“Italia, mi manchi”. Dal Fai una guida virtuale per scoprirla (o rivederla) da casa


Dici primavera e ti vengono in mente le giornate del Fai. Quei momenti magici, dedicati alla riscoperta delle meraviglie di italia, magari un tuffo nei luoghi da salvare, oppure in quelli solitamente chiusi e aperti come scrigni, seguiti da un mare di scatti per immortalarli. 

A causa della pandemia in corso però,  come per tutte le altre attività, quest’anno purtroppo le classiche giornate di primavera del Fai, Fondo Ambiente Italiano, non si terranno. Ma nulla ci impedisce di andare comunque alla scoperta di luoghi, tradizioni, storie, ricette o maestosi edifici italiani, attraverso un giro virtuale, un tour fatto di video e foto che ci porta direttamente dentro di fronte ad angoli di cultura italiana tutti da scoprire ed esplorare. 

Sul sito del Fai e sui canali social della fondazione è nato infatti il progetto #ItaliaMiManchi che permette a chiunque, facilmente, di farsi una passeggiata virtuale per giardini, oppure scoprire strani oggetti che ci raccontano storie lontane. Cosa c’entra per esempio la mandibola di un cavallo con il Monastero di Torba? Oppure una chiglia arrugginita con l’abbazia di San Fruttuoso in Liguria? Con un giro virtuale, potete scoprirlo. 
 
Per esaudire “la voglia di Italia degli Italiani” il Fai ha  suddiviso i tour possibili in diverse rubriche, come “Piccoli oggetti, grandi storie”, “La prima volta a…”, “Ricette d’autore”, “Viaggio Letterario nei Beni del FAI”, oppure “Racconti in giardino”, “Un giro a…” o altri.

In questi spazi si può trovare per esempio la storia del ritrovamento di un prezioso stampo eucaristico all’Abbazia di Santa Maria di Cerrate a Lecce, oppure lasciarsi incuriosire dal ricettario del pittore Guido Peyron o conoscere le bellezze del Giardino della Kolymbethra nella Valle dei Templi di Agrigento grazie agli aneddoti raccontati da Giuseppe Lopilato o ancora fare piccoli tour virtuali a Villa e Collezione Panza a Varese e a Villa Necchi Campiglio a Milano e molto altro ancora.

In più, viaggiando virtualmente attraverso i tesori del Belpaese,  si può anche interagire via social seguendo l’hashtag #ItaliaMiManchi, magari segnalando altre storie preziose da non perdere. 

“In questi giorni così difficili e delicati c’è un sentimento che ci lega, e mai come ora ci sentiamo tutti italiani, vicini nonostante le distanze che in questa emergenza ci separano. E mentre nelle nostre case attendiamo e speriamo, ribadiamo forte il nostro grazie a tutti coloro che con infaticabile coraggio e inesauribile generosità si stanno prendendo cura dell’Italia: al personale sanitario, alla protezione civile, alle istituzioni statali e regionali e a chi lavora per garantire i servizi di prima necessità” si legge nel sito del Fai, poco prima dell introduzione alle rubriche di #ItaliaMiManchi, dove tuffarsi, grazie alle immagini, in quell’Italia che da oltre un mese possiamo soltanto sognare da lontano.



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Scoprire la città e la sua natura. Tra Siena, Torino e Catania il trekking urbano quest’anno è ancora più green


“Forse ricordi quanto io ti dissi per l’anno ventinove: gli occhi fissi noi dobbiamo tener su la Natura e sui prodotti suoi. Questa è la vera cura per vivere felici lunghi anni, lontani dai rumori e dagli affanni” Così si legge nell’Almanacco Barbanera del 1931. Ecologista, ambientalista in tempi non sospetti, trova il suo spazio anche in questi tempi, dove la parola d’ordine è sostenibilità. Ed è nel segno della sostenibilità, del turismo lento e degli occhi fissi sulla natura anche la XVII Giornata Nazionale del Trekking Urbano che torna sabato 31 ottobre (con appendice il 1 novembre). Numerosi gli itinerari – molti gratuiti ma tutti con prenotazione obbligatoria – all’interno delle mura cittadine italiane che conducono alla scoperta degli angoli più nascosti e meno noti ispirati al tema “Come è green la mia città”. Da Torino a Catania, passando da Siena e Pisa, Bologna, Terracina, Rieti, Tempio Pausania, sono sessantotto le città protagoniste da vivere a piedi, con calma, restando naturalmente sempre distanziati, riscoprendo e recuperando patrimoni di grande valore. Ecco qualche itinerario, ma tutti sono consultabili sul sito.
 
A Torino due i percorsi da scegliere. Uno lungo tre chilometri all’interno del grande Parco del Valentino, il polmone verde dei torinesi con piste ciclabili, sentieri e giardini, per scoprire la storia e la ricca vegetazione, con una flora molto diversificata fatta di platani monumentali e grandi piante “esotiche”. L’altro, un po’ più lungo (4,5 chilometri), tra fiume e colline. Si parte da piazza Vittorio Veneto, una delle piazze cittadine più grandi, si attraversa il ponte Vittorio Emanuele I per salire sulla collina fino a raggiungere i giardini di Villa della Regina, dimora reale fino all’800. A seguire si sale al Monte dei Cappuccini a 325 metri da cui si gode del più bel panorama sulla città. Dopodiché si scende verso corso Moncalieri e si percorre il lungo Po sul sentiero che costeggia il fiume.
 
La città di Rovigo è un gioiello dell’arte e della cultura che non è cambiata poi tanto dai tempi del Settecento, epoca della sua grande fioritura. Ci si perde in un labirinto di vicoli e stradine, tra palazzi, chiese e edifici che conservano ancora lo splendore antico. Si rimane colpiti dai numerosi scorci nascosti che la caratterizzano. Basta spingersi poi oltre l’antico tracciato delle mura medievali per incontrare giardini e parchi che custodiscono la storia e le memorie dei suoi illustri cittadini. Il percorso si snoda ad anello dall’ampio parco Langer, per raggiungere – lungo le rive alberate del canale Ceresolo – l’area verde dedicata allo scrittore Antonio Cibotto, uno dei più grandi intellettuali del ‘900. Di qui, si raggiunge il cuore più antico della città passando per lo stadio Battaglini “tempio del Rugby”. A seguire, il parco Maddalena incorniciato da piante secolari.
 
Capofila è la città di Siena – dove tutto è nato nel 2003 – che nel corso della sua storia ha sempre dedicato particolare attenzione all’ambiente e al rispetto del proprio tessuto urbano e che per questa nuova edizione conduce gli appassionati camminatori lungo la Valle di Follonica, dove si respirano i profumi della natura a due passi dalle vie principali; ancora Fonte Nuova d’Ovile, storico bacino idrico utilizzato non solo per lavare ma anche per l’abbeveraggio, i lavatoi di Fontebranda, in cui si possono immaginare le donne curve sui fontini tra lo scorrere dell’acqua e le chiacchiere di passatempo. Il percorso si conclude nel Cortile del Podestà, dove ai partecipanti verrà consegnata una borraccia ecosostenibile in cambio di una bottiglia di plastica, come simbolo della salvaguardia ambientale.
 


