificio trecentesco che ospiterà il museo.

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Arabia, l’edificio a specchio più grande del mondo per svelare la città-gemella di Petra


Da qualunque parti si guardi, la si vede da lontano e riflette, grazie a una grande vetrata retrattile, pari a 9.740 metri quadri, la bellezza del paesaggio del deserto di AlUla, provincia del nord-ovest dell’Arabia Saudita. Questa “meraviglia riflessa”, come è stata definita, si chiama “Maraya Concert Hall” (la parola “Maraya” in arabo significa specchio) ed è entrata nel Guinness World Records™ per essere il gigantesco cubo di specchi più grande del mondo (superando il record precedente di 6.500 metri quadri).

L’edificio – firmato dal designer Florian Boje dello studio Giò Forma, Florian Boje, e dall’italiano Massino Fogliati – è alto 26 metri e include una sala concerti attrezzata con i più avanzati impianti audio teatrali e operistici e 500 posti a sedere, un palcoscenico unico nel suo genere, un ristorante con terrazza panoramica e opere d’arte tra cui un’installazione del famoso artista giapponese Yayoi Kusama. Tra le altre curiosità, anche il fatto che questa struttura è stata costruita in appena dieci settimane e ci ha lavorato un team composto da oltre mille persone, tra collaboratori e tecnici.

La facciata della Maraya Concert Hall è stata inaugurata con una cerimonia speciale organizzata dalla Royal Commission for Al-Ula nel corso della seconda stagione del Festival di musica, arte e cultura “Winter at Tantora” (festival organizzato, per la seconda stagione, dal 19 dicembre 2019 al 7 marzo 2020, nel quale si è esibito anche il tenore Andrea Bocelli mettendo insieme 37 mila spettatori da tutto il mondo, oltre a Omar Khaira e alla cantante Aziza Jalal che ha sorpreso i fan con un grande ritorno sulla scena, dopo una pausa di 35 anni).

Gli ospiti hanno avuto, così, l’opportunità di visitare i siti storico-culturali prima che fossero ri-chiusi, fino al mese di ottobre 2020, quando Al-Ula aprirà definitivamente le porte ai visitatori, con un biglietto di ingresso. Il condizionale è d’obbligo, in tempi di pandemia. Basti pensare che l’Arabia, che è presidente di turno del G20, avrebbe dovuto organizzare il seminario dei ministri del turismo dei 20 Grandi, nella capitale Riyhadh il 6-7 aprile prossimo: ovviamente, il meeting avrà luogo in teleconferenza e tratterà argomenti e problematiche inimmaginabili solo qualche mese fa.


Arabia, l'edificio a specchio più grande del mondo per svelare la città-gemella di Petra

Le rovine di Hedra

Commentando il risultato Amr Al Madani, CEO della Royal Commission for Al-Ula (commissione istituita con decreto reale nel luglio 2017 per proteggere e salvaguardare il territorio), ha espresso la sua soddisfazione. “Questo è un ulteriore passo verso la realizzazione della visione di AlUla che punta a essere un centro culturale sia regionale che globale. La sala a specchio è un palcoscenico mondiale dove natura, cultura e patrimonio umano coesistono in armonia. Qui si è tenuta anche la prima conferenza di Hegra e dei premi Nobel”.

Al-Ula a nord di Medina (raggiungibile con volo interno da Jeddah o da Riad, o grazie ai pacchetti speciali promossi dal tour operator Viaggi del Mappamondo), è un’oasi millenaria custodita segretamente per secoli da tribù locali, guardiane della tradizione della leggendaria via dell’incenso. Una vasta area, che copre 22.561 chilometri quadrati, e comprende lussureggianti oasi, imponenti montagne di arenaria e antichi siti archeologici risalenti ai regni dei Nabatei. Un tesoro naturale e archeologico di incontaminata bellezza, fino a ieri “proibito” ai più, ora prima regione del Regno dell’Arabia Saudita a venir aperta al turismo globale.

Un tempo era un importante crocevia vitale lungo le rotte di scambio di incenso, mirra e altre preziose materie prime che andavano dall’Arabia meridionale a nord in Egitto e oltre ancora. AlUla era anche la capitale degli antichi regni di Dadan e Lihyan che controllavano il commercio delle carovane e la fantasia riporta subito ai racconti di Lawrence d’Arabia e sembra quasi di ritrovare le atmosfere di quel tempo. Incanta l’Elephant Rock, un affioramento in arenaria naturale che, per la sua conformazione e un’altezza di oltre cinquanta metri, ricorda un pachiderma gigante con la proboscide che tocca il suolo. Tutto intorno centinaia di monoliti che rappresentano una delle immagini iconiche della regione.


Arabia, l'edificio a specchio più grande del mondo per svelare la città-gemella di Petra

Andrea Bocelli durante “Winter at Tantora”
 

Tuttavia, il sito più noto e riconosciuto di Al-Ula è Hegra, il primo sito Patrimonio Mondiale dell’Unesco dell’Arabia Saudita. Antica città, estesa su 52 ettari, Hegra era la principale città meridionale del Regno dei Nabatei, e può essere considerata la “sorella minore” di Petra in Giordania. Vi si trovano oltre cento monumenti funebri ben conservati con facciate elaborate ritagliate dagli affioramenti di arenaria che circondano l’insediamento urbano fortificato e che quando il sole tramonta, si accendono di rosso, giallo e arancione. Secondo alcune ricerche, si ipotizza che sia stata l’avamposto più meridionale dell’Impero Romano dopo aver conquistato i Nabatei nel 106 d.C.

Oltre a Hegra, AlUla ospita una serie di affascinanti siti storici e archeologici e migliaia di siti e iscrizioni di arte rupestre antica e stazioni della ferrovia di Hijaz, che correva da Damasco a Medina e aveva l’obiettivo ambizioso di arrivare fino alla Mecca, ma il progetto s’interruppe durante la Prima Guerra Mondiale.

In attesa di potersi immergere in oltre duecentomila anni di antiche civiltà, fare escursioni, salire su antichi vulcani, volare in mongolfiera sopra le dune o con un elicottero sul Mar Rosso, non ci resta che immaginare e sognare questa Valle che si apre e si specchia sulle bellezze del mondo.



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Castelli, palazzi e città gioiello. La Lombardia che presto rivedremo da sfogliare sul web


«Mi riposo in piazza del Duomo. Invece di stelle, ogni sera si accendono parole». Scriveva così Umberto Saba nel 1933. Oggi a Milano, invece di stelle, si accendono computer. Quelli che permettono di “fuggire”, almeno attraverso le immagini, da questo periodo forzato di isolamento. Con i luoghi d’arte e di cultura chiusi (per decreto fino al 3 aprile) e l’obbligo di restare in casa, la sfida è quella di fare un’esperienza interattiva. E sono in aumento le predisposizioni per visite virtuali ai musei, collezioni digitalizzate, programmi da vivere attraverso i canali social.

