Yoga, ayurveda o un tour tra le feste a colori nei templi. La stagione del Kerala


E’ la regione più “dolce” e verde dell’India. Benvenuti in Kerala, la patria dello yoga, dell’ayurveda e delle feste colorate nei templi. Per visitarla il nostro inverno è la stagione migliore: clima secco e caldo durante il giorno e più fresco la notte. Con dieci ore di volo circa dall’Italia, un passaggio in Kerala, è una tappa garantita per migliorare l’umore e anche la salute.

Lo yoga
Per lungo tempo meta di vacanze per fricchettoni, il Kerala sta vivendo un’inedita second life da quando i maestri yoga di tutto il mondo hanno trasformato questa accogliente regione nel loro indirizzo preferito per workshop e retreats. Gli studenti “yogini” si riconoscono per l’abbigliamento sportivo, il tappetino arrotolato sotto il braccio (che non abbandonano mai) e i fisici asciutti. La loro giornata inizia presto. Anzi prestissimo. Dalle 5 del mattino echeggiano in località come Kovalam i tipici “mantra” di inizio yoga. I luoghi prescelti per le lezioni sono generalmente i tetti degli hotel, naturalmente con copertura sul tetto per ripararsi dal sole. Durante la giornata i ritmi sono sereni: pasti leggeri, meditazione, pranayama (respiro) e lunghe passeggiate nelle spiagge circondate di palme. Poco dopo il tramonto, bevendo una tazza di golden milk (il tipico latte d’oro con curcuma molto gustoso e curativo per il corpo) il popolo yogino si prepara al lungo sonno aspettando la pratica della mattina successiva.


Yoga, ayurveda o un tour tra le feste a colori nei templi. La stagione del Kerala

L’ayurveda
Decisamente meno esili dei praticanti yoga sono i turisti che scelgono il kerala per una remise en forme ayurvedica. Generalmente prenotano pacchetti di una decina di giorni che vanno da quello “ringiovanimento”, al programma di gestione dello stress, ai trattamenti di bellezza a quelli anti invecchiamento o mirati al dimagrimento. Per chi necessità di una cura più approfondita si sceglie il “panchakarma” che è un vero e proprio tagliando di ripulitura del corpo grazie a un mix di massaggi con oli medicali e l’assunzione di medicine naturali. Le cliniche più note? Il Somatheeram Ayurveda Resort e il doctor Franklin’s Panchakarma Institute & Ayurveda Centre a Chowara, il doctor Unnis Agastyaa Heritage Ayurvedic Centre e l’Ayushya Ayurvedic Panchakarma Centre a Kovalam. Non è una vacanza per nottambuli modaioli. Nelle cliniche ayurvediche la vita scorre tranquilla: si alternano i trattamenti e i massaggi a leggere lezioni di yoga, passeggiate e letture. Non bisogna stupirsi se s’incontrano ovunque “pazienti” dalle vestaglie colorate con i capelli unti d’olio avvolti in turbanti di cotone e maschere spalmate sul viso. Nell’aria l’odore tipico del Kerala, che è proprio quello dell’olio destinato ai trattamenti, e che si avverte potente appena sbarcati all’aeroporto di Trivandrum. Attenzione però: l’olio macchia gli abiti in modo indelebile quindi, anche per i più refrattari, la vestaglia è d’obbligo.

I templi
Per chi ha ambizioni più turistiche e meno salutiste si può andare in Kerala per un tour di feste nei templi. Dove trovarli? Non servono indirizzi: basta seguire la musica assordante che, tramite giganteschi amplificatori, diventa un’assordante colonna sonora alla vita quotidiana durante tutta la durata dei festeggiamenti. E’ praticamente impossibile non accorgersene. Ogni tempio ha almeno un festival annuale (e quelli più ricchi ne hanno più di uno) che può durare sino a 28 giorni. Racconta un aneddoto un maestro di yoga che esasperato dalla musica alle tre di notte decise di recarsi al tempio per godersi lo spettacolo: “Dal rumore pensavo ci fossero mille persone in realtà era tutto registrato e per conquistare qualche ora di pace ho semplicemente staccato la spina!”.  Le divinità che vengono festeggiate, con spettacolari processioni, sono soprattutto Shiva e Ganesh. Ecco comunque qualche indirizzo: merita una visita il Tempio di Chettikulangara a Mavelikkara (distretto di Alapuzzha) e poi ancora il Muchilottu Puthiyakavu a Peralassery. Quindi il Trissur Pooram, si tiene al Tempio Vadakkunnathan di Thrissur ogni anno nel giorno del Pooram. In pratica è il re dei festival del Kerala, uno degli eventi più attesi dell’anno, in quest’occasione cinquanta elefanti regalmente bardati e le migliori orchestre della regione si sfidano in una competizione. I classici 28 giorni dedicati a Shiva sono l’occasione per il festival Vaisakha Maholsavam, al Kootyur temple, distretto di Kannur. Infine c’è Attunkal Pongala, a Trivandrum, una festa molto particolare perché interamente al femminile.


Yoga, ayurveda o un tour tra le feste a colori nei templi. La stagione del Kerala

Il cibo
Il Kerala sembra essersi adeguato alle esigenze salutiste dei turisti. Intendiamoci si mangia indiano ma con un budget dalle 200 alle 500 rupie si fa un pasto perfettamente bilanciato e gustoso mai troppo pesante o condito con spezie eccessivamente piccanti. Qualche piatto da provare? Le malai kofta sono deliziose polpette di melanzane avvolte in una salsa cremosa. Il palak paneer è composto da formaggio paneer immerso in un denso puré di spinaci condito con zenzero. Buonissimo anche il tipico riso con verdure, il vegetable biryani rice, di solito servito con il pane croccante. E ancora l’allo gobi, un tipo di curry asciutto preparato con patate, cavolfiore e spezie indiane.

Come arrivarci
Dall’Italia non esiste un volo diretto per Trivandrum e neppure per Cochin. La soluzione migliore è prendere un volo Emirates da qualsiasi città italiana e fare uno scalo a Dubai di un paio d’ore. Non meravigliatevi se nella seconda tratta sarete tra i pochi occidentali, è infatti più facile incontrarvi indiani che per motivi lavorativi si recano negli Emirati (e ritorno). Ulteriore alternativa è fermarsi a Nuova Delhi con Alitalia ma in questo caso bisogna cambiare compagnia e proseguire sino al Kerala con Air India.


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Galway: nell’anno della Brexit, la Capitale europea della cultura è irlandese


La musica dal vivo suona a ogni angolo, esce dai colorati pub e invade piazze e vicoli pieni di allegria, grazie agli artisti di strada che cantano ovunque. Definita da sempre il cuore culturale d’Irlanda, Galway è stata eletta, assieme alla croata Rijeka (Fiume), Capitale Europea della Cultura 2020 grazie alla sua vitalità e alla frizzante energia. Un titolo importante, che la città festeggerà a dovere.

Si parte questo mese e si finisce tra un anno, con (ben) 1.900 eventi, tra musica, letteratura, teatro e danza, arti visive, cinema, architettura, tanto sport, ma soprattutto tanta birra e buon cibo. La maggior parte degli eventi sarà gratuito e aperto a tutti, e coinvolgerà non solo il perimetro cittadino ma anche le terre dell’Irlanda occidentale e i villaggi circostanti.
Ma andiamo con ordine. Le celebrazioni sono scandite dalle quattro stagioni, che seguono l’antico calendario celtico, suddiviso in Imbolc, Bealtaine, Lughnasa e Samhain, scelta voluta per far conoscere al mondo la varietà dei linguaggi parlati sull’isola, a partire ovviamente dal gaelico, ancora oggi studiato dai ragazzi a scuola. Oltre al linguaggio, gli altri temi che faranno da filo rosso alla lunga manifestazione saranno il paesaggio, ricco di verde, natura, campagna e mare, e la migrazione, per sottolineare la storia migratoria dei suoi abitanti, fonte oggi di multiculturalismo e ricchezza.