Scoprire la città e la sua natura. Tra Siena, Torino e Catania il trekking urbano quest'anno è ancora più green

Siena

La new entry di quest’anno è Pisa “oltre la torre”. Tre percorsi e un’idea di turismo lento che permette di entrare in contatto con l’essenza profonda della città e delle persone che la abitano. Si va alla ricerca delle fontane medicee, disseminate nel centro storico, il risultato di un ambizioso programma di rinnovamento urbanistico ed edilizio già intrapreso da Cosimo I. Oppure lungo le mura che rappresentano un unicum nel panorama delle “città murate” medievali, sia per la loro estensione che per le loro caratteristiche architettoniche. Il cammino ripercorre cronologicamente le complesse fasi della loro edificazione. E ancora un tour che porta dalla cittadella vecchia a quella nuova, lungo l’Arno, asse di sviluppo urbano, specchio su cui si riflettono monumenti storici e palazzi e quindi l’opportunità di raccontare le numerose vicende storiche attraverso la rievocazione di quei personaggi che hanno reso illustre la cittadina toscana.
 
Bologna, rossa per i suoi mattoni, fu verdissima fino a pochi decenni fa. Ricca di orti, alberature, fioriture straordinarie. Il verde c’è ancora, vagolando per la città si scoprono alcuni “tesori”, con la loro storia e i segreti. Ben tre i percorsi selezionati, tra cui quello fra giardini e ville dagli Etruschi (testimonianze al parco di Villa Cassarini) all’età moderna.
 
L’itinerario di Salsomaggiore Terme omaggia la storia del suo Mare Antico, delle rotte dei cavalieri del sale a protezione del prezioso “Oro Bianco”. Il punto di partenza sono le Terme Terme intitolate al medico Lorenzo Berzieri, scopritore dei poteri curativi delle preziose acque termali. Già la facciata colpisce per la sua architettura: teste leonine (opera dello scultore Francesco Aloisi) ornano a coppie la fascia della tettoia sopra l’ingresso; gentili fanciulle abbelliscono i lati inferiori delle finestre laterali; due chimere in grès azzurro fiancheggiano la scritta “Thermae”. All’interno, nell’atrio decorato da Giuseppe Moroni, è un continuo gioco di luci che filtrano attraverso i vetri colorati e brillano sui pavimenti a mosaico. Gli affreschi declinano il tema della vitalità dell’acqua con innumerevoli stilemi decorativi. Si prosegue, poi, sulla via dedicata a Franchina Ceriati, prima paziente curata dal Dottor Berzieri, e circondati dalle mille sfumature di verde della vegetazione, ci si dirige verso la frazione di Salsominore, custode dei resti di una delle Antiche Saline: i Portici del Sale. E più avanti ancora su un tratto immerso nella natura costeggiando il Rio Gardello, per arrivare al Podere Millepioppi, sede del nuovo Museo Mare Antico e Biodiversità. Tutto per sette chilometri e una difficoltà media.
 


Scoprire la città e la sua natura. Tra Siena, Torino e Catania il trekking urbano quest'anno è ancora più green

Tempio Pausania (SS)

Spostandosi al centro, tra le città aderenti si trova Rieti, “l’ombelico dell’Italia”. Fu Marco Terenzio Varrone a definire la piana reatina come “a metà della penisola”. Nella piazza San Rufo, una targa in venti lingue, lo ricorda. Qui è visibile anche un tratto della prima cinta muraria della città romana. Poco distante scorre il fiume Velino, dalle acque limpidissime, ossigenate, dove garzette e germani reali fluttano tra la veloce corrente. Il WWF ha realizzato sulle sue sponde un sentiero escursionistico, l’ideale per ammirare la ricca vegetazione e i resti, ben conservati, del ponte romano. Alle sue spalle l’imponente montagna del Terminillo. Si parte da Piazza Cavour, nei pressi del Monumento alla Lira, un’opera realizzata fondendo 2.200.000 monete da 200 lire. 
 
Anche Catania, un tempo, era circondata da lussureggianti giardini e fertili orti, irrigati dalle acque delle tante sorgenti che l’ingegno dell’uomo era riuscita ad indirizzare verso la città. Tutto ruota attorno al Giardino Bellini – da sempre “la Villa” fra barocco e liberty, giardino di delizie per il Principe Biscari, che qui poteva offrire ai suoi ospiti lo svago del suo sorprendente Labirinto, oggi luogo di passeggiate, di sport, di eventi.
 
Alla fine, qualsiasi sia la città scelta per provare questa forma dolce di attività sportiva – ripercorribile sempre in qualsiasi mese e momento della giornata -, la sensazione di aver vissuto un’esperienza quasi irreale vi accompagnerà a lungo. Lontano dai rumori e dagli affanni si conquista – come diceva Barbanera – davvero una sostenibile felicità.



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Turismo nell’era-Covid Alle Maldive il programma fedeltà è nazionale


Le Maldive, paradiso dell’Oceano Indiano amatissimo dai visitatori di tutto il mondo e in particolare dagli italiani, ha riaperto al turismo lo scorso 15 luglio. Seguendo linee guida molto precise insieme a un programma di certificazione per garantire gli standard di sicurezza e igiene delle strutture. Proprio in questi giorni stanno riaprendo le guesthouse sulle isole abitate mentre i resort e i liveaboard su quelle disabitate, considerati meno a rischio per il loro naturale isolamento, erano appunto operativi fin dalla metà di luglio. Per spingere il turismo maldiviano, che lo scorso anno ha fatto segnare il record di 1,7 milioni di arrivi, il governo ha lanciato un nuovo, singolare programma: “Maldives Border Miles”.
 
Un po’ come fanno le compagnie aeree, ferroviarie o le grandi catene alberghiere con i programmi fedeltà, adesso quella prospettiva viene ampliata a livello nazionale. Si tratta del primo programma mondiale in assoluto di fidelizzazione di questo tipo. Proprio come capita – in questi mesi molto di meno – con i vettori o le alleanze internazionali – più viaggi più guadagni punti, miglia o altri bonus – i livelli di fidelizzazione sono di tre tipi: Aida (livello bronzo), Antara (argento) e Abaarana (oro) e a ciascun livello corrisponderà una serie di premi, servizi o benefici man mano che i punti dei turisti aumentano. I nomi degi diversi status sono in lingua dhivehi, l’idioma locale parlato anche da 350mila persone in India.
 


Turismo nell'era-Covid Alle Maldive il programma fedeltà è nazionale

Basta iscriversi a “Maldives Border Miles” e guadagnarne – quando anche dall’Italia ci si potrà tornare – in base al numero di viaggi e alla durata del soggiorno. Ma se ne guadagneranno di extra nel caso delle visite celebrative, per esempio facendo segnare un ingresso nel paese in caso di occasioni speciali.
 
“Maldives Border Miles è un programma che contribuirà ad aumentare la popolarità delle Maldive come destinazione turistica e fornirà maggiori opportunità per azioni di marketing e pubblicità – ha spiegato il ministro del Turismo Abdulla Mausoom – inoltre ritengo che questa iniziativa rafforzerà ulteriormente la notorietà del turismo maldiviano acquisita nei mercati chiave”. D’altronde il paese insulare, che conta 350mila residenti, puntava fortissimo sul 2020: prima che la pandemia bloccasse il turismo internazionale, l’obiettivo era stato fissato a due milioni di visitatori. Si rimarrà ovviamente molto al di sotto anche dello scorso anno, vista la chiusura delle frontiere dal 27 marzo al 15 luglio e la ragnatela di regole che impediscono a gran parte dei viaggiatori di muoversi con serenità, oltre che per i divieti anche per lunghe quarantene a cui sottoporsi al rientro nei rispettivi paesi. Ma da quelle parti un po’ di movimento se ne comincia a rivedere.
 