Nelle sale di palazzi e pinacoteche, ci si sposta con il mouse e in qualche modo si continua a viaggiare.

Da dove iniziare? Il Castello Sforzesco svela virtualmente i suoi percorsi segreti ma anche i capolavori delle collezioni civiche, grazie a un progetto di collaborazione fra Google e i Musei del Castello. In Google Arts&Culture (una piattaforma disponibile sul web da laptop e dispositivi mobili, o tramite l’app per iOS e Android) si trovano otto storie tematiche e 288 approfondimenti su singole opere realizzati da esperti. E non solo. Dodici tour virtuali permettono di gustare ogni dettaglio in anteprima e pianificare al meglio la propria visita, quando sarà di nuovo possibile.

Gli amanti dell’arte sono appagati con la Pinacoteca di Brera che propone un ricco programma culturale da vivere sui suoi canali social, con l’hashtag #resistenzaculturale .  Tra le cose curiose, Voci dal museo “myBrera” che rende visibile il ruolo di tutti coloro che vi lavorano (Pinacoteca, Biblioteca, Mediateca) attraverso i ritratti scattati da James O’Mara. Ciascuno racconta un’opera, un oggetto, e offre un personale punto di vista, condividendo una descrizione emotiva dell’arte.

“MemoMI” è il museo virtuale della memoria, un progetto innovativo che nasce da un lavoro di ricerca condotto in collaborazione con archivi pubblici e privati per raccogliere materiale video sulla storia della città, ad accesso libero sulla web tv del museo. Un modo affascinante per riscoprire la storia del capoluogo lombardo e di tutto il Paese. Utilizza lo strumento più contemporaneo che c’è, il video appunto, attingendo al patrimonio di ricordi, memorie e documenti che Milano stessa ha preservato dall’oblio, recuperandolo a nuova vita e a nuova funzione. Si può così visitare la città accompagnati da Pier Paolo Pasolini, Alberto Savinio, Giovanni Verga, rileggere le vicende di chi ha scritto la grande storia, come la matematica Maria Gaetana Agnesi o Giuseppe Pellizza da Volpedo. La sezione “a spasso in città”, permette di “girare” tra la Milano d’autore, curiosare tra la Milano segreta, nascosta dietro ai cancelli dei palazzi, a volte seppellita addirittura nel sottosuolo, andare sulle tracce dell’industria con le grandi fabbriche che si trasformano e lasciano il passo alla creatività.

In Triennale si è scelto di creare un nuovo Decamerone, partendo dall’opera di Boccaccio, che viene trasmesso in diretta sul canale Instagram (fino al 31 marzo). Lo spunto è il Decamerone di Giovanni Boccaccio, che narra di un gruppo di giovani che nel 1348 per dieci giorni si trattengono fuori da Firenze per sfuggire alla peste nera e a turno si raccontano delle novelle per trascorrere il tempo, sono stati chiamati intellettuali, scrittori, musicisti, giornalisti, a “riempire” gli spazi vuoti, tramite una personale narrazione. Tra i prossimi appuntamenti, mercoledì 18 marzo, ore 17, con Victoria Cabello, conduttrice televisiva e attrice, e venerdì 20 marzo, sempre alle 17, con Piero Salvatori, violoncellista.

Si chiama “Storie a porte chiuse”, il progetto del Museo della Scienza, un racconto digitale pensato per mostrare ai visitatori quello che normalmente non possono vedere. Ed ecco le sue collezioni, i suoi laboratori interattivi, l’attualità scientifica, i dietro le quinte con pillole video, immagini e documenti inediti. Ogni giorno online sui canali Facebook e Instagram.

Anche le gallerie fanno del loro meglio per regalare un’offerta culturale interessante in questa situazione di grande difficoltà. È il caso ad esempio di Area35 Art Gallery. La galleria avrebbe dovuto inaugurare, nei giorni scorsi, la mostra Grey street, un inventario volutamente parziale di artisti e pratiche che condividono un’attitudine grigia (da Renato Calaj a Luca Coser, da Ettore Pinelli a Giulia Dall’Olio). Grey street resterà comunque aperta e visitabile su appuntamento fino al 31 maggio.

La Cineteca ha messo a disposizione di tutti il suo immenso catalogo di film d’autore in streaming per far passare in serenità questi giorni di quarantena. Per esplorare il catalogo e guardare i film in streaming, basta registrarsi sul loro sito.


Castelli, palazzi e città gioiello. La Lombardia che presto rivedremo da sfogliare sul web

Palazzo Te, Sala dei Giganti. Foto Archivio Comune di Mantova
 

Ma tutta la Lombardia ha fatto suo questo bisogno di mostrare pur stando al chiuso. Così a Mantova. I capolavori di Palazzo Te sono accessibili on line, grazie alla tecnologia Google. Una dimora bellissima, frutto della passione e della creatività di Giulio Romano, che volle interpretare i desideri del duca Federico II Gonzaga, e la realizzò pensando ad un luogo destinato all’ozio del principe. All’interno, un vortice di stanze che si susseguono, e che possono essere ammirate a una a una utilizzando Google Street View. Una visita a 360 gradi per ammirare il complesso decorativo del Palazzo, con capolavori come la Camera di Amore e Psiche e la Camera del Sole e della Luna. Sono state, inoltre, digitalizzate anche 130 opere con la Art Camera, uno strumento usato per la prima volta in Italia che consente di zoomare anche i dettagli impossibili da vedere a occhio nudo, come gli altissimi soffitti della Sala dei Giganti: un tripudio di colori, intensi, accesi che s’inseguono sui corpi e sui vestiti, tra le barbe dei giganti che si torcono sotto il peso delle falde del monte.

A Cremona,  con poche e semplicissime mosse si può entrare nel Museo Civico, Stradivariano e Archeologico, ruotare, zoomare, esplorare in ogni angolo con una lente d’ingrandimento alcune delle singole opere oltre alle sale. Tra questle stanze per la musica con la collezione di strumenti storici di Carlo Alberto Carutti, o ancora la sala del Cinquecento o la sala del Novecento del Museo Civico “Ala Ponzone”.

Infine a Vigevano, resta “open da pc” il Museo della Calzatura. Basta consultare tutto il catalogo dell’esposizione, attraverso una registrazione gratuita. Così si ammirano alcuni modelli di calzature dall’importante valore storico, come la pianella datata 1495, appartenuta a Beatrice d’Este, moglie di Ludovico il Moro, che contribuì a fare della cittadina la residenza preferita della corte ducale. O l’incredibile cappello-scarpa, disegnato da Salvador Dalí per la moglie Gala. Tra le linee originali ci sono i modelli anni Settanta, in materiali multicolor e patchwork, fino ai pezzi esclusivi, indossati da personaggi famosi, tra i quali: Mussolini e Maria José di Savoia. Succinte mostre tematiche, infine, si avvicendano sempre online. La prima è dedicata alla “broderie”, l’antica tecnica del ricamo, dell’applicazione di passamaneria e dettagli preziosi che ha accompagnato la calzatura femminile nel corso dei secoli, adattandosi agli stili e ai materiali e mantenendo pressoché intatta la propria natura artigianale. Spicca una pantofola maschile con il dettaglio del ricamo di una scatola di fiammiferi sulla punta destra (1900 circa) o un tacco gioiello impreziosito da ricamo con applicazione di strass incapsulati in piccole ghiere in corno.