Galway: nell'anno della Brexit, la Capitale europea della cultura è irlandese

Galway. Quay Street

Si comincia con l’opera Savage Beauty dell’artista finlandese della luce Kari Kola: un’installazione luminosa che accenderà le magnifiche montagne del Connemara, con la più grande opera di luce mai realizzata. L’appuntamento è per il giorno di San Patrizio, il 17 marzo, quando l’artista darà vita a uno strepitoso spettacolo colorato. Ma prima di quella data, c’è un’altra giornata da segnare: l’8 marzo, in occasione della festa della donna si terrà uno speciale evento con l’autrice Margaret Atwood e Susan McKay, tra reading, poesie e racconti dedicati al pubblico femminile (e non solo).

In primavera spazio al teatro, con lo show di una delle compagnie teatrali dell’isola verde, la Druid Theater Company di Galway, che, calcherà i palchi di tutta la Contea rappresentando le opere della tradizione storica locale. Da aprile a luglio il pubblico potrà assistere agli spettacoli, sbirciare dietro le quinte e conoscere la compagnia, che porterà le pièce in ogni dove, anche nella Contea di Galway, da Clifden nel Connemara alle isole Aran. La serata di chuisura sarà in città, al Mick Lally Theatre di Galway.

A proposito di teatro, a maggio si prosegue con il Theatre Festival, dove saranno invece protagonisti i tanti artisti di strada per cui la città è famosa, che animeranno piazze e vie con performance e spettacoli. Si intoneranno canti e musiche medievali, rinascimentali e barocche durante l’Early Music Festival, e a luglio artisti di ogni sorta, dal digitale alla pittura, si incontreranno all’International Arts Festival, la più importante rassegna multidisciplinare d’Irlanda.

Dopo un’estate ricca di iniziative, dalle degustazioni ai giochi sportivi, l’autunno si presenterà con un cartellone ricco di eventi, tra cui  il musical Beyond the end of the road, dedicato alla vita rurale della contea, e l’Oireachtas na Samhna Festival, il festival della cultura e della lingua gaelica irlandese. Le celebrazioni si chiuderanno solo a gennaio 2021 con il Lumière Galway, gran finale che cala il sipario su questo lungo anno di festeggiamenti per la Capitale Europea della Cultura 2020, Galway.


Galway: nell'anno della Brexit, la Capitale europea della cultura è irlandese

Il convento di Ross Errilly, nella contea di Galway

 



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Mete top d’Europa: è l’anno di Colmar. Riscatto Atene: sul podio con Tbilisi


Tra i suoi soprannomi ha anche quello di ‘piccola Venezia’ ma, purtroppo per noi, non rappresenta l’Italia. Ad aggiudicarsi il titolo di European Best Destination 2020 è, infatti, la francese Colmar. Un gioiello medievale nel cuore dell’Alsazia che, dopo aver sfiorato la vittoria un paio di anni fa, riesce a piazzarsi al primo posto di una delle classifiche più ambite dalle città europee. Perché il premio EBD non lo decidono giurie ed esperti ma direttamente i turisti, attraverso un voto online. Alla fine, sulle venti destinazioni in nomination – tra quelle che negli scorsi dodici mesi hanno saputo promuoversi meglio, soprattutto sui social network – a spuntarla è stata proprio Colmar, che sul podio mette in fila ben due Capitali: la tradizionale Atene (Grecia) e l’emergente Tbilisi (Georgia). E l’Italia? Dopo i fasti del 2019, quando ottenne la medaglia di bronzo grazie alla sorprendente Monte Isola, oggi deve accontentarsi dell’undicesima casella (sulle quindici totali assegnate) dove troviamo la più classica delle mete: Roma.

Anche Colmar (Francia) è però a suo modo una capitale: la patria del vino alsaziano, tra i centri transalpini di riferimento per il turismo eno-gastronomico. Particolarmente suggestivo durante il Natale, quando si trasforma in un presepe in miniatura, questo borgo attraversato da canali (da qui l’accostamento a Venezia del suo quartiere più suggestivo e romantico, al pari di altre ‘colleghe’ sparse per l’Europa) ha mantenuto intatte le caratteristiche d’un tempo, con le tipiche casette con i tetti ‘a graticcio’. Nonostante la posizione di confine tra Francia e Germania – specie durante la Seconda Guerra Mondiale – l’abbia resa territorio conteso (Colmar fu l’ultima città alsaziana ad essere liberata dall’occupazione nazista). Da non perdere la Cattedrale di San Martino (uno dei migliori esempi di architettura gotica della regione), la Vecchia Dogana e la Casa Pfister (con le facciate ornate da affreschi e legni intarsiati). L’accoglienza, poi, è davvero curiosa: all’ingresso della città, infatti, è piazzata una replica della Statua della Libertà (alta 12 metri). Il motivo? Qui nacque Auguste Bartholdi, lo scultore che progettò l’originale assieme a Gustave Eiffel (padre della torre parigina).


Mete top d'Europa: è l'anno di Colmar. Riscatto Atene: sul podio con Tbilisi

Atene, seconda

Non ha certo bisogno di presentazioni la seconda European Best Destination 2020: Atene, la culla della civiltà classica. Un museo a cielo aperto che, dopo un periodo difficile dal punto di vista socio-economico, sta tentando di rialzare la testa. In che modo? Attraverso una delle cose che riesce meglio al popolo greco: l’ospitalità (la xenia, concetto coniato proprio dagli ateniesi nella notte dei tempi). Una città che ancora vive di forti contrasti ma che, grazie a una scena artistica in pieno fermento, cerca di rivitalizzare la sua immagine. Passato e presente che, dal colle dell’Acropoli ai locali del centro, convivono assieme per offrire un’esperienza totalizzante.

Anche Tbilisi, la terza classificata, ha origine antichissime. Le prime informazioni di quella che oggi è la capitale della Georgia risalgono a seimila anni fa. Ma, a differenza di Atene, è dall’indipendenza in poi (datata 1991) che sta cercando con forza di arricchire il proprio blasone. Per farlo ha scelto la stessa strada della collega greca: la cultura, in varie forme. La sua posizione geografica, a cavallo tra Europa e Asia, gli ha lasciato in eredità molte ricchezze: religiosa (moschee, sinagoghe e chiese cattoliche convivono fianco a fianco nel centro storico), gastronomica (la cucina ha assorbito gli elementi migliori delle tradizioni medio-orientale, dell’Asia occidentale, dell’Europa orientale), artistica (le sue sale concerto e i suoi teatri hanno sempre un cartellone fittissimo di eventi). Tra le tappe inevitabili: la città vecchia, l’avveniristico Ponte della Pace sul fiume Mtkvari, l’antica Chiesa di Metekhi, le terme, la gigantesca statua di Kartlis Deda (protettore della città) che osserva Tblisi dal colle che domina l’area urbana. In pochi chilometri avrete un condensato di medievale, neoclassico, razionalismo sovietico, modernità.

Ma nella top ten della European Best Destination 2020 non mancano alcune delle capitali indiscusse del turismo. Le città simbolo del ‘vecchio continente’ si prendono una parziale rivincita rispetto alle edizioni precedenti, quando spesso e volentieri venivano relegate a fondo classifica. Il segreto è, come già visto, nell’aver trovato una nuova chiave di lettura in grado di presentarle con una veste diversa. È il caso di Vienna (Austria, quarta) che, oltre ad essere una delle metropoli più sicure e con una qualità della vita da far invidia, ha ricordato al mondo che è soprattutto la capitale della musica, di ogni epoca e genere (da Strauss a Falco, passando per Schubert). Senza dimenticare le mille tracce lasciate dall’Impero e dalle sue imperatrici più amate (Maria Teresa e Sissi): il Castello di Schönbrunn (con lo zoo più antico del mondo), il Palazzo Imperiale, il Museo delle Carrozze. Discorso simile per Parigi (nono posto, secondo squillo per la Francia) che negli ultimi tempi sta puntando forte sull’arte e sull’architettura contemporanea. Una sorta di laboratorio del futuro: con la piramide di vetro e acciaio che si staglia di fronte al Louvre, con il maestoso Grande Arche de la Défense (in un quartiere ricco di grattacieli), con il Centre Pompidou, con i tanti progetti delle archi-star di livello internazionale (da Jean Nouve a Renzo Piano, da Franck O. Gehry a Christian de Portzamparc). 