Il programma fedeltà nazionale entrerà ufficialmente in vigore il primo dicembre. L’amministrazione si aspetta da questa iniziativa – sicuramente fra le più originali messe in campo nel mondo e che si unisce per esempio ai visti extralarge di alcune destinazioni caraibiche come Anguilla, Barbados o Aruba – un aumento notevole dei flussi turistici, vitali per un’industria del turismo la cui maggior parte delle entrate è in valuta estera. “La nostra sincera speranza è che questo programma aiuti ad aumentare la visibilità della destinazione producendo un impatto positivo sull’industria del turismo, oltre ad incrementare il tasso di arrivi turistici in futuro. Non vediamo l’ora di attuarlo con successo nei giorni a venire” ha spiegato Thoyyib Mohamed, Managing Director di Maldives Marketing and Public Relations Corporation.
 


Turismo nell'era-Covid Alle Maldive il programma fedeltà è nazionale

Ma cosa si sta facendo per la sicurezza? Per entrare nel paese (che ad oggi conta oltre 10mila casi di positivitàa Sars-Cov-2, ma solo un migliaio attivi, e 35 decessi) occorre esibire un test molecolare con risultato negativo effettuato non prima di 72 ore dallo sbarco all’aeroporto internazionale di Malé. Dall’Italia al momento i viaggi di piacere non sono consentiti, anche se la situazione sui paesi nei quali si può o non si può andare è costantemente monitorata e aggiornata dai diversi dispositivi dell’esecutivo. Su scala mondiale, senza ragioni stringenti ma appunto per turismo, al di fuori dei paesi dell’area Schenghen e di quelli extra-Schenghen per i quali esistono misure specifiche, dall’Italia si può infatti viaggiare senza necessità di motivazione solo da e per Georgia, Tunisia, Ruanda, Giappone, Repubblica di Corea, Thailandia, Australia, Nuova Zelanda, Canada, Uruguay, salvo mettersi in isolamento fiduciario al rientro in Italia.
 
“Il programma Maldives Border Miles è un modo innovativo per attrarre viaggiatori globali alle Maldive – ha spiegato Gordon Andrew Stewart, Chief Executive Officer and Managing Director di Maldives Airports Company Limited -per sostenere un turismo sicuro ci stiamo concentrando sulla salute dei nostri passeggeri e del personale. Abbiamo adottato una serie di misure per assicurare che il Velana International Airport sia un aeroporto sicuro per tutti i nostri viaggiatori. Recentemente abbiamo ottenuto la certificazione ACI International Health Accreditation Association che riconosce i nostri sforzi nell’implementare misure volte a garantire salute e sicurezza per i passeggeri durante il loro viaggio”.



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Che rumore fanno le foreste del mondo? La mappa sonora collaborativa per chi non può viaggiare



Chiusi in casa per mesi, in molti casi abbiamo smarrito il contatto con la natura. Specialmente chi abita nelle grandi metropoli con pochi spazi verdi. L’estate ci ha aiutato a recuperarlo ma l’autunno e le misure restrittive per una nuova spallata della pandemia rischiano di allontanarci di nuovo dalla vita all’aria aperta, da quei boschi e quelle foreste che, pochi lo ricordano, ricoprono quasi il 40% della superficie italiana e sono parte della nostra cultura. Spazi verdi, tranquilli, isolati e remoti sono dunque tornati da mesi in cima alle nostre priorità per il tempo libero e per il cosiddetto turismo di prossimità, anche se fra desiderio e possibilità c’è una serie di passaggi non sempre pacifici, dall’allenamento all’attrezzatura fino all’organizzazione per vivere al meglio anche solo una giornata “outdoor”. Ma anche poterne semplicemente apprezzare i suoni, di quei boschi, sapendo che sono quelli originali raccolti da visitatori ed escursionisti come noi, abitanti di quei luoghi, può darci una mano a superare la fame di verde.
 
È ciò a cui un’organizzazione britannica, Wild Rumpus, ha pensato in collaborazione con la National Forest del Regno Unito: mettere in piedi una sorta di database di registrazioni di suoni naturali per restringere quella distanza fra le nostre vite in semi-isolamento e la natura. Si chiama Sounds of the Forest ed è un’affascinante mappa interattiva alla quale chiunque può contribuire, caricando la propria registrazione della “colonna sonora” di aree verdi e foreste vicine al posto in cui abita. A un primo sguardo, ce ne sono già moltissime: oltre 600 frammenti audio da una sessantina di paesi su sei continenti. Un paio anche in Italia: in una foresta vicino Gubbio e a Villa Salviati a Firenze.
 
Il progetto è nato per un festival musicale in programma lo scorso luglio, e annullato, il Timber Festival. Ma ha poi preso il largo, diventando una piattaforma autonoma e globale: “Quando abbiamo realizzato che quest’anno non saremmo stati in grado di incontrarci di persona a causa della pandemia abbiamo messo in piedi un progetto sensoriale che fosse democratico e aperto a più persone possibili, qualcosa che potesse creare connessioni emotive viscerali fra le persone e la natura” ha spiegato Sarah Bird, condirettrice di Wild Rumpus, a Lonely Planet. Secondo Bird oltre 30mila persone al giorno si collegano alla mappa per perdersi fra i suoni delle foreste mondiali, dal cuore della Loira alla scozzese Glenn Doll fino al rifugio faunistico Marguerite-D’Youville di Châteauguay, in Quebec, o alla yus Conservation Area di Papua New Guinea. Un autentico e ipnotico giro del mondo fra cinguettii, rumori di ogni genere, onde che si scontrano sugli scogli, sinfonie del sottobosco incise fra i rami dal vento.
 
C’è ovviamente anche un elemento in più legato a ricerca e conservazione. “La mappa serve anche come archivio degli ecosistemi, che sono trasformati in modo molto rapido dal cambiamento climatico – ha aggiunto una delle ideatrici – è ben chiaro che il tempo speso in mezzo alla natura può aiutare ad abbassare il battito cardiaco e aumentare il benessere complessivo. Se non possiamo trascorrere del tempo fra gli alberi, questo è almeno un aiuto”. Alla prossima edizione del festival, fra l’altro, gli artisti dovranno trarre ispirazione proprio da questo enorme archivio sfornato in crodwsourcing per realizzare i propri lavori: l’organizzazione ha per esempio chiesto ai musicisti Erland Cooper, Hinako Omori e Jason Singh di sfruttare la “soundmap” per accompagnare le loro performance del prossimo anno.
 
Chiunque, come si diceva, può contribuire ad arricchire il panorama sonoro della Sounds of the Forest e aggiungere un altro tassello. Le istruzioni sono semplici: andate nella foresta o nel bosco, ma anche nella villa o nel grande giardino, sulla costa o nel parco marino più vicino al luogo in cui abitate, e usate il telefono per realizzare una registrazione di un minuto usando l’app di registrazione inclusa nel sistema operativo o l’applicazione gratuita Voice Record Pro. Poi scattate una foto della scena di fronte, senza includere persone, e compilate il modulo elettronico disponibile a questo indirizzo al quale allegare il file audio in formato mp3, wav o m4a e l’immagine. Avrete così regalato al mondo in angoscia un pezzo di pace verde.