Castelli, palazzi e città gioiello. La Lombardia che presto rivedremo da sfogliare sul web

Vigevano. Museo della Calzatura, dettaglio

E dato che tutti i tour sono annullati ecco che c’è chi, come Sara Cortinovis, guida GTI (Guide Turistiche Italiane) propone un viaggio quotidiano, attraverso i suoi profili social, per raccontare tra storia, aneddoti e arte la Lombardia, interagendo con chi la segue e contatta. Non solo Milano. «Mi è venuta l’idea dopo un tour al Cenacolo Vinciano, nell’imminenza dell’emergenza. Ho pensato di mettere a frutto il materiale a mia disposizione, comprese le foto e i video, e raccontare ogni giorno un pezzo di Lombardia. Un modo per narrare virtualmente le città, i luoghi e gli angoli nascosti su cui solitamente mi soffermo durante il lavoro. Un modo per emozionarci, dialogare e viaggiare nell’attesa di poterci tornare, vedendoli magari con occhi diversi», ha commentato.

Pure Giacomo Zavatteri (socio GTI) racconta come a MilanoArte, studiando strategie ad hoc sui canali digitali, quindi Facebook, Instagram, Twitter, abbiano deciso di  «utilizzare questa occasione per mostrare le bellezze della nostra Italia e raccontare storie poco note e normalmente trascurate. Ogni giorno postiamo, sui nostri social, storie poco conosciute e curiose, illustriamo oggetti particolari, cerchiamo di continuare la nostra attività di divulgazione ed informazione e nel frattempo stimolare la curiosità interagendo con i nostri clienti. Siamo sicuri che questo lavoro servirà a far venire voglia ai nostri clienti di visitare l’Italia quando sarà di nuovo possibile».
 



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Dieci app per viaggiare da casa in realtà virtuale


Per il momento, i viaggi – anche i più recenti – ci sembrano lontanissimi. E i prossimi non sappiamo quando potremo davvero organizzarli. Ma c’è un modo per visitare le meraviglie del pianeta (e non solo) senza spostarsi da casa. E chissà che la realtà virtuale non riesca, proprio in questa occasione, a imporsi come abitudine su una scala un po’ più ampia, dopo anni in cui è rimasta relegata alle fissazioni di una nicchia di smanettoni e appassionati di digitale.
 
Certo occorre un visore dedicato, ce ne sono diversi in circolazione, da Oculus Go, Rift o Quest di Facebook – che ha pure lanciato il mondo virtuale Horizon – passando per i più economici come Google Cardboard ai più raffinati come Sony PlayStation VR o Acer Windows Mixed Reality fino a quelli dai prezzi più accessibili come Samsung Gear VR, compatibile però solo con alcuni modelli di smartphone sudcoreani di cui sfrutta il display Amoled. Insomma, le soluzioni sono molte. Ma cosa ci si può fare, e come ci si può viaggiare, con questi dispositivi?
 
Il punto di partenza non può che essere Google Earth, la piattaforma per esplorare il globo disponibile anche per la fruizione in realtà virtuale. Puoi camminare, volare o navigare praticamente ovunque, ma è compatibile con due modelli di visori: l’Oculus Rift di Facebook e il Vive di Htc, un altro fra i migliori “headset” in circolazione. Sempre per Oculus ma anche per Gear VR c’è poi l’applicazione National Geographic VR, con cui lanciarsi in una spettacolare esplorazione al Polo Sud o arrampicarsi su El Capitan, la celebre vetta del parco statunitense di Yosemite, fino a nuotare con gli squali o conoscere le specie più a rischio.
 


Dieci app per viaggiare da casa in realtà virtuale

Un altro modo per scappare dal semi-isolamento imposto dalla diffusione del coronavirus passa dall’app Ascape VR, con decine di destinazioni da visitare, altrettante esperienze naturalistiche o culturali, dallo snorkeling nei mari tropicali fino ai contenuti adatti ai bambini grazie alla partnership con Lonely Planet Kids, fra pinguini e delfini. Dal canto suo, Ascape ha il vantaggio di poter essere usata con numerosi visori fra cui Google Cardboard o simili visori economici (sono tutti qui, costano dai 9 euro in su ma il modello standard si può anche costruire da soli scaricando il kit), Zeiss VR One, DoDo Case VR, Homido, Durovis Dive, Fibrum e molti altri.
 
Masterworks VR trasporta invece gli utenti in un viaggio nelle viscere della storia fra tre continenti e in alcuni dei luoghi più interessanti da Ayutthaya, l’antica capitale del regno del Siam rasa al suolo dai birmai nel 1767, ai misteri di un tempio di epoca pre-Inca sule Ande peruviane fino al monte Rushmore nel Sud Dakota dove sono scolpiti i volti di quattro presidenti statunitensi (George Washington, Thomas Jefferson, Theodore Roosevelt e Abraham Lincoln) passando per il MasterWorks Museum, dove imparare da scienziati e archeologi i misteri di chi ha abitato e costruito quei luoghi. Funziona con Oculus Go, Rift e Htc Vive.
 
Gala360 è invece più semplice: una raccolta di foto e video a 360 gradi alla massima risoluzione di 5 o 6K. La gran parte degli oltre 300 tour disponibili, da Villa d’Este ai ghiacciai antartici sono gratuiti anche se se ne possono sbloccare di ulteriori con un pagamento che viene utilizzato per ricompensare i fotografi che realizzano quei contenuti. Compatibile con Gear VR e Go. Sites in VR è invece più semplice e offre anche tour tradizionali, da visualizzare senza visori 3D, dai principali siti mondiali, dal Marocco allo Yemen, dalle antiche città ai castelli fino a torri e piazze. Alla fine di febbraio, inoltre, PlayStation ha lanciato anche in Italia VR Stories, scaricabile gratuitamente dall’app Littlstar disponibile su PS Store: si tratta di una sezione con contenuti di vario tipo, fra cui sportivi, di eventi e soprattutto di viaggi e suspense. Non mancano ad esempio i tour virtuali delle principali città d’arte italiane. Discovery VR serve invece a proiettarsi in alcune delle trasmissioni, anche e soprattutto di viaggio o naturalistiche, del gruppo con video fruibili a 360 gradi via desktop, tablet, telefono e visori (per Gear VR e Oculus).
 