Mete top d'Europa: è l'anno di Colmar. Riscatto Atene: sul podio con Tbilisi

Tbilisi, terza

Tra Vienna e Parigi, però, si fa spazio un quartetto di mete per intenditori. Destinazioni difficilmente presenti negli itinerari mainstream. Ma che meritano, per tanti motivi, di essere scoperte. Partiamo con Cascais, in Portogallo (quinta posizione): località balneare tra le più occidentali d’Europa, dalla fine del XVIII secolo residenza estiva della casa reale portoghese. Mare e natura fanno da sfondo a palazzi eleganti e case di lusso, come il palazzo di Mafra (una sorta di piccola Versailles). Celebre il suo ‘museum quarter’: il Condes de Castro Guimarães (edificio finto-gotico costruito in un’insenatura della costa), il Santa Marta Lighthouse (un ex-faro, oggi museo), la Casa das Histórias-Paula Rego (museo di arte contemporanea), il Pousada de Cidadele (hotel a 5 stelle inglobato in una cittadella, con artisti al lavoro nelle sale dell’albergo). E, ancora, tanto sport con gare internazionali di windsurf e uno dei migliori campi di golf del mondo. E tantissime aree protette, su tutte il Parco Naturale di Sintra (Patrimonio dell’Umanità UNESCO): dune, foreste, lagune, scogliere e baie che culminano nel Cabo de Roca (punto più a ovest della riserva e, probabilmente, d’Europa).   

Il viaggio prosegue in Romania è, più precisamente, nella regione nord-occidentale della Transilvania, dove si trova Sibiu (sesto posto). In passato importante città commerciale dell’impero austro-ungarico, conserva echi dei suoi ottocento anni di storia: l’ospedale più antico della Romania, la prima scuola romena documentata, il primo teatro nazionale, il primo museo tuttora attivo della Romania moderna (il Museo Brukenthal, datato 1817). Con queste premesse s’intuisce il perché sia stata Capitale europea della cultura nel 2007. Divisa in due dal fiume Cibin, la vera anima di Sibiu è la sua città alta che si sviluppa attorno a tre piazze dove ci sono tutti gli edifici più importanti: il Palazzo del Consiglio (con la Torre fortificata), la Casa Blu, la Chiesa dei Gesuiti.

Per trovare la settima classificata nel ranking EBD2020 ci si deve spostare in Belgio o, meglio, in Vallonia, alla confluenza dei fiumi Sambre e Mosa. È Namur, centro amministrativo della regione, vicina a Dinant (premiata lo scorso anno). Nata per scopi militari, per presidiare la valle, ancora oggi il suo simbolo è la cosiddetta ‘Cittadella’, una fortezza d’origine romana modificata per assecondare le esigenze di difesa dei merovingi (nel 2020 verrà inaugurata una funivia che la collegherà al centro delle Namur moderna). Immancabile, poi, il Belfort (la torre campanaria, tipica di queste zone), anch’essa inserita nel circuito dei campanili di Francia e Belgio (Patrimonio UNESCO). 


Mete top d'Europa: è l'anno di Colmar. Riscatto Atene: sul podio con Tbilisi

Roma, 11ma (foto Arturo Cocchi)

All’ottavo posto, invece, c’è una delle due capitali della Cultura 2020: è Rijeka (Fiume), prima città della Croazia a potersi fregiare del titolo. Siamo nella penisola istriana. Affacciato sul Golfo del Quarnaro, il cuore di Rijeka è il Korso (il corso), dal quale si snodano le viuzze del centro storico. E dove si svolge l’evento più importante dell’anno: il carnevale internazionale. Istituito nel 1982, si tiene tra la fine di gennaio e l’inizio del mese di marzo, culminando nella grande sfilata della domenica che precede il mercoledì delle ceneri. Il corteo è aperto dal Moretto Fiumano (maschera tipica e simbolo della città) e chiuso dagli scampanatori di Halubje. Ma quest’anno è particolare: oltre mille gli eventi in programma, compreso naturalmente il carnevale.

La Polonia è ospite fissa del premio European Best Destination, in genere con mete poco note ai più. Un trend confermato anche nel 2020. Stavolta i viaggiatori di tutta Europa sono invitati a scoprire Bydgoszcz (decima), cittadina a metà strada tra Danzica e Poznan. In perfetto stile nazionale la vita della città si sviluppa attorno al Rynek (la piazza del mercato). Ma a scandire le giornate di Bydgoszcz c’è soprattutto il fiume Brda: lungo le sue rive si svolgono numerose manifestazioni acquatiche (nuoto, canottaggio, triathlon, addirittura un Festival acquatico). Dal 2004 (quando la Polonia entrò nell’Unione Europea) le sue sponde hanno un ospite in più: il Przechodz?cy przez rzek?, monumento che raffigura un acrobata ondeggiante su una corda tesa proprio sopra al fiume. Ma Bydgoszcz è anche uno dei più importanti centri europei per la musica jazz.
Ad aprire il quintetto finale delle mete europee consigliate dai turisti per il 2020 è, come anticipato, la nostra Roma.

Le bellezze della ‘città eterna’ le conoscono tutti. Quello che molti non sanno, però, è che l’intera provincia di Roma è ricca di storia, cultura, natura, buon cibo e molto altro. E proprio su di lei, da nord a sud, ha posto l’accento la campagna promozionale per l’EBD2020. In dodicesima posizione c’è l’esatto opposto di Roma, una località minuscola: Héviz (Ungheria). Ma le dimensioni contenute celano una vera perla: il più grande lago termale naturale del mondo, ad appena cinque chilometri dal ben più grande Lago Balaton. Tranquillità e benessere immersi in una foresta, dove vi attende un bacino fumante dalle proprietà benefiche, dove potrete rilassarvi circondati da ninfee colorate. Non è un caso che il suo nome significhi “acqua calda”. Ecco perché è la seconda città più visitata d’Ungheria, dopo Budapest (la vincitrice del 2019).

Per visitare la città al tredicesimo posto ci si deve spingere fuori dal ‘Continente’. In tempi di Brexit l’Irlanda è un’ottima alternativa al Regno Unito e Cork ne è la riprova. Siamo all’estremità meridionale dell’isola, alla foce del fiume Lee. Qui si può godere l’ultimo tramonto d’Europa. Patria del rivoluzionario ed eroe nazionale Michael Collins, Cork è l’Irlanda più autentica. Un indizio: la strada principale si chiama St. Patrick Street, lungo la quale si trovano la birra e il whisky migliore. La zona commerciale è invece attorno alla Grand Parade, in stile ‘georgiano’. Unica la torre campanaria di Shandon, in pietra arenaria rossa e in calcare bianco, detta anche “The four-faced liar” (Il bugiardo dalle quattro facce). Perché? Ha quattro orologi settati su altrettanti fusi orari differenti.

Si resta vicini al mare e a un fiume con la quattordicesima meta in classifica: Rochefort Océan (costa sud-occidentale della Francia, alla terza apparizione), ultimo avamposto prima di uno dei più grandi estuari d’Europa, quello del fiume Charente. Nata nel XVII secolo con una vocazione militare, quando a Rochefort fu costruito l’arsenale marittimo più imponente del regno di Francia, sede di scuole navali, della Marina, dell’Esercito. Edifici candidati tutti a entrare nel patrimonio UNESCO (uno dei più importanti è la Corderie Royale). Oggi, però, sta cercando di riconvertirsi in una meta turistica, grazie alle bellezze naturali e paesaggistiche, compresa una famosa stazione termale. Missione compiuta: la Commissione Europea l’ha indicata come meta eco-sostenibile, per l’impegno nel turismo ambientale. La zona, paludosa, favorisce l’insediamento di numerose specie di uccelli: l’ideale per gli amanti del bird-watching.