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Un castello antico giapponese. Per una notte da sogno


È il primo castello in legno del paese a diventare hotel. In Giappone, nella prefettura di Ehime, il magnifico maniero di Ozu, con un’opera di delicato restyling, è stato portato agli splendori originali e trasformato in un’eccezionale dimora oggi aperta per la prima volta al pubblico.

Si tratta di una straordinaria testimonianza storica, perché è uno dei pochi castelli a graticcio rimasti in tutto il Sol Levante. Risalente al Trecento, il Castello inizialmente era solo una rudimentale rocca affacciata sul fiume Hiji, utile per sorvegliare la zona da eventuali attacchi nemici. Bisognerà aspettare il 1617 per vederla trasformata in maniero, quando Kato Sadayasu scelse Ozu per la sua residenza reale, mantenendo il controllo del posto, assieme ai suoi Samurai, per ben quasi due secoli e tredici generazioni. Una volta abbandonato, nell’Ottocento, il castello essendo in legno iniziò a deteriorarsi. Dopo la demolizione della struttura originale del maniero nel 1888, la città ha deciso di ricostruire questo simbolo perduto utilizzando proprio il legno. Dello storico maniero per fortuna le yagura, cioè le torri, costruite nel tardo periodo Edo, dichiarate nel 1957 bene storico nazionale, sono rimaste più o meno intatte: all’interno sono state arricchite da cimeli storici, pezzi d’antiquariato e immagini d’epoca, che ripercorrono l’incredibile storia.


Un castello antico giapponese. Per una notte da sogno

Foto Shoko Takayasu-Kita Management & Seki Co. Ltd

Ricostruita nel 2004, sulla base dei documenti storici della costruzione originale del quattordicesimo secolo, la struttura offre un’esperienza indietro nel tempo grazie a un percorso espositivo fatto di fotografie e modelli in legno, che porta alla scoperta di come si svolgeva la vita all’interno. Nel museo è conservata la testimonianza testuale e fotografica dei lavori di restauro, mentre dal piano più alto si gode la bella vista sulle campagne fiorite (in primavera questa destinazione è famosa per lo spettacolo della fioritura dei ciliegi) e sulla cittadina di Ozu, soprannominata la “piccola Kyoto” di Iyo. Un tempo centro politico nell’era Edo (1603-1868), fiorì durante i periodi Meiji (1868-1912) e Taisho (1912-1926) grazie alla produzione e al commercio di cera e seta. Ma, come molte altre cittadine rurali, ha vissuto un triste declino, e dagli anni Cinquanta la popolazione è diminuita drasticamente, passando sai 79mila abitanti ai 42mila di oggi.

Grazie al Castello, ora la cittadina sta provando a rilanciarsi, attirando turisti e visitatori per fargli scoprire la magia del posto. Fortezze imponenti come questa erano tipicamente costruite in Giappone come sontuose case per signori, a simbolo del loro status. E ora gli ospiti avranno la possibilità di vivere sontuosamente come loro, provando un’esperienza esclusiva fuori dal comune, a partire dal costo: per soggiornare in questa struttura e vivere come signori, si spende a coppia circa 8 mila euro a notte. Il prezzo è proporzionalmente più conveniente (anche se il costo assoluto del pernotto sale) se dai due ospiti si sale al massimo consentito di 12, ma rimane comunque fuori dalla portata dei più. Il benvenuto agli ospiti viene fatto seguendo l’antico cerimoniale giapponese, come si usava all’epoca Edo, che proietta subito nelle atmosfere di un tempo e permette di entrare nello spirito del luogo. Musica, danze e sbandieratori mostrano le antiche arti di cui si godeva a corte, tra spettacoli di spade e concerti di flauti di conchiglie. Si può assistere alle dimostrazioni di fucili con otturatore a miccia, indossando antiche armature.


Un castello antico giapponese. Per una notte da sogno

Oltre ai pernottamenti, i visitatori all’arrivo sono incoraggiati a indossare i kimono tradizionali da signori o i costumi da guerrieri Samurai, per girare tra gli ambienti, le sale e i giardini della struttura. Tra le esperienze da non perdere, c’è sicuramente l’originale cerimonia del tè, un lungo e accurato rito immerso in un lussureggiante giardino: nel parco sorgono diverse case del tè, eleganti padiglioni affacciati su uno dei punti più panoramici del posto, lungo il fiume Hiji. C’è anche un bel santuario da visitare e un tempio. A completare l’esperienza, vale la pena anche godersi una passeggiata per le strade del centro storico di Ozu, visitando le antiche case dei samurai.

Ma trovare posto non è semplice. Vista la straordinarietà del soggiorno, sono solo trenta gli ospiti ammessi all’anno, mai più di sei per volta. Per assicurarsi il soggiorno, c’è chi si prenota anche un anno prima.



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Parigi, una fattoria metropolitana con vista Eiffel. Per scoprire la città dall’alto. E viverla lentamente


Quattordicimila metri quadrati di orti, frutteti, piante e fiori. Il tutto, sui tetti di Parigi. Si chiama Nature Urbaine la fattoria metropolitana più grande del mondo, che si trova nel XV Arrondissement, sui tetti dei padiglioni dell’area fieristica Expo Porte di Versailles.

Parliamo di uno spazio verde immenso, in grado di produrre ben mille chilogrammi di frutta e verdura al giorno, per rifornire sia le realtà commerciali locali che i cittadini. Non solo, come in tutti gli spazi ricchi di natura, in questa fattoria urbana si può andare anche a fare una gita per staccare la spina, per passeggiare, rilassarsi, ammirare i fiori profumati e la vista della Villa Lumiere dall’alto, fare un pic nic con la Torre Eiffel sullo sfondo.

L’idea alla base era dare vita a un posto che migliorasse la vita quotidiana dei francesi, dandogli un’ampia area fresca, silenziosa, lontana dal traffico, con il panorama sulla città e tanta aria pulita da respirare. Il progetto nasce infatti per regalare a cittadini e turisti più verde, con piante di ogni tipo, favorendo la biodiversità e portando un’oasi di pace nella Capitale. Parigi, infatti, non è esattamente un paradiso naturale: ha la più alta densità di popolazione ma al contempo la più bassa percentuale di parchi e giardini di qualsiasi Capitale europea.


Parigi, una fattoria metropolitana con vista Eiffel. Per scoprire la città dall'alto. E viverla lentamente

Aperta da qualche giorno, Nature Urbaine fa parte di una corsa globale allo sviluppo di eco-fattorie cittadine, un tassello in più per dare una svolta ecologica alla vita dei parigini e fornire frutta e verdura fresca locale a una popolazione finalmente più attenta all’ambiente.

In questa immensa area green, passeggiando tra le coltivazioni e gli orti verticali, si scoprono fragole rosse e succose, file su file di lattuga, spinaci e carote, erbe aromatiche e spezie, dal rosmarino al basilico, salvia e menta piperita. C’è l’area dedicata ai pomodorini, alle melanzane e alle bietole dai colori vivaci. E quella dove cresce frutta di stagione. Il tutto in chiave sostenibile ovviamente, secondo le tecniche di coltivazione più all’avanguardia. Cestini alla mano, i visitatori si possono cogliere da soli gli ortaggi e le erbe che preferiscono, consumarle direttamente tra i prati e le aiuole fiorite della fattoria, oppure impacchettare la spesa e portarla a casa.