E se la Terra non ci basta, c’è anche la Nasa. Che fra le diverse applicazioni che offre ne conta un paio orientate proprio alla realtà virtuale e aumentata. La prima è Exoplanet Ecursions Virtual Reality App, in cui l’utente è condotto in un tour guidato del sistema planetario raccolto intorno a Trappist-1, la stella nana rossa attorno alla quale orbitano sette esopianeti dalle dimensioni terrestri circa 39,5 milioni di anni luce dal sistema solare (supporta Oculus e Vive). La seconda, per Android, è Spacecraft AR: firmata dal Jet Propulsion Laboratory di Pasadena, porta nel salotto di casa vostra – dunque senza visori ma solo grazie agli smartphone più recenti e alle loro tecnologie di realtà aumentata – i rover e le strumentazioni spaziali utilizzate nelle diverse missioni, come i rover marziani Spirit, Curiosity e Opportunity.

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Lisbona. La capitale verde che non t’aspetti è nel Sud d’Europa


Più verde, meno traffico, attenzione alle energie pulite, scelte sostenibili e innovazione ecologica. Grazie alla perfetta gestione ambientale, grazie a una pianificazione urbana smart e al comportamento dei cittadini, che hanno dimostrato grande senso civico, Lisbona si aggiudica il premio di Capitale Verde Europea.

A eleggerla con il prestigioso titolo sono stati gli European Green Capital Awards, che hanno evidenziato l’impegno dimostrato dalla Capitale del Portogallo per offrire ai suoi abitanti un futuro più verde, una nuova realtà di sostenibilità urbana. Il premio non è solo un titolo, ma un incentivo a lanciarsi in sfide ecologiche sempre più avanzate per rendere la città un luogo più sano e naturale dove vivere.

Come? Lisbona è da imitare nella gestione sostenibile del territorio, ha una buona rete di trasporti, diramata su tutto il territorio. Inoltre è in prima linea nell’innovazione della bioedilizia e nella cura del verde, nel risparmio delle energie e nello smaltimento dei rifiuti.

Basta guardare i fatti: la città dal 2002 al 2014 ha tagliato le emissioni di C02 del 50 per cento e ha ridotto il consumo di energia del 23 per cento. Ha diminuito il consumo di acqua del 17 per cento, dal 2007 al 2013. Inoltre, il 93,3 per cento della popolazione urbana vive vicino a una fermata dei mezzi pubblici, cosa che permette di lasciare l’auto a casa, risparmiando traffico e smog. Il 39 per cento delle auto municipali sono elettriche. Parchi, piazzali fioriti e giardini sono ovunque: il 76 per cento delle persone ha aree verdi a meno di 300 metri da casa.


Lisbona. La capitale verde che non t'aspetti è nel Sud d'Europa

La Lisbona che non ti aspetti è più verde che mai insomma, un esempio virtuoso da seguire per tutta Europa. Il tutto tra splendide architetture, quartieri storici pieni di fascino, musei ricchissimi, un sali-scendi di vicoli stretti e ripide scalinate, che portano su belvedere dalla vista mozzafiato.

Si prende il famoso Carris 28 per visitarla, il tram storico per eccellenza, diventato con le sue piccole carrozze gialle e bianche, la cartolina perfetta della città. Parte da Largo Martim Moniz e termina in Campo Ourique. In bilico tra passato e presente, questo mezzo dal sapore vintage accompagna tra monumenti famosi e meandri nascosti. Passando per quartieri storici come Baixa e Barrio Alto, attraversa alcune delle attrazioni più interessanti di Lisbona, svelando anche siti meno turistici, come il Cemitério Dos Prazeres o gli strepitosi murales del centro.

Se la zona più turistica della città è l’arci-famosa Alfama, con il suo intricato labirinto di vicoli stretti, i localini e i siti storici, Arroios è una zona più interessante e defilata, considerata il quartiere più cosmopolita della città, dove innovazione e tradizione vanno a braccetto. In questa vastissima area, un tempo malfamata, dove un tempo esistevano solo risaie (di qui il nome), tra edifici art déco e palazzi modernisti firmati dai grandi nomi dell’architettura portoghese, da Cassiano Branco a Jacinto Robalo, sono spuntati giardini, orti urbani e nuove strutture costruite secondo i principi della bioedilizia. Che fanno presagire un futuro (ancora più) verde.
 
 


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Venti milioni per l’Appia Antica: un cammino dentro la storia, da Roma a Brindisi


Venti milioni di euro, erogati negli scorsi anni nell’ambito del programma “un miliardo per la cultura”, verranno messi a bando per il recupero dell’intero tracciato della via Appia Antica per renderla integralmente fruibile a coloro che vorranno percorrerla a piedi. I fondi saranno erogati dal Mibact sviluppando il progetto, apparso su Repubblica, dello scrittore Paolo Rumiz, appassionato di percorsi storici da percorrere a piedi. Regina Viarum, come la definivano gli antichi romani, la via Appia Antica procede su un tracciato da Roma fino a Brindisi.

I lavori saranno messi a bando dai Comuni e dalle 4 Regioni interessate – Lazio, Campania, Molise e Puglia, con la realizzazione di segnaletica dedicata e opere distribuite su 29 tappe, con la realizzazione itinerari maggiormente fruibili. I fondi verranno cosi’ distribuiti: 9 milioni e 150 mila euro per i lavori; 6,8 milioni di euro per attività ricerca e restauro destinati a 10 soprintendenze.


Venti milioni per l'Appia Antica: un cammino dentro la storia, da Roma a Brindisi

“Parte oggi il primo cammino laico al mondo, il camminatore solitamente è raffigurato come pellegrino. Qui no, è la linea di accesso al parco archeologico più grande del Mondo”, ha spiegato Rumiz presentando il progetto. “La Francigena è un reticolo di vie che si coagulano in alcuni punti – ha aggiunto – l’Appia Antica è una via unica. Il cammino di Santiago finisce nel nulla dell’Oceano, la via Appia è un arrivo che al termine parte da Brindisi verso l’Oriente, la via della seta. Pensate a quante attività si potranno sviluppare lungo il cammino una volta completati i lavori di valorizzazione”.

“La Regina Viarum – per il ministro Dario Franceschini – unisce territori ricchi di uno straordinario patrimonio culturale, archeologico e paesaggistico e ha le caratteristiche per divenire uno dei più grandi cammini europei. È nostro preciso dovere investire in questo progetto, che ha il merito di puntare sulla cultura per promuovere e sostenere lo sviluppo economico e sociale del Mezzogiorno.”


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Yoga, ayurveda o un tour tra le feste a colori nei templi. La stagione del Kerala


E’ la regione più “dolce” e verde dell’India. Benvenuti in Kerala, la patria dello yoga, dell’ayurveda e delle feste colorate nei templi. Per visitarla il nostro inverno è la stagione migliore: clima secco e caldo durante il giorno e più fresco la notte. Con dieci ore di volo circa dall’Italia, un passaggio in Kerala, è una tappa garantita per migliorare l’umore e anche la salute.