Chiude la top15 un altro posto di mare. E che posto: Minorca (Spagna), la seconda delle isole Baleari in ordine di grandezza (dietro Maiorca). Un’oasi di pace tra spiagge, calette e borghetti di pescatori. Il suo capoluogo, Mahón, sorge al termine di una lunga insenatura. Gli altri centri principali sono Sant Lluís (con l’antico villaggio di Binibeca), Es Castel col suo porticciolo, Alaior (con la spiaggia bianca di Son Bou), Es Mercada, non ultima la Ciutadella. Un luogo ancora incontaminato, annoverato tra le Riserve della Biosfera UNESCO.



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Anteprima da Oscar: Hollywood svela il suo museo del cinema firmato Renzo Piano


Manca poco al momento in cui conosceremo i vincitori degli Oscar 2020. Nel frattempo, Hollywood ha deciso di svelare un altro “segreto”: approfittando della pletora di giornalisti presenti in attesa di sapere a chi andranno le statuette, l’organizzazione ha mostrato loro in anteprima l’attesissimo Academy Museum of Motion Picture, il nuovo museo del cinema che porta la firma di Renzo Piano. Il sito ha poi ospitato il party dedicato ai candidati per l’Oscar al miglior film straniero (che da quest’anno si chiama Best International Feature film)

Una struttura costata 388 milioni di dollari (poco più di 350 milioni di euro al cambio attuale), la cui apertura, già promessa in due diverse date del 2019 ed altrettante volte differita, viene ora prospettata entro l’anno, (musei: tutte le novità del 2020) ma senza ulteriori dettagli. I report di chi ha visitato la struttura parlano di uno stato di lavori avanzato, sia nel May Company Building, un edificio di fine anni Trenta che è stato completamente ristrutturato, che nell’adiacente, neocostruito teatro a forma di globo. Le reti di cavi elettrici, gli ascensori, la configurazione delle sale, tutto è ancora in lavorazione ma vicino al completamento.

Situato vicino al Los Angeles County Museum of Art, il museo è in programma dal lontano 2012. Tra le sue, caratteristiche, appunto, il citato David Geffen Theater, teatro-cinema da 1000 posti. Connesso al May Company Building con un ponte di vetro intitolato a Barbra Streisand e che offre spettacolari prospettive sulle colline di LA, è attrezzato per proiettare pellicole laser digitali, a 35, 70 mm e di nitrato d’argento. Ospiterà proiezioni di grandi prime cinematografiche, ma con un target non da “popcorn film”, se è vero che ai lati delle poltrone – rosse, non reclinabili – mancano le vaschette per ospitare i grandi contenitori di cibo e bevande “junk” e che un cartello all’ingresso già ricorda che si potrà introdurre soltanto acqua. Il cinema d’autore, le retrospettive dedicate a Fellini o Miyazaki, troveranno comunque spazio in una seconda sala, la Tedd Mann, che ha 288 poltrone verdi. Sopra il teatro, la Dolby Family Terrace guarda direttamente sulla Hollywood Sign, la scritta gigante che sovrasta la città del cinema, il tutto ricoperto da una cupola costituita da 1.500 pannelli di vetro.

All’ingresso, una hall di 1000 metri quadrati, ospiterà la Spielberg Family Gallery, dove si terranno mostre a rotazione, oltre agli immancabili ristorante, caffè e negozio di souvenir a tema. Al quarto piano, le Katzenberg Galleries saranno la sede di mostre temporanee – la prima dedicata a Miyazaki e di una vetrina sul cinema nero del periodo 1900-1970. Ci sarà, ovviamente una collezione permanente di cimeli a tema, di cui filtrano le prime chicche. Si spazia dai costumi di scena, come il cappello indossato da Greta Garbo in “Mata Hari” o il mantello che Bela Lugosi portava nel “Dracula” del 1931; disegni come lo schizzo da cui nacque la tavola di pietra dei “Dieci Comandamenti” del 1956, o trucchi di scena, come quelli creati dal maestro Dick Smith per il “Padrino” e l'”Esorcista”. Una delle mostre userà il “Mago di Oz” del 1939 come stumento per raccontare l’arte del fare cinema: il tutto avrà come mezzo un paio di ciabatte indossate da Judy Garland per l’occasione. Tra le altre proposte, un’aula intestata a Shirley Temple dove si terranno educational sulla cinematografia.



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Triangolo delle Bermuda, ritrovata 94 anni dopo la Cotopaxi: la strana storia del relitto fantasma e del vascello scomparso


Una zona dell’Atlantico dalla forma immaginaria di un triangolo. Sì, proprio quello delle Bermuda. Il vertice settentrionale è costituito dal punto più meridionale dell’isola principale dell’arcipelago omonimo. Il vertice meridionale, invece, è la parte più a Est di Porto Rico. Quello occidentale, il punto più a Sud della Florida. Leggende, credenze e ricche panzane hanno costruito nella seconda metà del secolo scorso la convinzione che quell’ampia fetta di mare sia una delle più pericolose del pianeta: un triangolo maledetto o addirittura diabolico dove si sarebbero verificate davvero troppe sparizioni di navi e aerei.

Il carico ce l’hanno poi messo articoli suggestivi come quello del 30 settembre 1950, firmato da Edward Van Winkle Jones per Associated Press, il report di due anni dopo apparso su Fate, dove si elencavano tutte le sciagure dell’area, o ancora un altro pezzo simile di Vincent Gaddis del 1964. Oppure libri come “The Bermuda Triangle” del 1974 di Charles Bertlitz (per capirci, lo stesso degli alieni di Roswell) che ha mescolato alle credenze già diffuse spunti che passano da ufo e paranormale. Oltre a storie molto chiacchierate proprio come quella della SS Cotopaxi, ora a quanto pare realmente identificata, ma protagonista negli anni scorsi di una clamorosa bufala smentita anche dal sito specializzato nel confutare leggende urbane Snopes – si raccontava che fosse tornata a galla da sola – e nel 1977 finita perfino all’interno del film “Incontri ravvicinati del terzo tipo” di Steven Spielberg, dove viene collocata nel deserto del Gobi.


Triangolo delle Bermuda, ritrovata 94 anni dopo la Cotopaxi: la strana storia del relitto fantasma e del vascello scomparso

Il team che ha individuato il relitto

Ripartiamo dal triangolo. Non c’è nulla, ovviamente, che avvalori quelle credenze: per la maggioranza degli studiosi gli incidenti da quelle parti non sarebbero infatti significativamente superiori alla media, considerando il fitto traffico di mezzi e la vastità della superficie, sulla cui stessa precisa collocazione si è discusso a lungo. Così, per esempio, aveva sentenziato il giornalista scientifico australiano Karl Kruszelnicki dopo un lungo lavoro di ricerca, pensionando definitivamente ogni leggenda. Non solo: parte della manipolazione su quanto avveniva sarebbe legata ai resoconti degli incidenti, spesso riportati in modo parziale o distorti tanto da farli apparire inspiegabili.
 
Anche se rimane uno zoccolo di esperti convinti del contrario, o quanto meno della specificità di quell’enorme area. Tanto per dirne una, alcune simulazioni dell’università di Southampton avrebbero fornito un paio di anni fa una possibile spiegazione ai numerosi naufragi: le “onde selvagge” di breve durata ma alte anche fino a 30 metri, generate in quell’area da una serie di tempeste periodiche che si scontrano da Nord e da Sud a cui, “se ce ne sono altre in arrivo dalla Florida – le parole trasmesse in un documentario riguardo quell’area da un milione e 100mila km quadrati – può essere una combinazione perfetta per la nascita di queste onde”.
 