I parigini dal pollice verde possono anche affittare piccoli orti in cui coltivare i propri ortaggi: i cittadini hanno a disposizione delle piccole porzioni di terreno, su cui cimentarsi in coltivazioni di ogni sorta, con il supporto e i consigli dei giardinieri professionisti.


Parigi, una fattoria metropolitana con vista Eiffel. Per scoprire la città dall'alto. E viverla lentamente

Per rendere il break nel verde più piacevole, c’è una anche un bel locale in cui pranzare, il bar e ristorante Le Perchoir, che prepara delizie con i prodotti a chilometro zero dell’orto metropolitano, in un piacevole dehor fatto di divani, gazebi e strutture in legno, immerso nei giardini fioriti, con una vista strepitosa su tutta la città.

L’agricoltura urbana non è, ovviamente, un fenomeno nuovo. Il sindaco di Parigi, Anne Hidalgo, punta ad avere in un paio d’anni almeno 100 ettari di tetti, muri e facciate in città ricoperti di vegetazione, con diversi orti urbani sparsi per la Capitale. C’è anche programma chiamato Les Parisculteurs, che invita la gente del posto a presentare progetti green per rendere la Capitale più vivibile. Un modo nuovo, ecologico e naturale di immaginare la città di domani. Insomma, si prospetta un futuro verde.



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Fai. Torna la Giornata del Panorama. Dal Piemonte, alla Sardegna, tra arte e paesaggio


Torna anche quest’anno, ampliato nella proposta e nella copertura geografica, l’evento che dal 2014 il FAI dedica ai paesaggi che circondano i suoi Beni e alla promozione della loro conoscenza, organizzato in collaborazione con Fondazione Zegna. Parte integrante dello straordinario patrimonio culturale del nostro Paese, i paesaggi sono preziosi elementi identitari oltre a essere in molti casi ambienti di vita quotidiana ed è importante raccontarne il valore storico, culturale, ambientale e sociale per rafforzare il senso di appartenenza dei cittadini e per sensibilizzarli sulla loro tutela.
 
Domenica 13 settembre, in occasione della settima edizione della “Giornata del Panorama”, il FAI inviterà il pubblico a “guardarsi intorno” con attenzione e ad apprezzare con maggiore consapevolezza la bellezza dei paesaggi che si possono ammirare in nove suoi Beni in sette regioni – Castello e Parco di Masino a Caravino (TO), Villa Flecchia e Collezione Enrico a Magnano (BI), Podere Case Lovara a Punta Mesco, Levanto (SP), Villa dei Vescovi a Luvigliano di Torreglia (PD), Orto sul Colle dell’Infinito a Recanati (MC), Bosco di San Francesco ad Assisi (PG), Baia di Ieranto a Massa Lubrense (NA), Saline Conti Vecchi ad Assemini (CA) e Batteria Militare Talmone a Punta Don Diego, Palau (SS) – a cui si aggiunge l’Oasi Zegna a Trivero (BI), grande progetto di valorizzazione ambientale e sociale voluto da Ermenegildo Zegna e patrocinato dal Fondo per l’Ambiente
 
Una manifestazione, dunque, dedicata ai panorami da osservare, conoscere ed esplorare a partire dai Beni del FAI, intesi come veri e propri “fulcri” dei sistemi territoriali nei quali sono inseriti e con cui intrattengono una stretta relazione fatta di storie, cultura, luoghi, tradizioni e persone: un progetto di sviluppo armonico di territori e comunità che la Fondazione sta promuovendo da anni e a cui anche in questa occasione vuole dare risalto, mostrando, spiegando e invitando il pubblico a visitare quanto di prezioso offrono i dintorni dei suoi Beni. Non solo: la “Giornata del Panorama” offrirà anche l’opportunità di focalizzare lo sguardo sui panorami all’interno dei Beni del FAI, che con i loro grandi spazi aperti – parchi, giardini, broli, etc. – sono essi stessi splendidi angoli di paesaggio storico conservato e valorizzato che hanno molto da raccontare.
 


Fai. Torna la Giornata del Panorama. Dal Piemonte, alla Sardegna, tra arte e paesaggio

Villa dei Vescovi (PD – foto Fabio Santagiuliana – FAI)

Durante la giornata sono in programma attività ricreative e di piacevole svago, ma anche e soprattutto attività culturali, con passeggiate e visite guidate che avranno come protagonista indiscusso il patrimonio di ambiente e paesaggio dentro e fuori questi siti, fatto di mare, monti, borghi, campi coltivati, parchi, boschi e aree naturalistiche ricche di flora e di fauna. Una vera e propria immersione in dieci affascinanti panorami con peculiarità uniche, che potranno essere guardati “da lontano” ma anche scoperti “da vicino” seguendo, se lo si vorrà, gli itinerari guidati e non che verranno suggeriti e che toccheranno i principali luoghi di interesse di ciascun territorio. Per partecipare all’evento è obbligatoria la prenotazione da effettuare tramite il sito, dove sarà possibile consultare il programma completo, con orari e costi delle attività. In caso di maltempo alcune iniziative potrebbero essere annullate o svolgersi in forma ridotta.
 
Tre gli appuntamenti previsti in Piemonte. Quello al Castello e Parco di Masino darà modo ai visitatori di conoscere – dalle ore 11 alle 19 – la piana del Canavese e l’Anfiteatro Morenico della Serra di Ivrea, formazione geologica tra le più grandi in Europa su cui si affaccia questa sontuosa dimora. L’incantevole panorama che si gode verrà approfondito dal punto di vista naturale e antropico e grazie a speciali visite guidate con il capo giardiniere e le guide esperte del Castello si potrà scoprire il parco storico con i suoi alberi monumentali, il vigneto e le cantine e documenti storici con rappresentazioni del paesaggio nel Settecento. In programma anche una degustazione di Erbaluce, vitigno tipico della zona e protagonista del vigneto di Masino. La visita proseguirà anche fuori dal Bene: itinerari a piedi e in bicicletta – disponibili tramite QR Code – suggeriranno infatti i luoghi più suggestivi dei dintorni.

Una visita a Villa Flecchia, situata sul crinale della Serra d’Ivrea, permetterà invece un piacevole cambio di prospettiva rispetto al Castello di Masino: dalle finestre e dal giardino della residenza la vista spazia infatti sull’intero Biellese e, dall’altro lato, sul lago di Viverone e sul Canavese. Oltre che all’esterno, l’esplorazione del tema del paesaggio proseguirà nelle sale della Villa che ospita una collezione unica di dipinti del XIX secolo frutto della passione dell’architetto Piero Enrico, testimonianza del periodo in cui si affermò in Piemonte la tecnica di pittura en plein air. Dopo la visita guidata alla collezione – ogni ora tra le 10 e le 12 e tra le 14 e le 17 – i visitatori potranno rilassarsi in giardino e partecipare, alle ore 10.30 e 15.30, a una lezione di due ore di acquerello dal vero, realizzando la propria veduta (per partecipare è necessario portare carta, acquerelli, pennelli e tavoletta).