Lo yoga
Per lungo tempo meta di vacanze per fricchettoni, il Kerala sta vivendo un’inedita second life da quando i maestri yoga di tutto il mondo hanno trasformato questa accogliente regione nel loro indirizzo preferito per workshop e retreats. Gli studenti “yogini” si riconoscono per l’abbigliamento sportivo, il tappetino arrotolato sotto il braccio (che non abbandonano mai) e i fisici asciutti. La loro giornata inizia presto. Anzi prestissimo. Dalle 5 del mattino echeggiano in località come Kovalam i tipici “mantra” di inizio yoga. I luoghi prescelti per le lezioni sono generalmente i tetti degli hotel, naturalmente con copertura sul tetto per ripararsi dal sole. Durante la giornata i ritmi sono sereni: pasti leggeri, meditazione, pranayama (respiro) e lunghe passeggiate nelle spiagge circondate di palme. Poco dopo il tramonto, bevendo una tazza di golden milk (il tipico latte d’oro con curcuma molto gustoso e curativo per il corpo) il popolo yogino si prepara al lungo sonno aspettando la pratica della mattina successiva.


Yoga, ayurveda o un tour tra le feste a colori nei templi. La stagione del Kerala

L’ayurveda
Decisamente meno esili dei praticanti yoga sono i turisti che scelgono il kerala per una remise en forme ayurvedica. Generalmente prenotano pacchetti di una decina di giorni che vanno da quello “ringiovanimento”, al programma di gestione dello stress, ai trattamenti di bellezza a quelli anti invecchiamento o mirati al dimagrimento. Per chi necessità di una cura più approfondita si sceglie il “panchakarma” che è un vero e proprio tagliando di ripulitura del corpo grazie a un mix di massaggi con oli medicali e l’assunzione di medicine naturali. Le cliniche più note? Il Somatheeram Ayurveda Resort e il doctor Franklin’s Panchakarma Institute & Ayurveda Centre a Chowara, il doctor Unnis Agastyaa Heritage Ayurvedic Centre e l’Ayushya Ayurvedic Panchakarma Centre a Kovalam. Non è una vacanza per nottambuli modaioli. Nelle cliniche ayurvediche la vita scorre tranquilla: si alternano i trattamenti e i massaggi a leggere lezioni di yoga, passeggiate e letture. Non bisogna stupirsi se s’incontrano ovunque “pazienti” dalle vestaglie colorate con i capelli unti d’olio avvolti in turbanti di cotone e maschere spalmate sul viso. Nell’aria l’odore tipico del Kerala, che è proprio quello dell’olio destinato ai trattamenti, e che si avverte potente appena sbarcati all’aeroporto di Trivandrum. Attenzione però: l’olio macchia gli abiti in modo indelebile quindi, anche per i più refrattari, la vestaglia è d’obbligo.

I templi
Per chi ha ambizioni più turistiche e meno salutiste si può andare in Kerala per un tour di feste nei templi. Dove trovarli? Non servono indirizzi: basta seguire la musica assordante che, tramite giganteschi amplificatori, diventa un’assordante colonna sonora alla vita quotidiana durante tutta la durata dei festeggiamenti. E’ praticamente impossibile non accorgersene. Ogni tempio ha almeno un festival annuale (e quelli più ricchi ne hanno più di uno) che può durare sino a 28 giorni. Racconta un aneddoto un maestro di yoga che esasperato dalla musica alle tre di notte decise di recarsi al tempio per godersi lo spettacolo: “Dal rumore pensavo ci fossero mille persone in realtà era tutto registrato e per conquistare qualche ora di pace ho semplicemente staccato la spina!”.  Le divinità che vengono festeggiate, con spettacolari processioni, sono soprattutto Shiva e Ganesh. Ecco comunque qualche indirizzo: merita una visita il Tempio di Chettikulangara a Mavelikkara (distretto di Alapuzzha) e poi ancora il Muchilottu Puthiyakavu a Peralassery. Quindi il Trissur Pooram, si tiene al Tempio Vadakkunnathan di Thrissur ogni anno nel giorno del Pooram. In pratica è il re dei festival del Kerala, uno degli eventi più attesi dell’anno, in quest’occasione cinquanta elefanti regalmente bardati e le migliori orchestre della regione si sfidano in una competizione. I classici 28 giorni dedicati a Shiva sono l’occasione per il festival Vaisakha Maholsavam, al Kootyur temple, distretto di Kannur. Infine c’è Attunkal Pongala, a Trivandrum, una festa molto particolare perché interamente al femminile.


Yoga, ayurveda o un tour tra le feste a colori nei templi. La stagione del Kerala

Il cibo
Il Kerala sembra essersi adeguato alle esigenze salutiste dei turisti. Intendiamoci si mangia indiano ma con un budget dalle 200 alle 500 rupie si fa un pasto perfettamente bilanciato e gustoso mai troppo pesante o condito con spezie eccessivamente piccanti. Qualche piatto da provare? Le malai kofta sono deliziose polpette di melanzane avvolte in una salsa cremosa. Il palak paneer è composto da formaggio paneer immerso in un denso puré di spinaci condito con zenzero. Buonissimo anche il tipico riso con verdure, il vegetable biryani rice, di solito servito con il pane croccante. E ancora l’allo gobi, un tipo di curry asciutto preparato con patate, cavolfiore e spezie indiane.

Come arrivarci
Dall’Italia non esiste un volo diretto per Trivandrum e neppure per Cochin. La soluzione migliore è prendere un volo Emirates da qualsiasi città italiana e fare uno scalo a Dubai di un paio d’ore. Non meravigliatevi se nella seconda tratta sarete tra i pochi occidentali, è infatti più facile incontrarvi indiani che per motivi lavorativi si recano negli Emirati (e ritorno). Ulteriore alternativa è fermarsi a Nuova Delhi con Alitalia ma in questo caso bisogna cambiare compagnia e proseguire sino al Kerala con Air India.


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Galway: nell’anno della Brexit, la Capitale europea della cultura è irlandese


La musica dal vivo suona a ogni angolo, esce dai colorati pub e invade piazze e vicoli pieni di allegria, grazie agli artisti di strada che cantano ovunque. Definita da sempre il cuore culturale d’Irlanda, Galway è stata eletta, assieme alla croata Rijeka (Fiume), Capitale Europea della Cultura 2020 grazie alla sua vitalità e alla frizzante energia. Un titolo importante, che la città festeggerà a dovere.

Si parte questo mese e si finisce tra un anno, con (ben) 1.900 eventi, tra musica, letteratura, teatro e danza, arti visive, cinema, architettura, tanto sport, ma soprattutto tanta birra e buon cibo. La maggior parte degli eventi sarà gratuito e aperto a tutti, e coinvolgerà non solo il perimetro cittadino ma anche le terre dell’Irlanda occidentale e i villaggi circostanti.
Ma andiamo con ordine. Le celebrazioni sono scandite dalle quattro stagioni, che seguono l’antico calendario celtico, suddiviso in Imbolc, Bealtaine, Lughnasa e Samhain, scelta voluta per far conoscere al mondo la varietà dei linguaggi parlati sull’isola, a partire ovviamente dal gaelico, ancora oggi studiato dai ragazzi a scuola. Oltre al linguaggio, gli altri temi che faranno da filo rosso alla lunga manifestazione saranno il paesaggio, ricco di verde, natura, campagna e mare, e la migrazione, per sottolineare la storia migratoria dei suoi abitanti, fonte oggi di multiculturalismo e ricchezza.