Fatto sta che di imbarcazioni ingoiate in quel tratto e ritrovate non ce ne sono state poi molte. Il contesto è d’altronde essenziale alla comprensione: il mito nacque in fondo fra la prima e la seconda guerra mondiale, quando diverse navi militari affondarono da queste parti col loro carico di vite senza, in effetti, essere mai ritrovate. Al solito, secondo gli scettici senza particolari discrepanze statistiche considerando la tipologia di imbarcazioni, per altri con qualche enigma di troppo. D’altronde, data la profondità dei mari, lanciarsi alla ricerca è complicato anche con i mezzi tecnologici odierni, figuriamoci all’epoca.
 
Adesso sembra che un’imbarcazione sparita più o meno in quell’area e proprio in quegli anni, cioè alla fine del novembre 1925, sia tornata alla luce riesumando con sé anche la storia del triangolo: si tratta appunto della famigerata SS Cotopaxi (dal nome di un vulcano dell’Ecuador). Varata nel 1918, in quel periodo era diretta all’Havana, Cuba, dal porto di Charleston, in Carolina del Sud col suo carico di carbone.

A due giorni dalla partenza l’imbarcazione a vapore s’imbatté in una violenta tempesta tropicale a 35 miglia al largo delle coste di St. Augustine, in Florida – un punto in realtà esterno al triangolo – ed affondò portando con sé i 32 membri dell’equipaggio. Il relitto non era mai stato individuato. Fino al recente lavoro del celebre biologo marino, fotografo e sommozzatore Michael C. Barnette che, insieme allo storico britannico Guy Walters, avrebbe infine risolto il mistero, raccontandolo in una nuova serie di documentari tv intitolata “Shipwreck Secretcs”. Aggiungendo tuttavia uno strato di adrenalina a una storia già sufficientemente intricata.
 


Triangolo delle Bermuda, ritrovata 94 anni dopo la Cotopaxi: la strana storia del relitto fantasma e del vascello scomparso

La vicenda è infatti complessa: in realtà, il primo dicembre 1925, appunto due giorni dopo la partenza, l’imbarcazione avrebbe inviato un segnale di pericolo con la propria posizione, raccolta da una stazione di Jacksonville, in Florida. Da quella flebile traccia, ottenuta solo di recente dagli archivi della Lloyd’s di Londra che all’epoca assicurava il mezzo, sono ripartiti i due esperti. Oltre che da un altro relitto ben noto nella zona da alcuni anni, soprannominato “Bear Wreck”.

La teoria che la coppia ritiene di aver provato sarebbe sconvolgente: il “Bear Wreck” corrisponderebbe niente meno che alla SS Cotopaxi, stando anche alla consulenza del locale museo marittimo, del faro di St. Augustine e del sommozzatore Al Perkins, esperto della zona. Analizzando le dimensioni e l'”orientamento delle macchine”, oltre che una serie di altri indizi e misurazioni sottomarine, il biologo si dice insomma sicuro che quel relitto individuato 35 anni prima ma rimasto fino a oggi senza nome e l’imbarcazione da carbone misteriosamente inabissatasi 94 anni fa, di cui si pensava di aver perso ogni traccia e su cui si è speculato per anni, sarebbero la stessa cosa. Una caccia alla nave fantasma che racconteranno il prossimo 9 febbraio su Science Channel.
 
“Dopo averne discusso e aver valutato ogni evidenza la squadra è piuttosto certa che la Bear Wreck sia in realtà quel che resta della perduta Cotopaxi” spiega l’emittente. Anche il nipote del capitano William J. Myers, Douglas Myers, sembrerebbe aver trovato conforto sulla triste sorte del nonno. Ma il mistero continua: “Ciò che la gente presume sia effettivamente accaduto a volte non è così” ha detto Barnette, per il quale l’intera epopea del triangolo è “solo folklore”.


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Castelli, gondole e igloo. Da Firenze al Tirolo, idee per San Valentino


“Al tocco dell’Amore, tutti diventano poeti”, diceva Platone. E al tocco dell’amore sono in tanti a rispondere. Così San Valentino diventa un’occasione per festeggiare il giorno più romantico dell’anno, prendersi del tempo da vivere in due, scoprire luoghi insoliti e fare nuove esperienze.
 
Chi ben comincia è a metà dell’opera. E allora vale la pena iniziare a festeggiare il 14 febbraio fin dal sorgere del sole. #TrentinoSkiSunrise permette di sciare di primo mattino per ammirare l’alba in coppia. Dal Col Margherita (appuntamento alle 615), nella Ski Area San Pellegrino, si parte alla scoperta della “pista degli Innamorati” che dal Passo San Pellegrino, in Val di Fassa, giunge fino a Falcade (BL). Un itinerario di ben undici chilometri che mostra in tutta la sua bellezza la Marmolada e le Cime del Focobon, tra boschi e graziose baite di legno. Si può proseguire, poi, la giornata con una sosta al nuovo rifugio InAlto, uno dei più panoramici rifugi delle cime dolomitiche, a quota 2.514 metri.
 
Un altro luogo per stringersi da innamorati è il Naviglio Grande di Milano, dove fare un giro in gondola e poi volgere lo sguardo alle sponde o ai ponticelli di ferro, in un’atmosfera quasi sospesa tra le case basse di un giallo tenue, a contrasto con il blu del cielo. Si può soggiornare all’hotel Madison della catena Best Western, in zona stazione centrale e comoda per tutti i punti di attrazione, con una promozione in camera doppia più cena con omaggio spumante di benvenuto (a 230 euro).
 
Nei Castelli del Ducato si festeggia San Valentino con cene a lume di candela, romantici aperitivi, visite guidate a tema che raccontano storie di passione, grandi amori, vite intense di coppie celebri: ma quest’anno per tutto il fine settimana si aggiungono proposte speciali. Il profilo di torri, campanili, merli, rendono Castell’Arquato (Pc) un borgo spettacolare. Fuori, la natura mescola i suoi colori con vecchi tufi e laterizi. Dentro, stretti vicoli, voltoni e rampe creano il piccolo spazio segreto di un paese costruito su un terrazzo di conchiglie fossili, in cui è bello perdersi abbracciati alla persona del cuore. L’appuntamento con la guida è nel Palazzo del Podestà, in Piazza del Municipio, alle 17. La visita guidata della Rocca avverrà a lume di candela, tra le stanze e i gradini della torre fino ad arrivare al culmine, il terrazzo panoramico da cui godere di una splendida vista sul borgo e la campagna. A seguire, un aperitivo in Enoteca Comunale, all’interno dell’antico Palazzo del Podestà, per riscaldare i cuori e rifocillare le membra con i vini della vallata e salumi piacentini.
 
Nel Monferrato, la meta è il belvedere dell’amore. L’associazione Cammini DiVini in collaborazione con l’associazione “Coniolo è” organizza una camminata di nordic walking (bastoncini messi a disposizione gratuitamente) nel paese dei fiori, in un percorso ad anello di una decina di kilometri, tra le colline patrimonio Unesco e le rive del fiume Po. Dopo un tragitto a piedi e un percorso con il trenino storico si arriva a una terrazza panoramica sulla vallata. E non solo. Vi è una vetrinetta che contiene rose a disposizione degli innamorati e la scritta  “aprire solo in caso di amore” (Per info ed iscrizioni: tel. 339 4188277).

Firenze è una delle città romantiche per eccellenza. Racconta amori, passioni e tradimenti di grandi personaggi del passato tra realtà e mito. Un itinerario speciale diventa l’occasione per vivere una festa degli innamorati in maniera originale.