Diversa ma altrettanto coinvolgente la proposta dell’Oasi Zegna, dove la musica verrà fatta “dialogare” con lo straordinario paesaggio delle Alpi Biellesi, sensibilizzando i visitatori alla contemplazione e all’ascolto. Il programma di “Paesaggio in musica a Casa Zegna”, in collaborazione con Piedicavallo Festival,  prevede alle ore 11.30 e 14.30 due concerti “a sorpresa” nel giardino segreto di Ermenegildo Zegna dell’ensemble Progetto Esperienza Orchestra della Filarmonica Teatro Regio Torino, con i violisti Enrico Carraro, Giorgia Lenzo, Virginia Luca, Davide Ortalli, mentre alle ore 10.30 e 14.30 sarà possibile partecipare a passeggiate panoramiche a cura delle guide di Overalp (percorso di 2 ore circa, ritrovo 30 minuti prima della partenza a Casa Zegna). Inoltre dalle ore 11 alle 17 visite alla mostra “From Sheep to Shop” e laboratorio per tutta la famiglia “Gli uomini che piantano gli alberi”.
 
Il felice connubio tra natura incontaminata, mare e  agricoltura sarà invece protagonista dell’iniziativa promossa al  Podere Case Lovara, situato nel cuore del Parco Nazionale delle Cinque Terre, tra Levanto e Monterosso, e raggiungibile solo a piedi. Dalle ore 10 alle 17 verranno raccontati il progetto di recupero di un mondo agricolo secolare che rischiava di perdersi, attuato dal FAI in questi 45 ettari di terreno, e il paesaggio storico delle Cinque Terre. Una visita speciale consentirà di scoprire le coltivazioni di ulivi, viti, alberi da frutto e orti e la cura costante che richiedono: passeggiando nel Podere si potranno conoscere le specie botaniche presenti, tra aree boschive a lecci e pini alternate a zone di macchia mediterranea, e un approfondimento sarà dedicato all’allevamento delle api. La scoperta del paesaggio continuerà fuori dal Bene, lungo il sentiero che conduce al culmine di Punta Mesco (circa 1 km di trekking), dove emergono i resti del Monastero di Sant’Antonio e della base semaforica della Marina Militare.
 
La “Giornata del Panorama” 2020 non poteva non toccare Villa dei Vescovi, raffinata villa di inizio Cinquecento intimamente legata al paesaggio dei Colli Euganei che la circonda e che si riflette in modo originale e armonioso negli affreschi dei suoi ambienti, opera del pittore fiammingo Lambert Sustris, in una perfetta fusione tra natura, arte e architettura. L’evento sarà quindi occasione per scoprire lo straordinario scenario naturale – ancora intatto – visibile dalle logge, ma anche la Villa stessa vista dal territorio circostante. Alle ore 11, 12, 16 e 17 si svolgeranno speciali visite guidate di taglio storico-naturalistico che si concluderanno nel brolo antico, dove verranno approfonditi aspetti botanici e verrà dato risalto non solo a come si presenta oggi il parco ma anche all’antica anima rurale della dimora ideata dal nobiluomo e umanista appassionato Alvise Cornaro.
 


Fai. Torna la Giornata del Panorama. Dal Piemonte, alla Sardegna, tra arte e paesaggio

Palau (SS). Batteria Militare Talmone (foto Pierluigi Dessì – FAI)

Un altro panorama grandioso al centro della manifestazione del FAI è quello che si può apprezzare all’Orto sul Colle dell’Infinito, nella cui atmosfera silenziosa il poeta Giacomo Leopardi ambientò nel 1819 la sua lirica più celebre, L’Infinito. Ancora oggi, come allora, è possibile passeggiare nella quiete di questo giardino e sedersi a mirare, al di là del muro dell’antico Convento di Santo Stefano, il sorprendente scenario delle dolci colline marchigiane e dei Monti Sibillini, imponente massiccio montuoso dell’Appennino Umbro-Marchigiano e teatro delle leggende della mitica Sibilla Cumana. Alle ore 11.30, 16.30 e 18.30 tre visite guidate daranno al pubblico gli strumenti per “leggere” al meglio questo eccezionale paesaggio italiano che spazia dalla Maiella al Gran Sasso, dai Monti della Laga fino alla Catria, tutti visibili in giornate particolarmente terse.
 
Interessanti anche le attività che si potranno svolgere al Bosco di San Francesco, ai piedi della Basilica di San Francesco ad Assisi: 64 ettari di paesaggio umbro che l’incuria aveva reso una discarica e che il FAI ha recuperato, dove natura, storia e spiritualità si fondono. Per l’occasione si potrà effettuare una visita guidata a cura della Direttrice Laura Cucchia, con partenza alle ore 11 dal Complesso benedettino di Santa Croce, che offrirà affascinanti vedute sul territorio e la possibilità di riscoprire gli oliveti recuperati dalla Fondazione nel tradizionale paesaggio agricolo umbro. La visita terminerà con una degustazione di prodotti del FAI presso il Complesso di Santa Croce. Alle ore 15 sarà organizzato un workshop fotografico a cura di Eleonora Dottorini, fotografa professionista del Gruppo FAI Giovani di Perugia. Sarà anche possibile pranzare immersi nel verde presso l’Osteria del Mulino e i più curiosi potranno scaricare tramite QR Code una mappa dei luoghi più suggestivi dei dintorni.
 
Altra proposta da non perdere quella della Baia di Ieranto, dove si potranno ammirare panorami senza eguali sulla Penisola sorrentina, sui Monti Lattari e sulla Costiera amalfitana in diversi momenti del giorno, grazie a visite speciali e trekking guidati. Il primo appuntamento sarà alle ore 6, per veder sorgere l’alba sui sentieri che portano al Bene. Durante il trekking, in compagnia della guida AIGAE Gaia Gargiulo, sarà possibile godere dei primi raggi del sole e fissarli con la tecnica della cianotipia, antico metodo di stampa fotografica, per realizzare un’originale istantanea. Alle ore 10.30 e 12 visita guidata con il custode della Baia Paolo Cacace alla scoperta del paesaggio rurale di Ieranto, dai muri a secco ai terrazzamenti coltivati a olivo, dall’agrumeto agli orti, mentre alle ore 16.30 si potrà partecipare a un trekking al Monte San Costanzo che terminerà al tramonto e consentirà una vista a 360 gradi sui golfi di Napoli e Salerno. L’attività sarà condotta da guide AIGAE sui sentieri CAI tra Monte San Costanzo e Monte Croce.
 
E ancora, due le iniziative organizzate in Sardegna. Alle Saline Conti Vecchi – le saline più longeve della regione, affidate in concessione alla società Ing. Luigi Conti Vecchi (Eni Rewind) e dal 2017 valorizzate dal FAI – l’appuntamento sarà alle ore 16 e 17  con uno speciale itinerario guidato di due ore alla scoperta di questo luogo dove l’industria dell’“oro bianco” convive con un’oasi naturalistica popolata da numerose specie di uccelli, e dei suoi sorprendenti panorami. Un tour in trenino consentirà di immergersi nell’area produttiva e naturalistica e, a piedi, si raggiungerà l’area delle rovine di Villaggio Macchiareddu fino ad arrivare a Porto San Pietro, dove un tempo attraccavano chiatte e rimorchiatori e dove ora stazionano cormorani, garzette e fenicotteri. Sarà inoltre possibile visitare il sito di archeologia industriale, con gli immobili storici ristrutturati ricchi di arredi e oggetti degli anni Trenta. E per proseguire la scoperta dei dintorni del Bene saranno suggeriti itinerari da percorrere a piedi o in bicicletta.