Galway: nell'anno della Brexit, la Capitale europea della cultura è irlandese

Galway. Quay Street

Si comincia con l’opera Savage Beauty dell’artista finlandese della luce Kari Kola: un’installazione luminosa che accenderà le magnifiche montagne del Connemara, con la più grande opera di luce mai realizzata. L’appuntamento è per il giorno di San Patrizio, il 17 marzo, quando l’artista darà vita a uno strepitoso spettacolo colorato. Ma prima di quella data, c’è un’altra giornata da segnare: l’8 marzo, in occasione della festa della donna si terrà uno speciale evento con l’autrice Margaret Atwood e Susan McKay, tra reading, poesie e racconti dedicati al pubblico femminile (e non solo).

In primavera spazio al teatro, con lo show di una delle compagnie teatrali dell’isola verde, la Druid Theater Company di Galway, che, calcherà i palchi di tutta la Contea rappresentando le opere della tradizione storica locale. Da aprile a luglio il pubblico potrà assistere agli spettacoli, sbirciare dietro le quinte e conoscere la compagnia, che porterà le pièce in ogni dove, anche nella Contea di Galway, da Clifden nel Connemara alle isole Aran. La serata di chuisura sarà in città, al Mick Lally Theatre di Galway.

A proposito di teatro, a maggio si prosegue con il Theatre Festival, dove saranno invece protagonisti i tanti artisti di strada per cui la città è famosa, che animeranno piazze e vie con performance e spettacoli. Si intoneranno canti e musiche medievali, rinascimentali e barocche durante l’Early Music Festival, e a luglio artisti di ogni sorta, dal digitale alla pittura, si incontreranno all’International Arts Festival, la più importante rassegna multidisciplinare d’Irlanda.

Dopo un’estate ricca di iniziative, dalle degustazioni ai giochi sportivi, l’autunno si presenterà con un cartellone ricco di eventi, tra cui  il musical Beyond the end of the road, dedicato alla vita rurale della contea, e l’Oireachtas na Samhna Festival, il festival della cultura e della lingua gaelica irlandese. Le celebrazioni si chiuderanno solo a gennaio 2021 con il Lumière Galway, gran finale che cala il sipario su questo lungo anno di festeggiamenti per la Capitale Europea della Cultura 2020, Galway.


Galway: nell'anno della Brexit, la Capitale europea della cultura è irlandese

Il convento di Ross Errilly, nella contea di Galway

 



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Mete top d’Europa: è l’anno di Colmar. Riscatto Atene: sul podio con Tbilisi


Tra i suoi soprannomi ha anche quello di ‘piccola Venezia’ ma, purtroppo per noi, non rappresenta l’Italia. Ad aggiudicarsi il titolo di European Best Destination 2020 è, infatti, la francese Colmar. Un gioiello medievale nel cuore dell’Alsazia che, dopo aver sfiorato la vittoria un paio di anni fa, riesce a piazzarsi al primo posto di una delle classifiche più ambite dalle città europee. Perché il premio EBD non lo decidono giurie ed esperti ma direttamente i turisti, attraverso un voto online. Alla fine, sulle venti destinazioni in nomination – tra quelle che negli scorsi dodici mesi hanno saputo promuoversi meglio, soprattutto sui social network – a spuntarla è stata proprio Colmar, che sul podio mette in fila ben due Capitali: la tradizionale Atene (Grecia) e l’emergente Tbilisi (Georgia). E l’Italia? Dopo i fasti del 2019, quando ottenne la medaglia di bronzo grazie alla sorprendente Monte Isola, oggi deve accontentarsi dell’undicesima casella (sulle quindici totali assegnate) dove troviamo la più classica delle mete: Roma.

Anche Colmar (Francia) è però a suo modo una capitale: la patria del vino alsaziano, tra i centri transalpini di riferimento per il turismo eno-gastronomico. Particolarmente suggestivo durante il Natale, quando si trasforma in un presepe in miniatura, questo borgo attraversato da canali (da qui l’accostamento a Venezia del suo quartiere più suggestivo e romantico, al pari di altre ‘colleghe’ sparse per l’Europa) ha mantenuto intatte le caratteristiche d’un tempo, con le tipiche casette con i tetti ‘a graticcio’. Nonostante la posizione di confine tra Francia e Germania – specie durante la Seconda Guerra Mondiale – l’abbia resa territorio conteso (Colmar fu l’ultima città alsaziana ad essere liberata dall’occupazione nazista). Da non perdere la Cattedrale di San Martino (uno dei migliori esempi di architettura gotica della regione), la Vecchia Dogana e la Casa Pfister (con le facciate ornate da affreschi e legni intarsiati). L’accoglienza, poi, è davvero curiosa: all’ingresso della città, infatti, è piazzata una replica della Statua della Libertà (alta 12 metri). Il motivo? Qui nacque Auguste Bartholdi, lo scultore che progettò l’originale assieme a Gustave Eiffel (padre della torre parigina).


Mete top d'Europa: è l'anno di Colmar. Riscatto Atene: sul podio con Tbilisi

Atene, seconda

Non ha certo bisogno di presentazioni la seconda European Best Destination 2020: Atene, la culla della civiltà classica. Un museo a cielo aperto che, dopo un periodo difficile dal punto di vista socio-economico, sta tentando di rialzare la testa. In che modo? Attraverso una delle cose che riesce meglio al popolo greco: l’ospitalità (la xenia, concetto coniato proprio dagli ateniesi nella notte dei tempi). Una città che ancora vive di forti contrasti ma che, grazie a una scena artistica in pieno fermento, cerca di rivitalizzare la sua immagine. Passato e presente che, dal colle dell’Acropoli ai locali del centro, convivono assieme per offrire un’esperienza totalizzante.

Anche Tbilisi, la terza classificata, ha origine antichissime. Le prime informazioni di quella che oggi è la capitale della Georgia risalgono a seimila anni fa. Ma, a differenza di Atene, è dall’indipendenza in poi (datata 1991) che sta cercando con forza di arricchire il proprio blasone. Per farlo ha scelto la stessa strada della collega greca: la cultura, in varie forme. La sua posizione geografica, a cavallo tra Europa e Asia, gli ha lasciato in eredità molte ricchezze: religiosa (moschee, sinagoghe e chiese cattoliche convivono fianco a fianco nel centro storico), gastronomica (la cucina ha assorbito gli elementi migliori delle tradizioni medio-orientale, dell’Asia occidentale, dell’Europa orientale), artistica (le sue sale concerto e i suoi teatri hanno sempre un cartellone fittissimo di eventi). Tra le tappe inevitabili: la città vecchia, l’avveniristico Ponte della Pace sul fiume Mtkvari, l’antica Chiesa di Metekhi, le terme, la gigantesca statua di Kartlis Deda (protettore della città) che osserva Tblisi dal colle che domina l’area urbana. In pochi chilometri avrete un condensato di medievale, neoclassico, razionalismo sovietico, modernità.