Castelli, gondole e igloo. Da Firenze al Tirolo, idee per San Valentino

Firenze

Impossibile non citare Dante e Beatrice. Santa Margherita dei Cerchi, nell’omonima via, è ricordata ancora oggi come “la chiesa di Dante”. Pare infatti che nella chiesa il sommo poeta incontrò per la prima volta l’amata Beatrice Portinari. La chiesa del 1032 custodisce il quadro di una pittrice inglese dell’Ottocento in stile preraffaelliti che ricorda questo incontro, e altri dipinti otto-novecenteschi raffiguranti Dante e la sua musa. Per conoscere la relazione clandestina più famosa della città, bisogna spostarsi, invece, nell’Oltrarno. In via Maggio 26 sorge Palazzo di Bianca Cappello, edificio dalla raffinatissima facciata costruito su richiesta di Francesco I de’ Medici per la sua amante Bianca Cappello e famoso, quindi, per aver fatto da cornice a una delle più chiacchierate storie d’amore del Rinascimento fra il Granduca e la nobildonna veneziana. Il capoluogo toscano propone inoltre, per la prima volta, il Florence Ice Village, con la pista su ghiaccio più lunga d’Europa: un anello che circonda la Vasca dei giardini della Fortezza da Basso. Trecento metri a cielo aperto, attorno al cosiddetto Lago dei cigni: si pattina testando la sintonia della coppia. 

Per soggiornare, il Plus Florence nel quartiere di San Lorenzo, ostello di ultima generazione del gruppo Human Company, propone sistemazioni private (doppia da 45 euro/notte) con piscina coperta, sauna e terrazza panoramica. O il lussuoso Brunelleschi Hotel con un pacchetto speciale che include una cena nel romantico Salone delle Feste (cena a scelta tra venerdì 14 febbraio o sabato 15 febbraio) e una selezione di musica d’atmosfera.
 
In Maremma Toscana, all’Argentario Golf Resort & Spa di Porto Ercole (Gr) al centro di una verdeggiante vallata del Monte Argentario, l’amore si vive attraverso i sensi: il gusto della seduzione tra spazi di design per rifarsi gli occhi tra gli arredi ricercati, il profumo e i suoni della natura. Pomeriggio da dedicare a un giro in bicicletta sulla pista ciclabile che costeggia quasi tutto monte argentario e facendo una passeggiata a cavallo e poi il tocco rilassante dell’area benessere di oltre tremila metri quadri con piscina, percorso Kneipp, sauna. Nello speciale pacchetto inclusa anche una degustazione di tre portate a lume di candela nel Club House Restaurant, un early check-in e late check-out per avere più tempo da dedicarsi.
 
Nei Sassi di Matera cinema e amore vanno a braccetto. Molti film girati tra questi rioni pietrosi hanno scene sentimentali. Sassiemurgia propone un itinerario in notturna (due ore, 30 euro a coppia) per scoprire alcune suggestioni “amorose” tratte da alcuni tra le più note pellicole. A iniziare da La Lupa di Alberto Lattuada dove il protagonista si innamora di May Britt che sfila su di un carro in piazza San Pietro Caveoso nei panni di Sant’Agata, fino all’anticipazione di “007 No time to die”, pellicola al cinema il prossimo aprile, in cui Daniel Craig bacia Lea Seydoux, in via Muro.
 
Sconfinando dall’Italia, l’emozione di godere di un cielo stellato stando comodamente sdraiati all’interno di una bolla dalle pareti trasparenti. È la proposta di un weekend Boscolo Gift all’Attrap’Rêves di Allauch, a pochi chilometri da Marsiglia. Qui si vive l’esperienza del glamping in una struttura dal design originale ma con tutti i comfort di un hotel. Immersi in una delle fitte pinete tipiche del Sud della Francia, si alloggia in speciale camere/bolle al riparo da occhi indiscreti in un’ambientazione intima e riservata.
 
A Vienna, il week end di San Valentino fa vivere atmosfere fuori dal tempo con le stradine lastricate che si percorrono ancora oggi in carrozza. Nel cuore della città si può fare una visita all’ex-fornitore regio-imperiale, il gioielliere Köchert, che realizzava raffinati gioielli anche per l’imperatrice Elisabetta. E ancora romantiche passeggiate tra gli edifici in stile Biedermeier perfettamente restaurati allo Spittelberg, un’area nei pressi del MuseumsQuartier, o nel giardino barocco del Palazzo del Belvedere con i suoi lunghi viali: un paesaggio che introduce al celebre dipinto “Il bacio” di Klimt. Dove sarà impossibile non scambiarsi un bacio come una promessa d’eternità. E dopo una giornata ad esplorare la città, ci si può coccolare nel centralissimo Hotel Beethoven Wien, un’ex casa di tolleranza trasformata in un hotel di design, dove ogni camera è diversa dall’altra ed ogni particolare, come in un puzzle, contribuisce a raccontare una parte della storia della capitale austriaca.
 
Infine, gli spiriti più avventurosi possono regalarsi una notte al gelo per avere più occasione di scaldarsi, con la neve che illumina la notte. L’Iglù Village di Kühtai, a oltre due mila metri di quota, nella località sciistica più alta dell’Austria, poco lontano dalla Capitale delle Alpi, Innsbruck, accoglie le coppie in 14 palazzi di ghiaccio. E se non bastasse, ci si può iscrivere a un insolito corso per imparare a costruire una casa di ghiaccio.


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Altro che Paesi Nordici: le mete da vacanza zaino in spalla sono al caldo


Partire alla scoperta dei fiordi. Accamparsi in tenda su una scogliera remota nelle Highlands scozzesi. Attraversare mezza Europa in treno. Dormire nella foresta amazzonica con le tribù locali. O marciare in solitaria seguendo i cammini, in cerca di luoghi selvaggi.

Partire con lo zaino in spalla è un viaggio che sa di libertà. Amato da coppie e famiglie per viaggiare tanto, spendendo poco, con il lusso di scoprire gli itinerari meno battuti, magari immersi nella natura, la vacanza da backpacker (zaino in spalla appunto) trova consensi soprattutto tra i giovanissimi, che si muovono approfittando di campeggi, treni e soluzioni low cost. Una modalità che porta ad ampliare gli orizzonti agli adulti di domani. Perché non è solo un viaggio, è un rito di passaggio, una filosofia di vita. Un’esperienza da provare almeno una volta nella vita.

Ci sono però paesi dove la vita dei backpackers è più semplice, grazie alla straordinaria offerta di ostelli, mezzi pubblici impeccabili e stazioni attrezzate (vedi il Nord Europa, da Amsterdam a Copenaghen). Secondo la Backpacker Society però, per apprezzare in pieno una vacanza zaino in spalla, meglio scegliere destinazioni diverse dalle solite e puntare sulle mete che non ti aspetti.


Altro che Paesi Nordici: le mete da vacanza zaino in spalla sono al caldo

Bivacchi nel deserto dell’Arabia Saudita durante il recente rally-raid automobilistico Parigi-Dakar

A partire dall’Algeria, eletta “destinazione avventurosa con il potenziale più alto”. Perché? E’ un paese facile da raggiungere, vicino all’Europa ma esotico al tempo stesso, che offre una valida alternativa a mete troppo scontate, come il Marocco. Diventato turistico e piuttosto affollato in alta stagione, il Marocco viene scansato dall’Algeria, un posto quasi vergine al turismo, una nuova frontiera da scoprire. “L’industria del turismo in Algeria crescerà a ritmi incredibili nei prossimi dieci anni”, scommette la British Backpacker Society. Certo, non è un paese facile da girare. Ma ha tutto il fascino di un posto nuovo, dove spingersi fuori rotta: vale la pena visitare velocemente le città della costa, per partire alla volta del grande Sahara, fermandosi nei centri di Ghardaia o Timimoun e toccare con mano la cultura locale, l’accoglienza della gente del posto, i villaggi e le antiche rovine.

Nella classifica delle mete da visitare zaino in spalla nel 2020, al secondo posto c’è l’ Arabia Saudita, e lo scenario cambia decisamente. Questa è un’altra meta da veri avventurieri, sconosciuta ai più, che nasconde tesori antichi e bellezze uniche. Cosa vedere? La città portuale di Gedda per esempio, sulla costa occidentale. Capitale saudita fino al 1982, oggi è una destinazione culturalmente ricca, piena di edifici storici, specie nel quartiere di Balad, il centro, ristorantini autentici, locali dove si beve tè e si fuma la shisha (il narghilè), sartorie, negozietti di artigianato locale e mercati di spezie.