Fai. Torna la Giornata del Panorama. Dal Piemonte, alla Sardegna, tra arte e paesaggio

Castello di Masino, Caravino (TO – foto Paolo Barcucci – FAI)

Infine, l’edizione di quest’anno della “Giornata del Panorama” approderà anche alla Batteria Militare Talmone, importante testimonianza della storia militare del nostro Paese affidata in concessione al FAI nel 2002 dalla Regione Autonoma della Sardegna. Situata sulla costa nord dell’Isola, tra le spiagge di Palau e Costa Serena, la Batteria è perfettamente integrata nell’ambiente circostante e si raggiunge con una passeggiata attraverso graniti, piante di macchia mediterranea e l’aspro paesaggio gallurese. Alle ore 10 sarà proposta una visita guidata all’interno e all’esterno del Bene, della durata di due ore circa, che permetterà di immergersi nel paesaggio e nella storia, alla scoperta delle opere militari, dei segreti e delle tracce discrete lasciate dall’uomo in mezzo alla natura incontaminata, tra la spiaggia di Talmone, Monte Don Diego e Cala di Trana. Se verranno prenotati tutti i posti disponibili per le ore 10, verrà proposto un ulteriore turno di visita alle ore 15.
 
Per partecipare alla giornata è obbligatoria la prenotazione. Per informazioni su programma e orari di apertura dei Beni, costi e prenotazioni, il sito dedicato.  Il programma degli appuntamenti può subire variazioni: in caso di maltempo alcune iniziative potrebbero essere annullate o svolgersi in forma ridotta.
 
Per consentire al pubblico di visitare i Beni nella massima sicurezza, il FAI si è preoccupato di garantire il pieno rispetto dei principi definiti dal Governo a partire dal mantenimento della distanza interpersonale o fisica. In tutti i Beni la visita sarà contingentata per numero di visitatori e, ove possibile, organizzata a “senso unico” per evitare eventuali incroci. Le stanze più piccole e quelle che non permettono un percorso circolare saranno visibili solo affacciandosi; le porte saranno tenute aperte onde ridurre le superfici di contatto. Sarà d’obbligo indossare la mascherina per tutta la durata della visita. Saranno inoltre a disposizione dispenser con gel igienizzante sia in biglietteria che nei punti critici lungo il percorso.
 
Il giorno precedente l’appuntamento, i partecipanti riceveranno una mail con le indicazioni sulle modalità di accesso e un link da cui scaricare materiali di supporto alla visita nel Bene, a cura dell’Ufficio Affari Culturali FAI. Gli stessi materiali, che non saranno più distribuiti in formato cartaceo, saranno accessibili in loco su supporti digitali grazie a un QR Code scaricabile direttamente in biglietteria.
 
L’accesso alla biglietteria, al bookshop e ai locali di servizio sarà permesso a un visitatore o a un nucleo famigliare alla volta; nei negozi FAI i clienti dovranno indossare la mascherina, e saranno a disposizione guanti monouso, qualora fossero preferiti all’igienizzazione delle mani. Si invita inoltre a effettuare gli acquisti con carte di credito e bancomat, per ridurre lo scambio di carta tra personale e visitatori. L’accesso è vietato a chi abbia una temperatura corporea superiore a 37.5°.



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Il Berghain di Berlino si trasforma in una galleria d’arte contemporanea



Morgen ist die Frage. Il domani è la domanda. Sono queste le parole stampate a caratteri cubitali su uno striscione che sventola dalla facciata del Berghain, mitico cuore della scena techno berlinese, se non mondiale. Chiuso il 20 aprile per via del Covid “nell’interesse della salute di staff, artisti e ospiti”, da mesi nelle stanze del club di Berlino est, fuori dal quale normalmente fanno la fila anche per ore e ore raver e curiosi di ogni tipo, regna il silenzio. Oggi, il Berghain riapre temporaneamente per ospitare la mostra d’arte contemporanea Studio Berlin.

L’idea è nata durante la quarantena, racconta il collezionista Christian Boros, che insieme a Karen Boros cura la mostra organizzata dalla Boros Foundation: “Per tre mesi, durante il lockdown, parlavamo con diversi artisti al telefono ogni giorno”, spiega. “Berlino era bloccata, quindi perchè non lavorare insieme?”.

La scelta del Berghain come sede di questo esperimento si spiega facilmente: nei primi anni Novanta, i proprietari Michael Teufele e Norbert Thormann organizzavano delle serate rave fetish in un ex rifugio antiaereo nel quartiere Mitte. Gli stessi spazi, oggi, ospitano la collezione della Boros Foundation.

La mostra

Studio Berlin riunisce le opere di ottanta artisti contemporanei che vivono e lavorano nella capitale tedesca sotto il tetto dell’ex centrale elettrica, in quello che è il simbolo della cultura underground in città. Tra fotografia, pittura, scultura, performance e installazioni multimediali, il Berghain esporrà il lavoro di artisti internazionalmente noti come Olafur Eliasson, Anne Imhof e Petrit Halilaj.

Fino a dicembre i visitatori potranno così varcare le porte del club senza doversi proccupare dello sguardo indagatore dei suoi buttafuori, celebri per gli standard severi (e imperscrutabili) di selezione all’ingresso.

Rimarrà invece in vigore un’altra leggendaria politica del locale: l’assoluto divieto di fare fotografie al suo interno. Il biglietto d’ingresso andrà a sostegno del Berghain, colpito duramente come tantissimi altri locali berlinesi dal lockdown.

Un esperimento in questo senso era già stato fatto quest’estate, quando una delle stanze meno utilizzate del complesso, la Kessel Hall, era stata aperta a un pubblico ristretto e contingentato per un’art installation sonora intitolata “eleven songs – halle am berghein”, firmata dagli artisti Sam Auinger e Hannes Strobl. Altri locali hanno invece deciso di trasformare i propri spazi aperti in Biergarten. Dove ballare resta però, loro malgrado, vietato.





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Tra vini e risi. Da Verona alla Valpolicella, tra borghi, fortezze e la natura che non ti aspetti


A nord la Valpolicella  con le colline terrazzate, le celebri cantine, le pievi millenarie, le ville antiche, le corti rurali, le piccole contrade in cui ancora sono presenti i lavatoi in pietra di Prun e diversi fortini. A sud la bassa veronese con le risaie popolate da aironi dove si coltiva il vialone nano, le strade di campagna, i fiumi e i paesi ricchi di storia, in cui si trovano antiche residenze del Seicento e Settecento. È il Veneto che non ti aspetti da scoprire percorrendo le due strade che attraversano questo lembo della provincia di Verona: la Strada del vino Valpolicella e la Strada del Riso vialone nano veronese Igp, particolarmente affascinanti in questo inizio di autunno.

Il viaggio può iniziare da un piccolo gioiello poco conosciuto:  il borgo di San Giorgio di Valpolicella, uno tra i più belli d’Italia che  ospita una Pieve Longobardo-Romanica edificata  in pietra locale nell’VIII secolo. Qui si ammirano il monumentale campanile, il chiostro e gli scavi archeologici che hanno documentato l’esistenza in quest’area di un abitato preistorico e di un santuario romano. Nel vicino Antiquarium sono conservati i reperti epigrafici degli Arùsnates, una misteriosa popolazione di probabile origine etrusca che aveva mantenuto proprie divinità e tradizioni di culto anche dopo l’arrivo dei romani.  Un altro bell’esempio di arte romanica in Valpolicella è la Pieve di San Floriano, edificata tra l’XI e il XII secolo  sui resti di un antico cimitero romano.