Ma nella top ten della European Best Destination 2020 non mancano alcune delle capitali indiscusse del turismo. Le città simbolo del ‘vecchio continente’ si prendono una parziale rivincita rispetto alle edizioni precedenti, quando spesso e volentieri venivano relegate a fondo classifica. Il segreto è, come già visto, nell’aver trovato una nuova chiave di lettura in grado di presentarle con una veste diversa. È il caso di Vienna (Austria, quarta) che, oltre ad essere una delle metropoli più sicure e con una qualità della vita da far invidia, ha ricordato al mondo che è soprattutto la capitale della musica, di ogni epoca e genere (da Strauss a Falco, passando per Schubert). Senza dimenticare le mille tracce lasciate dall’Impero e dalle sue imperatrici più amate (Maria Teresa e Sissi): il Castello di Schönbrunn (con lo zoo più antico del mondo), il Palazzo Imperiale, il Museo delle Carrozze. Discorso simile per Parigi (nono posto, secondo squillo per la Francia) che negli ultimi tempi sta puntando forte sull’arte e sull’architettura contemporanea. Una sorta di laboratorio del futuro: con la piramide di vetro e acciaio che si staglia di fronte al Louvre, con il maestoso Grande Arche de la Défense (in un quartiere ricco di grattacieli), con il Centre Pompidou, con i tanti progetti delle archi-star di livello internazionale (da Jean Nouve a Renzo Piano, da Franck O. Gehry a Christian de Portzamparc). 


Mete top d'Europa: è l'anno di Colmar. Riscatto Atene: sul podio con Tbilisi

Tbilisi, terza

Tra Vienna e Parigi, però, si fa spazio un quartetto di mete per intenditori. Destinazioni difficilmente presenti negli itinerari mainstream. Ma che meritano, per tanti motivi, di essere scoperte. Partiamo con Cascais, in Portogallo (quinta posizione): località balneare tra le più occidentali d’Europa, dalla fine del XVIII secolo residenza estiva della casa reale portoghese. Mare e natura fanno da sfondo a palazzi eleganti e case di lusso, come il palazzo di Mafra (una sorta di piccola Versailles). Celebre il suo ‘museum quarter’: il Condes de Castro Guimarães (edificio finto-gotico costruito in un’insenatura della costa), il Santa Marta Lighthouse (un ex-faro, oggi museo), la Casa das Histórias-Paula Rego (museo di arte contemporanea), il Pousada de Cidadele (hotel a 5 stelle inglobato in una cittadella, con artisti al lavoro nelle sale dell’albergo). E, ancora, tanto sport con gare internazionali di windsurf e uno dei migliori campi di golf del mondo. E tantissime aree protette, su tutte il Parco Naturale di Sintra (Patrimonio dell’Umanità UNESCO): dune, foreste, lagune, scogliere e baie che culminano nel Cabo de Roca (punto più a ovest della riserva e, probabilmente, d’Europa).   

Il viaggio prosegue in Romania è, più precisamente, nella regione nord-occidentale della Transilvania, dove si trova Sibiu (sesto posto). In passato importante città commerciale dell’impero austro-ungarico, conserva echi dei suoi ottocento anni di storia: l’ospedale più antico della Romania, la prima scuola romena documentata, il primo teatro nazionale, il primo museo tuttora attivo della Romania moderna (il Museo Brukenthal, datato 1817). Con queste premesse s’intuisce il perché sia stata Capitale europea della cultura nel 2007. Divisa in due dal fiume Cibin, la vera anima di Sibiu è la sua città alta che si sviluppa attorno a tre piazze dove ci sono tutti gli edifici più importanti: il Palazzo del Consiglio (con la Torre fortificata), la Casa Blu, la Chiesa dei Gesuiti.

Per trovare la settima classificata nel ranking EBD2020 ci si deve spostare in Belgio o, meglio, in Vallonia, alla confluenza dei fiumi Sambre e Mosa. È Namur, centro amministrativo della regione, vicina a Dinant (premiata lo scorso anno). Nata per scopi militari, per presidiare la valle, ancora oggi il suo simbolo è la cosiddetta ‘Cittadella’, una fortezza d’origine romana modificata per assecondare le esigenze di difesa dei merovingi (nel 2020 verrà inaugurata una funivia che la collegherà al centro delle Namur moderna). Immancabile, poi, il Belfort (la torre campanaria, tipica di queste zone), anch’essa inserita nel circuito dei campanili di Francia e Belgio (Patrimonio UNESCO). 


Mete top d'Europa: è l'anno di Colmar. Riscatto Atene: sul podio con Tbilisi

Roma, 11ma (foto Arturo Cocchi)

All’ottavo posto, invece, c’è una delle due capitali della Cultura 2020: è Rijeka (Fiume), prima città della Croazia a potersi fregiare del titolo. Siamo nella penisola istriana. Affacciato sul Golfo del Quarnaro, il cuore di Rijeka è il Korso (il corso), dal quale si snodano le viuzze del centro storico. E dove si svolge l’evento più importante dell’anno: il carnevale internazionale. Istituito nel 1982, si tiene tra la fine di gennaio e l’inizio del mese di marzo, culminando nella grande sfilata della domenica che precede il mercoledì delle ceneri. Il corteo è aperto dal Moretto Fiumano (maschera tipica e simbolo della città) e chiuso dagli scampanatori di Halubje. Ma quest’anno è particolare: oltre mille gli eventi in programma, compreso naturalmente il carnevale.

La Polonia è ospite fissa del premio European Best Destination, in genere con mete poco note ai più. Un trend confermato anche nel 2020. Stavolta i viaggiatori di tutta Europa sono invitati a scoprire Bydgoszcz (decima), cittadina a metà strada tra Danzica e Poznan. In perfetto stile nazionale la vita della città si sviluppa attorno al Rynek (la piazza del mercato). Ma a scandire le giornate di Bydgoszcz c’è soprattutto il fiume Brda: lungo le sue rive si svolgono numerose manifestazioni acquatiche (nuoto, canottaggio, triathlon, addirittura un Festival acquatico). Dal 2004 (quando la Polonia entrò nell’Unione Europea) le sue sponde hanno un ospite in più: il Przechodz?cy przez rzek?, monumento che raffigura un acrobata ondeggiante su una corda tesa proprio sopra al fiume. Ma Bydgoszcz è anche uno dei più importanti centri europei per la musica jazz.
Ad aprire il quintetto finale delle mete europee consigliate dai turisti per il 2020 è, come anticipato, la nostra Roma.