Amatissimo dai backpackers è il Pakistan, al terzo posto. Qui ci si va per sfidare le altezze del Karakoram, la seconda catena montuoso più alta al mondo, e per mettersi alla prova con la vita in to the wild. Ma le destinazioni sono tante, dall’Iran al Kazakistan fino alla Russia. L’obiettivo, come ricorda la società di viaggiatori zaino-in-spalla, è esplorare, stupirsi, visitare gli angoli meno noti del mondo. Uscire dalle solite rotte per scoprire tutto il gusto, vero, del viaggio. Come dice Tony Wheeler, fondatore della Lonely Planet e instancabile avventuriero, “I posti che ti lasciano a bocca aperta, quelli che ti tagliano il fiato, sono spesso i luoghi meno confortevoli, amichevoli e accoglienti. Sono i posti che ti portano oltre la linea d’ombra. Molto spesso è proprio così che si fanno i viaggi più belli”.


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Bruce Munro replica: il Campo di Luce illumina anche la Carolina del Sud


Campi sterminati di bulbi led luminosi. Fiori artificiali di colori e sfumature diverse che hanno puntellato differenti luoghi del mondo, divenendo addirittura installazione permanente, o almeno senza data di chiusura programmata, nei pressi del rilievo di Uluru in Australia, da poco chiuso per sempre alle scomposte arrampicate dei turisti. Le opere “site-specific” di Bruce Munro, 60enne artista anglo-australiano, sono celebri in tutto il pianeta per l’impatto e gli effetti sentimentali che riescono a creare sui visitatori, anche in virtù dei contesti in cui vengono installate. Sempre uguali a se stesse e sempre diverse, con fiori e altre sculture multimateriale riprogettate per ogni occasione. Ora c’è una novità: dal prossimo 8 aprile, e per il momento fino al 12 settembre seguente, sarà possibile visitare a un’altra delle sue installazioni ai Brookgreen Gardens di Murrells Inlet, in Carolina del Sud. L’unico luogo nel Sud-Est degli Usa dove poter vedere qualcosa dell’autore di “Field of light”.
 


Bruce Munro replica: il Campo di Luce illumina anche la Carolina del Sud

La mostra s’intitola “Bruce Munro at Brookgreen: Southern Light” e sebbene di dimensioni minori rispetto alla monumentale installazione australiana a base di fibra ottica e bulbi luminosi, di recente risistemata con una spesa di un milione di dollari, promette comunque grande soddisfazione. E un inimitabile feeling da Instagram. Consisterà infatti di sette differenti installazioni a base di luci e media differenti, create appositamente per i giardini botanici di quest’area che guarda sull’oceano Atlantico, per un totale di migliaia di punti luce. Dovrebbero esserci, da quel che pare di capire, anche delle sculture di dimensioni più grandi – un po’ come le Water Towers di qualche anno fa – oltre ai famosi bulbi solari. L’anteprima è in programma per il 4 aprile: “La mia visita al luogo ha rinforzato la mia considerazione del giardino come una serie di camere all’aperto interconnesse – ha spiegato l’artista – e mi ha anche lasciato l’impressione di queste “stanze giardino” popolate da sculture figurative e circondate da un paesaggio selvaggio. Un posto magico con un pizzico di mistero”. Insomma, lo scenario ideale per uno dei suoi affascinanti lavori.
 
Fra le migliaia di elementi semoventi utilizzati per il montaggio dell’installazione, ci sono anche 11.700 lampadine a forma di dente di leone già sfruttate per Field of light. In realtà, se quella di Uluru rimane l’installazione più celebre nonché il luogo dove pare abbia avuto la sua più riuscita concretizzazione, versioni differenti del suo “campo di luce” sono state realizzate un po’ in tutto il mondo. Dalla Corea del Sud alla Danimarca passando per la Gran Bretagna fino a Houston, Nashville e Columbus, in Ohio. Basti pensare, tanto per citarne alcune, alla “Forest of light” allestita nel 2012 ai Longwood Gardens di Kennet Square, in Pennsylvania o, l’anno seguente, a “River of light” alla Waddenson Manor, nel Buckinghamshire, Regno Unito. Senza dimenticare le sue altre installazioni, spesso segnate dall’attenzione al riciclo e alla sostenibilità, come le stesse “Water Towers” o le “Light Shower” dalla cattedrale di Salisbury, in Inghilterra, alla Scozia.
 


Bruce Munro replica: il Campo di Luce illumina anche la Carolina del Sud

“Field of Light è stata un’idea nata nel mio taccuino e che continuava a tormentarmi per essere messa in pratica – spiegò Munro un paio di anni fa – ho immaginato nella mente un paesaggio di steli illuminati che, come semi dormienti in un deserto arido, aspettassero sereni le tenebre, sotto un manto di stelle del Sud, per fiorire accompagnati da delicati ritmi luminosi”. L’esposizione in Carolina del Sud promette dunque, nonostante non sia esattamente negli itinerari turistici più battuti, di funzionare quasi da efficace summa degli ultimi anni: oltre ai bulbi e alle musicali Water Towers, sistemate vicino al centro visitatori e alle sue sculture allegoriche, ci saranno dunque altri cinque gruppi di installazioni. Le “farfalle”, 600 rami luminosi di rame e fibra ottica, “Time and again”, 37 lilium di acciaio, Okonjima Choral Society, duemila elementi che Munro chiama “rane” e in grado di emettere un suono all’unisono. Poi “hive”, 1.448 elementi esagonali ispirati alle api e “Reflections”, composta da quattro proiezioni composte da luci e audio.

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Google rinnova la sezione travel. Ora ti dice anche quando partire


Adesso sai anche quando ti conviene andare, senza dover scavare per forum e aggregatori. Google Viaggi si è appena rinnovato e, fra i diversi ritocchi a quello che ormai somiglia in tutto e per tutto a un agente di viaggi digitale gratuito, si è aggiunta anche una funzionalità che farà felici molti viaggiatori. Specialmente quelli che amano organizzare le proprie trasferte nel dettaglio e alle sorprese rinunciano volentieri. La sezione di chiama “Quando partire” e viene visualizzata quando l’utente effettua una ricerca su una qualsiasi destinazione: indica i mesi più o meno indicati in base all’afflusso turistico, alle previsioni meteo, dunque anche alle temperature, e agli eventi imperdibili in programma per quel periodo. Un modo semplice per orientarsi rapidamente.
 
Di fatto, iniziare l’esplorazione dà ora vita a un percorso ancora più personalizzato (e i dati, ovviamente, possono essere visualizzati solo dall’utente). Ancora prima di inserire una qualsiasi ricerca (“Voli da Milano a Parigi”, “Hotel a Roma”, “Turchia”) la home page propone i “Viaggi potenziali” in base alle ricerche e agli interessi degli ultimi tempi. Seguono poi le destinazioni popolari e lo storico dei viaggi già vissuti. Ma la novità principale arriva quando si entra nel vivo di un nuovo viaggio: digitando una città il menu propone immediatamente di esplorarla, trovando cose da vedere e da fare, di andare dritti alla pagina dei voli oppure ti conduce a confrontare e prenotare gli hotel. Anche in quest’ultimo caso ci sono degli aggiornamenti: la funzionalità “Quando partire” si adatta infatti alla sezione hotel, aggiungendo un parametro legato ai prezzi medi degli alberghi. Per avere le idee ancora più chiare, si può invece ottenere un’altra media ma organizzata in base alle categorie degli hotel.
 