Tra vini e risi. Da Verona alla Valpolicella, tra borghi, fortezze e la natura che non ti aspetti

Negrar di Valpolicella

Nel territorio di Dolcè, che nella frazione di Volargne, lungo l’antica Via Tridentina, sulle rive del fiume Adige  (dove è anche possibile praticare il rafting), va assolutamente visitata Villa del Bene (XV-XVI secolo), dove nella seconda metà del ‘700, l’accademico Benedetto Del Bene  condusse i primi studi enologici, in particolare sul vino rosso passito dolce Recioto. L’edificio  è articolato in più corpi di fabbrica, ricco di pregiati affreschi nei saloni interni e con un maestoso portale d’ingresso di fine Quattrocento. Belle le ville settecentesche che si ammirano nel comune di Negrar mentre a Sant’Anna di Alfaedo si visita l’imponente Forte Tesoro,  fortificazione italiana costruita agli inizi del Novecento e recentemente restaurata che riserva ai visitatori panorami mozzafiato.

Un’altra fortificazione, questa volta  austriaca a ricordo della dominazione d’Oltralpe qui presente fino al 1866, è il Forte di Ceraino nel comune di Dolcè. Lasciate le colline della Valpolicella e dirigendosi a sud per una cinquantina di chilometri si arriva a Isola della Scala, cuore pulsante della risicoltura veronese, dove in località Vo’ sorge isolata l’imponente Villa Pindemonte. Edificata nel Settecento è abbellita da numerose statue con dei e personaggi mitologici e da un ampio parco.


Tra vini e risi. Da Verona alla Valpolicella, tra borghi, fortezze e la natura che non ti aspetti

San Giorgio di Valpolicella

Numerose le ville, vecchie case patronali successivamente trasformate il luoghi da vacanza, presenti tra la le risaie. Tra le più belle spiccano Villa Gherardini a Sorgà, già appartenuta ai Gonzaga, dove si possono ammirare gli affreschi dell’architetto-pittore Giulio Romano, e la vicina   Corte Bugna, detta “Belvedere”, che conserva il suo impianto quattrocentesco con la sovrapposizione di interventi cinquecenteschi nella distribuzione interna e settecenteschi nei profili delle finestre e dei portali. La cosiddetta “Stanza di Cesare” con affreschi del pieno Cinquecento, richiama il gusto manieristico che venne affermandosi a Mantova sulla scia dell’opera di Giulio Romano.

A Mozzecane si può visitare la settecentesca Villa Vecelli-Cavriani con molte decorazioni dei Bibiena e di Francesco Lorenzi; a Nogara la secentesca Villa Marogna,  mentre a Nogarole Rocca e a Salizzole si ammirano antichi castelli. Per rivivere il modo di vita dei contadini comprendendo anche l’evoluzione di utensili ed attrezzature utilizzate in campagna si possono  infine visitare il Museo della Civiltà Contadina a Corte Brà di Bonferraro e quello di Corte Lando, a  Levà di Gazzo Veronese. Da vedere anche la la Pila Vecia della Riseria Ferron a Isola della Scala (località Saccovener), che fu costruita  al 1650 per lavorare il riso. Tra una visita e l’altra vale la pena provare la cucina locale, ovviamente a base di riso, nei numerosi ristoranti e agriturismi della zona. 



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Turismo, agosto da 35 milioni di presenze in spiaggia. Cna: “Primo passo verso l’auspicata ripresa”


Ad agosto si sono registrate, sulle spiagge italiane, 35 milioni di presenze. Puglia, Toscana ed Emilia-Romagna le regioni più gettonate. Sardegna, Lazio e Campania a ridosso. E’ quanto emerge da uno studio di Cna Turismo secondo cui è “un dato che conforta rispetto all’andamento molto negativo di giugno e luglio. E può rappresentare – sperano gli operatori – il primo passo del lungo cammino verso l’auspicata ripresa di uno dei settori più martoriati dall’emergenza sanitaria: il turismo”.

Dall’indagine risulta che, complice anche il caldo eccessivo, le località costiere ad agosto sono tornate a un accenno di normalità. Sia pure nella (quasi) assenza, tranne in poche località, di vacanzieri stranieri. “Un dato che lascia sperare in qualcosa di buono anche a settembre, condizioni metereologiche e sanitarie permettendo” segnala la Cna Turismo. Ristorazione di successo Puglia, Toscana ed Emilia-Romagna conquistano il podio delle regioni con maggiore afflusso sulle spiagge. Con Sardegna, Lazio e Campania a ridosso. “Presi d’assalto, pur nel rispetto delle regole emergenziali, i punti di ristoro negli stabilimenti: la dimostrazione che la qualità dei servizi proposti dagli stabilimenti ha costituito un punto di forza dell’offerta.

Stabilimenti di prossimità Il turismo balneare non si è sottratto alla tendenza principe dell’estate 2020: la vacanza è breve e di prossimità”. L’emergenza sanitaria, inoltre, ha spinto molti turisti a preferire gli appartamenti alle strutture collettive. E, chi l’aveva a disposizione, ha riaperto una “seconda casa”, pur senza alcuni comfort quali il condizionatore. Dopo anni nei quali l’aveva in pratica dimenticata per mete più ambite, spesso all’estero. A fare la propria parte sono stati anche i bonus turismo.


Turismo, agosto da 35 milioni di presenze in spiaggia. Cna: "Primo passo verso l'auspicata ripresa"

Dall’indagine di CNA Turismo emerge che la palma di regione dalle spiagge più ambite è stata la Puglia. Gallipoli e tutto il Salento, le Isole Tremiti, Vieste le località pugliesi più accorsate. Dietro la Puglia due mete tradizionali del turismo balneare: Toscana ed Emilia-Romagna rispettivamente. In Toscana le località più frequentate sono risultate Viareggio, Forte dei Marmi, l’Isola d’Elba e Punta Ala. In Emilia-Romagna: Rimini, Riccione, Milano Marittima, Cervia, i lidi ferraresi. A ridosso del trio di testa si piazzano Sardegna, Lazio e Campania. Purtroppo il successo della Sardegna è stato minato dal comportamento sconsiderato di una minoranza molto limitata di turisti, non locali, disattenti alle regole. Al contrario, il rispetto delle regole ha contribuito a determinare quasi dappertutto il successo delle spiagge nazionali. La graduatoria scorre con Marche, Veneto, Calabria, Sicilia, Liguria, Friuli-Venezia Giulia, Abruzzo, Basilicata e Molise.

Dovunque, però, l’effervescenza turistica è risultata molto significativa. In controtendenza rispetto alla quasi generalità italiana, in alcune località si è rilevata anche una forte presenza di turisti stranieri. E’ il caso di Jesolo, in Veneto, dove il riscontro è stato nel complesso da tutto esaurito, o quasi. E dove a fare la differenza sono stati proprio i turisti stranieri (di lingua tedesca in particolare) che hanno sfiorato il 50% dei villeggianti.                         



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