Le bellezze della ‘città eterna’ le conoscono tutti. Quello che molti non sanno, però, è che l’intera provincia di Roma è ricca di storia, cultura, natura, buon cibo e molto altro. E proprio su di lei, da nord a sud, ha posto l’accento la campagna promozionale per l’EBD2020. In dodicesima posizione c’è l’esatto opposto di Roma, una località minuscola: Héviz (Ungheria). Ma le dimensioni contenute celano una vera perla: il più grande lago termale naturale del mondo, ad appena cinque chilometri dal ben più grande Lago Balaton. Tranquillità e benessere immersi in una foresta, dove vi attende un bacino fumante dalle proprietà benefiche, dove potrete rilassarvi circondati da ninfee colorate. Non è un caso che il suo nome significhi “acqua calda”. Ecco perché è la seconda città più visitata d’Ungheria, dopo Budapest (la vincitrice del 2019).

Per visitare la città al tredicesimo posto ci si deve spingere fuori dal ‘Continente’. In tempi di Brexit l’Irlanda è un’ottima alternativa al Regno Unito e Cork ne è la riprova. Siamo all’estremità meridionale dell’isola, alla foce del fiume Lee. Qui si può godere l’ultimo tramonto d’Europa. Patria del rivoluzionario ed eroe nazionale Michael Collins, Cork è l’Irlanda più autentica. Un indizio: la strada principale si chiama St. Patrick Street, lungo la quale si trovano la birra e il whisky migliore. La zona commerciale è invece attorno alla Grand Parade, in stile ‘georgiano’. Unica la torre campanaria di Shandon, in pietra arenaria rossa e in calcare bianco, detta anche “The four-faced liar” (Il bugiardo dalle quattro facce). Perché? Ha quattro orologi settati su altrettanti fusi orari differenti.

Si resta vicini al mare e a un fiume con la quattordicesima meta in classifica: Rochefort Océan (costa sud-occidentale della Francia, alla terza apparizione), ultimo avamposto prima di uno dei più grandi estuari d’Europa, quello del fiume Charente. Nata nel XVII secolo con una vocazione militare, quando a Rochefort fu costruito l’arsenale marittimo più imponente del regno di Francia, sede di scuole navali, della Marina, dell’Esercito. Edifici candidati tutti a entrare nel patrimonio UNESCO (uno dei più importanti è la Corderie Royale). Oggi, però, sta cercando di riconvertirsi in una meta turistica, grazie alle bellezze naturali e paesaggistiche, compresa una famosa stazione termale. Missione compiuta: la Commissione Europea l’ha indicata come meta eco-sostenibile, per l’impegno nel turismo ambientale. La zona, paludosa, favorisce l’insediamento di numerose specie di uccelli: l’ideale per gli amanti del bird-watching.

Chiude la top15 un altro posto di mare. E che posto: Minorca (Spagna), la seconda delle isole Baleari in ordine di grandezza (dietro Maiorca). Un’oasi di pace tra spiagge, calette e borghetti di pescatori. Il suo capoluogo, Mahón, sorge al termine di una lunga insenatura. Gli altri centri principali sono Sant Lluís (con l’antico villaggio di Binibeca), Es Castel col suo porticciolo, Alaior (con la spiaggia bianca di Son Bou), Es Mercada, non ultima la Ciutadella. Un luogo ancora incontaminato, annoverato tra le Riserve della Biosfera UNESCO.



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Anteprima da Oscar: Hollywood svela il suo museo del cinema firmato Renzo Piano


Manca poco al momento in cui conosceremo i vincitori degli Oscar 2020. Nel frattempo, Hollywood ha deciso di svelare un altro “segreto”: approfittando della pletora di giornalisti presenti in attesa di sapere a chi andranno le statuette, l’organizzazione ha mostrato loro in anteprima l’attesissimo Academy Museum of Motion Picture, il nuovo museo del cinema che porta la firma di Renzo Piano. Il sito ha poi ospitato il party dedicato ai candidati per l’Oscar al miglior film straniero (che da quest’anno si chiama Best International Feature film)

Una struttura costata 388 milioni di dollari (poco più di 350 milioni di euro al cambio attuale), la cui apertura, già promessa in due diverse date del 2019 ed altrettante volte differita, viene ora prospettata entro l’anno, (musei: tutte le novità del 2020) ma senza ulteriori dettagli. I report di chi ha visitato la struttura parlano di uno stato di lavori avanzato, sia nel May Company Building, un edificio di fine anni Trenta che è stato completamente ristrutturato, che nell’adiacente, neocostruito teatro a forma di globo. Le reti di cavi elettrici, gli ascensori, la configurazione delle sale, tutto è ancora in lavorazione ma vicino al completamento.

Situato vicino al Los Angeles County Museum of Art, il museo è in programma dal lontano 2012. Tra le sue, caratteristiche, appunto, il citato David Geffen Theater, teatro-cinema da 1000 posti. Connesso al May Company Building con un ponte di vetro intitolato a Barbra Streisand e che offre spettacolari prospettive sulle colline di LA, è attrezzato per proiettare pellicole laser digitali, a 35, 70 mm e di nitrato d’argento. Ospiterà proiezioni di grandi prime cinematografiche, ma con un target non da “popcorn film”, se è vero che ai lati delle poltrone – rosse, non reclinabili – mancano le vaschette per ospitare i grandi contenitori di cibo e bevande “junk” e che un cartello all’ingresso già ricorda che si potrà introdurre soltanto acqua. Il cinema d’autore, le retrospettive dedicate a Fellini o Miyazaki, troveranno comunque spazio in una seconda sala, la Tedd Mann, che ha 288 poltrone verdi. Sopra il teatro, la Dolby Family Terrace guarda direttamente sulla Hollywood Sign, la scritta gigante che sovrasta la città del cinema, il tutto ricoperto da una cupola costituita da 1.500 pannelli di vetro.

All’ingresso, una hall di 1000 metri quadrati, ospiterà la Spielberg Family Gallery, dove si terranno mostre a rotazione, oltre agli immancabili ristorante, caffè e negozio di souvenir a tema. Al quarto piano, le Katzenberg Galleries saranno la sede di mostre temporanee – la prima dedicata a Miyazaki e di una vetrina sul cinema nero del periodo 1900-1970. Ci sarà, ovviamente una collezione permanente di cimeli a tema, di cui filtrano le prime chicche. Si spazia dai costumi di scena, come il cappello indossato da Greta Garbo in “Mata Hari” o il mantello che Bela Lugosi portava nel “Dracula” del 1931; disegni come lo schizzo da cui nacque la tavola di pietra dei “Dieci Comandamenti” del 1956, o trucchi di scena, come quelli creati dal maestro Dick Smith per il “Padrino” e l'”Esorcista”. Una delle mostre userà il “Mago di Oz” del 1939 come stumento per raccontare l’arte del fare cinema: il tutto avrà come mezzo un paio di ciabatte indossate da Judy Garland per l’occasione. Tra le altre proposte, un’aula intestata a Shirley Temple dove si terranno educational sulla cinematografia.



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