“Le spiagge sabbiose di Da Nang, la vita notturna di San Paolo o i barbecue coreani di Seoul sono alcune fra le passioni per chi si accinge a prenotare le sue vacanze per quest’anno – ha spiegato Andrew Silverman, product manager di Google – chi è pronto a pianificare il prossimo viaggio troverà dunque nuovi strumenti per individuare il miglior albergo”. Il top manager del colosso califoniano si riferisce alle destinazioni di tendenza per il prossimo anno stando alle ricerche sul motore, anch’esse diffuse in questa occasione: oltre al Vietnam, al Brasile e alla Corea del Sud ai primi tre posti spiccano ovviamente Tokyo, in vista delle Olimpiadi, Tel Aviv, Marsiglia, Vienna, Bangkok, Dubai (dove il prossimo 20 ottobre partirà un altro grande evento, l’Esposizione internazionale) e Perth.
 
Continuando nell’analisi della nuova versione, Viaggi si è arricchita anche nella sezione Esplora, dove Big G suggerisce le Cose da fare e anche degli utili Itinerari giornalieri. Su Milano, per esempio, ce n’è uno dedicato a chi ha un solo giorno a disposizione, un altro per il centro storico, uno ancora tutto ritagliato sull’arte del capoluogo meneghino e così via. A questo si agganciano i suggerimenti per scoprire di più, trasformando magari una breve trasferta in un viaggio più lungo e strutturato, come i classici cinque giorni a Roma, Firenze, Venezia e Milano.
 


Google rinnova la sezione travel. Ora ti dice anche quando partire

Google Viaggi, raggiungibile a questo indirizzo, è destinato a cambiare sempre più pelle. Frutto della recente fusione sotto un unico cappello dei precedenti servizi Google Hotel e Google Flights, e della chiusura di Google Trips lo scorso agosto, Viaggi è ormai l’unica piattaforma di riferimento per trovare ispirazione, prenotare e personalizzare il viaggio con una serie di strumenti in fondo disponibili anche altrove ma da raccogliere attraverso fonti separate e spesso con lunghi lavori di ricerca. Mountain View mette invece tutto insieme, dai prezzi più o meno cari appunto alle previsioni del tempo, sempre in base alla nostra storia e alle nostre preferenze, se messe a disposizione del motore di ricerca.
 
“Fra i risultati degli hotel diremo per esempio se un utente lo ha già cercato o ci ha soggiornato o se ci sono opzioni simili a quelle in cui ha soggiornato in altre città – si legge in un post sul blog ufficiale – selezioniamo inoltre gli hotel vicini ai punti di interesse che hai cercato. Per esempio, se un utente ha mostrato interesse per la Tokyo Tower, gli diremo quanto è distante l’albergo. Risultati personalizzati visibili solo a chi effettua la ricerca”. Ovviamente tutte le impostazioni della privacy rimangono modificabili e la personalizzazione spinta, volendo, può essere disabilitata.
 
Se a tutto questo lavoro di ispirazione si aggiunge la sezione dedicata alla pianificazione, il gioco è fatto: inserendo le date, la città di partenza e la destinazione, infatti, la piattaforma restituisce i prezzi per ciascun intervallo nel corso delle settimane e dei mesi seguenti unendo volo e hotel per tutte le notti previste, suggerisce i voli più ricercati e gli hotel celebri.
 
“Parte del divertimento di viaggiare è scoprire i diversi quartieri delle città, ma in che modo si sceglie quale dev’essere il proprio quartier generale nel corso di una vacanza? – conclude Google – basta cliccare su Dove alloggiare per avere una sintesi delle migliori zone, incluse le caratteristiche di ciascuna area, il suo punteggio in base alla localizzazione e il costo medio degli alberghi”. Non rimane che mettersi alla ricerca.
 
 

 
 


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A zonzo attraverso le Marche. Pensando a Raffaello. E non solo


A zonzo per le Marche  con la scusa di Raffaello. A 500 anni dalla morte del celebre pittore e architetto rinascimentale, morto a soli 37 anni, la regione natale celebra la sua scomparsa con alcune mostre e con l’invito a visitare i luoghi che lo hanno visto crescere e ispirato. Prima tappa Urbino, la città natale di Raffaello Sanzio,  per visitare la mostra “Raffaello e gli amici di Urbino”,

che  fino al 19 gennaio indaga e racconta gli anni di formazione del maestro urbinate e i suoi rapporti con gli artisti a lui contemporanei, e la casa natale del pittore. L’edificio, acquistato nel 1460 dal padre di Raffaello, Giovanni Santi  umanista, poeta e pittore alla corte di Federico da Montefeltro, ospitò la bottega dove Raffaello imparò ” la divina proporzione degli ingegni, il valore della filosofia, la dignità da dare al suo lavoro di pittore” ed è oggi un museo con opere e manoscritti legati alla vita dell’artista. Una sosta alla vicina Galleria Nazionale delle Marche, nel Palazzo Ducale di Urbino, offre l’opportunità di ammirare il ritratto femminile   “La Muta” di Raffaello, insieme a opere di Tiziano, Piero della Francesca,  Orazio Gentileschi  e altri maestri. Fino al 13 aprile la luminosa Loggia del Pasquino della Galleria ospita inoltre la mostra “Raphael Ware (le ceramiche di Raffaello). I colori del Rinascimento a Urbino” con 147 raffinate maioliche italiane rinascimentali provenienti dalla più grande collezione privata del mondo di  questo genere.  


A zonzo attraverso le Marche. Pensando a Raffaello. E non solo

La mostra dedicata a Raffaello all’aeroporto di Falconara

Seconda insolita tappa è l’aeroporto di Falconara-Ancona, il principale della regione, che fino al 20 gennaio ospita l’esposizione “Raffaello Una mostra impossibile”. Qui si possono ammirare le riproduzioni a grandezza naturale di 45 opere del maestro urbinate,  capolavori disseminati in 17 paesi diversi e quindi normalmente impossibili da vedere in un unico allestimento. E dato che Ancona dista una manciata di chilometri dall’aeroporto vale la pena dedicare un po’ di tempo al capoluogo marchigiano per ammirare almeno l’emblema della città, la  Cattedrale di San Ciriaco, in stile romanico con influssi bizantini e gotici, collocata in una straordinaria posizione panoramica con il portale che abbraccia idealmente Ancona e il suo mare.  Il Museo Tattile Omero, spazio unico e senza barriere in cui tutti possono conoscere l’arte attraverso il tatto, propone un’esperienza insolita nella mostra “Toccare la bellezza” con oltre cento tavole tattili realizzate da Bruno Munari  tutte da toccare.  Ad Ascoli Piceno sono state invece raccolte 37 opere marchigiane tra il ‘400  e il  ‘700  restaurate dopo il sisma del 2016 e  ripresentate alla collettività nella mostra “Rinascimento Marchigiano”.


A zonzo attraverso le Marche. Pensando a Raffaello. E non solo

Il museo nella casa natale dell’artista

Un’occasione per visitare  uno degli edifici più suggestivi della città: la storica prigione medievale di  Forte Malatesta, restaurata come presidio pontificio da Antonio da Sangallo il Giovane. Dopo aver visitato la mostra e il maniero è d’obbligo una sosta in piazza del Popolo, autentico gioiello rinascimentale conosciuto come “salotto d’Italia”. Una passeggiata lungo l’itinerario di trekking urbano che parte da piazza Arringo e termina alla  Cartiera Papale è – per dirla con le parole di Jean-Paul Sartre – come sfogliare un volume di storia dell’arte e avere la fortuna di incontrare le illustrazioni più rappresentative e espressive dei vari periodi dell’arte italiana.  Il nostro viaggio nelle Marche si conclude a poco più di dieci chilometri a sud della città, dove si incontra lo spettacolare eremo di San Marco. Un romitorio abbarbicato alla parete rocciosa del Colle San Marco, visibile da piazza del Popolo, costruito intorno al 1200 in blocchi di travertino grossolanamente squadrati al quale si accede mediante un’imponente scalinata in pietra che, come un ponte, attraversa un profondo burrone.

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